Iran, Bremmer: “Con ritiro Usa da accordo conflitto militare più probabile”  

Scritto da il 8 maggio 2018

Iran, Bremmer: Con ritiro Usa da accordo conflitto militare più probabile

Ian Bremmer (Foto Richard Jopson)

Pubblicato il: 09/05/2018 20:04

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano rafforzerà i falchi a Teheran, rendendo “più probabile un conflitto militare”, indebolirà ulteriormente il multilateralismo, infiammerà ancora le tensioni tra l’Iran e Israele, mentre con la decisione di reimporre le sanzioni per gli alleati europei sarà difficile rispettare i termini dell’intesa. Ian Bremmer, fondatore e presidente del think tank Eurasia Group, riassume in questi termini con l’Adnkronos le conseguenze dell’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul ritiro dall’accordo nucleare.

Una decisione che “avrà sul multilateralismo a guida Usa un impatto negativo ben più grande di ogni altra decisione di politica estera presa fin qui”, avverte il politologo americano, in riferimento al ritiro nei mesi scorsi degli Stati Uniti dal trattato sul clima e dal Trattato di libero scambio con i Paesi del Pacifico. E che “renderà difficile per gli europei rispettare i termini dell’accordo con l’Iran: anche se dicono che ci proveranno”, sottolinea Bremmer. “Le sanzioni secondarie degli Stati Uniti” contro i Paesi che faranno affari con Teheran “saranno un problema significativo per loro”.

Senza contare, continua il politologo, autore dell’ultimo “Us vs Them: tha failure of globalism”, che tutto questo “rafforzerà i falchi in Iran, in un miomento in cui il presidente moderato Hassan Rohani è già in difficoltà”. “Un conflitto militare diventa dunque più probabile”, avverte Bremmer, che però riesce a vedere un lato positivo: “La buona notizia è che la decisione di Trump sull’Iran non avrà grande impatto sul summit con la Corea del Nord: entrambe le parti non si fidano per nulla tra di loro, dunque il ritiro dall’accordo non cambia niente” nel loro atteggiamento.

L’annuncio di Trump è arrivato dopo che nelle settimane scorse erano stati in visita a Washington, in un estremo tentativo di convincerlo a restare nel Jpcoa, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson. Perché non ci sono riusciti? “Perché al presidente non importa molto degli alleati e delle loro preoccupazioni – replica il politologo – Non vede il bisogno di starli a sentire. Voleva un accordo più duro per l’Iran, cosa che sarebbe stata difficile (per gli europei) anche se Trump avesse concesso più tempo o avesse incaricato le persone giuste. Non ha fatto né l’uno né l’altro e una volta che Rex Tillerson e Hr McMaster sono stati sostituiti da Mike Pompeo e John Bolton era solo questione di tempo”.

Quanto alle conseguenze per la regione, Bremmer prevede “più scontri per procura tra l’Iran e l’Arabia Saudita ed i regimi sunniti in Medio Oriente, ancora maggiori tensioni tra Iran e Israele e prezzi del petrolio più alti che favoriranno i produttori della regione. In sintesi, una regione già infiammabile lo diventerà ancora di più”.


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