“Mi chiamava schiava”, procuratore caso Weinstein sotto accusa  

Scritto da il 8 maggio 2018

Mi chiamava schiava, procuratore caso Weinstein sotto accusa

Michelle Manning Barish e Tanya Selvaratnam (Afp)

Pubblicato il: 09/05/2018 12:55

“Gli schiaffi sono iniziati dopo che ci siamo conosciuti. All’inizio era come se mi stesse mettendo alla prova. Non era un gioco sessuale. Era un comportamento offensivo, umiliante e minaccioso”. Inizia così il racconto di Tanya Selvaratnam, una delle donne che hanno rivelato al New Yorker gli abusi e le minacce subite da parte di Eric Schneiderman, il procuratore generale di New York, dimessosi ieri dopo la pubblicazione dell’inchiesta firmata da Ronan Farrow.

Tanya è una delle quattro donne intervistate dal magazine newyorkese e la sola, assieme a Michelle Manning Barish, ad aver fornito la propria identità. Nell’intervista le due hanno affermato di essere state picchiate da Schneiderman mentre avevano una relazione con lui. “Da favola si è trasformata in un incubo” ha detto Tanya, che di professione fa l’autrice. Schneiderman “era ossessionato dall’avere un rapporto a tre – spiega – mi aveva detto che il mio compito era trovare una donna”.

Stando al racconto della donna, lui le chiedeva di chiamarlo “padrone“, minacciando che l’avrebbe presa a schiaffi se si fosse rifiutarla di farlo. Selvaratnam, che è nata in Sri Lanka e ha la carnagione scura racconta, che Schneiderman iniziò a chiamarla “schiava nera“, ripetendole che era “di sua proprietà”.

E Selveratam ha anche riferito di sospettare che il procuratore l’abbia fatta seguire e abbia messo i suoi telefoni sotto controllo. Entrambe le donne non si sono rivolte alla polizia ma sarebbero andate all’ospedale dopo gli episodi di violenza. In una prima dichiarazione il procuratore si era difeso affermando che si trattava di “giochi di ruolo nell’ambito di relazioni sessuali consensuali”, spiegando di non aver “aggredito nessuno” e di non avere “mai avuto relazioni sessuali non consensuali”.

Quanto alle accuse, Schneiderman le ha contestate fermamente, definendole “gravi”. “Sono state fatte contro di me – ha spiegato prima di lasciare l’incarico – anche se sono non collegate alla mia attività professionale, queste mi impedirebbero di guidare l’attività di questo ufficio”.

Senatore dello stato di New York dal 1998 al 2010, Schneiderman era diventato il 65esimo attorney general di New York nel 2011. Rieletto nel 2014, il procuratore, come già da senatore, si era sempre mostrato un paladino delle cause per la difesa delle donne. E lo scorso febbraio aveva avviato una causa contro Harvey Weinstein, l’ex produttore di Hollywood accusato di molestie e violenze sessuali nello scandalo che lo scorso anno ha dato inizio al movimento del #metoo.


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