Infanzia: solo un bambino su quattro frequenta l’asilo nido  

Scritto da il 11 maggio 2018

Infanzia: solo un bimbo su quattro frequenta l'asilo nido

Il convegno sul’infanzia

Pubblicato il: 12/05/2018 19:08

Solo un bambino su quattro frequenta in Italia l’asilo nido. E’ uno dei dati emersi oggi durante il convegno nazionale ‘Narrare le infanzie’ in corso a Palermo fino a domani. “Alla base del confronto di questi giorni a Palermo, ci sono le differenze che costellano il Paese sul fronte dei servizi educativi, marcando le distanze tra Nord e Sud. Distanze che oggi anche Save the children ha ricordato nel suo rapporto”, ha detto l’assessora al Comune di Palermo Giovanna Marano intervenendo al convegno in corso fino a domani. “Oltre ai numeri – ha continuato Marano – ci sono però le esperienze e le storie che si attivano sul territorio per colmare questo gap. Essere tutti insieme a Palermo è volere mettere in evidenza lo sforzo di tanti operatori e provare a fare massa critica perché sull’infanzia e contro le povertà educative ci sia un’attenzione politica a tutto campo e che sia raccolta dalle Regioni”.

Questi i numeri del secondo giorno dell’evento ‘Narrare le infanzie’, cominciato ieri all’università di Palermo e che si concluderà domani con una plenaria al teatro Politeama: oltre settecento partecipanti, cinque tavoli di lavoro, trenta relatori tra educatori, pedagogisti, esperti, amministratori locali.

Tra i dati emersi oggi di particolare interesse quelli messi in evidenza da Aldo Fortunati, direttore dell’area educativa dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, struttura che per conto del governo nazionale si occupa di monitorare e studiare le politiche dell’infanzia. “Abbiamo appena completato il monitoraggio del sistema nazionale dei servizi per i bambini e le bambine da zero e sei anni – ha spiegato – Uno studio che evidenzia che, in media, solo un bambino su quattro frequenta un nido. Inoltre, la situazione nella fascia 0-3 è molto diversificata nel Paese. In alcune regioni del centro-nord un bambino su tre va al nido mentre nel meridione meno di uno su dieci ha la stessa opportunità. Bisogna lavorare per creare un sistema diffuso ed equilibrato in tutta Italia. Un diritto di tutti i bambini e di tutte le bambine non può essere condizionato dal luogo in cui si nasce. Speriamo che i nostri dati aggiornati servano a costruire l’attuazione equilibrata della riforma di questo settore educativo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la relazione di Aldo Cerini, componente della Commissione ministeriale 0/6. “Non sarà facile concretizzare la riforma del sistema educativo 0/6 – ha affermato – perché attualmente l’offerta educativa è divisa in strutture molto diverse in un Paese dalle tante sfaccettature. I nidi destinati alla fascia 0/3, esperienza che ha grande valore educativo e pedagogico, oggi sono frequentati solo dal 23% dei bimbi. E tra l’altro con grandi oscillazioni che vanno dal 50% di utenza in alcune città del nord al 5% di alcune città del sud. I nidi hanno un costo molto elevato per i Comuni e per i privati riconosciuti, questo si traduce in una spesa troppo alta per i genitori. Gli investimenti pubblici previsti dal decreto 65, dunque, devono avere una priorità: abbattere le rette di iscrizione ai nidi per favorire l’accessibilità delle famiglie al servizio, soprattutto di quelle più in difficoltà”. Diversa la situazione delle scuole dell’infanzia per i bambini da tre a sei anni, che hanno tradizione molto più antica. “Oggi sono frequentate dal 95% dell’utenza complessiva – ha specificato Cerini – e l’obiettivo è di arrivare al 100%. Il 60% sono statali, il 10% comunali e il resto sono private. Qui il problema è garantire una buona qualità a tutte le strutture, a prescindere da quale tipo di gestione abbiano”.

“La regione Sicilia, ma anche Calabria e Campania, hanno fortissime criticità sulla fascia educativa 0-3. Sono tutte regioni che coprono meno del 10% dell’utenza mentre l’Europa ci chiede di allinearci al 33%. La Sicilia, poi, ha un altro primato negativo: è la regione con il più alto numero di scuole dell’infanzia con orario antimeridiano, cioé che non garantiscono l’orario fino a metà del pomeriggio. Qualche migliaio di persone potrebbero trovare occupazione implementando il servizio. In generale, ci sono molti sforzi ancora da fare, a tutti i livelli, per incrementare i servizi nell’educazione dell’infanzia”.

Tra le relatrici anche Arianna Saulini, di Save the children, organizzazione che oggi ha presentato il suo Rapporto sulla povertà educativa. “Abbiamo aggiornato l’indice sulla povertà educativa nelle nostre regioni – ha detto – e in Italia permane un grosso divario tra il nord e il sud del Paese con quattro regioni che sono il fanalino di coda, tra cui proprio la Sicilia. Per questo a Palermo la nostra organizzazione è presente con propri centri in due quartieri, allo Zen e alla Zisa, in collaborazione con i partner locali. Qui abbiamo avviato “Punti luce”, destinati a giovani dai 6 ai 16 anni, e spazi mamme, destinati alla fascia 0/6”.

A tirare le somme della giornata di studi è stata Nice Terzi, presidente del gruppo nazionale Nidi e infanzia. “Siamo molto contenti della massiccia partecipazione all’evento che ha superato tutte le nostre aspettative. Ieri, giorno di apertura del convegno, è stato molto interessante ascoltare il confronto tra i servizi educativi offerti dalla città di Palermo e quelli di Milano. Oggi abbiamo esaminato anche i modelli organizzativi di Torino e Bologna in uno scambio di esperienze e riflessioni molto utile. Palermo città dell’accoglienza è un esempio per tutti noi ed è per questo che abbiamo scelto di tenere il nostro XXI convegno biennale proprio qui”.


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