E’ morto Tom Wolfe  

Scritto da il 14 maggio 2018

E' morto Tom Wolfe

(Afp)

Pubblicato il: 15/05/2018 17:48

E’ morto all’età di 87 anni lo scrittore e saggista americano Tom Wolfe. Secondo quanto riferisce il sito del ‘Guardian’, citando l’agente dello scrittore Lynn Nesbit, Wolfe è morto ieri in un ospedale di Manhattan dove era stato ricoverato per un’infezione. Considerato il padre del ‘new journalism’, Wolfe, al secolo Thomas Kennerly Wolfe Jr., era nato a Richmond il 2 marzo 1931. Tra i suoi libri, pubblicati in Italia da Mondadori, ‘Il falò delle vanità’, ‘Un uomo vero’, ‘Io sono Charlotte Simmons’, e ‘Le ragioni del sangue’.

Autore oltre che di romanzi anche di saggi, tra i quali ‘L’Acid Test al Rinfresko Elettriko’ (Feltrinelli) e ‘La bestia umana’ (Mondadori), Wolfe esordì come giornalista nel 1957 presso lo ‘Springfield Union’, per approdare tre anni dopo al ‘Washington Post’ e nel 1962 al ‘New York Herald Tribune’, collaborando anche con la rivista ‘Esquire’. A lui si devono molti neologismi ormai entrati nell’uso comune, tra i quali ‘radical chic’.

Insignito di diversi premi tra i quali il ‘Dos Passos Prize’ e il ‘Jefferson Lecture in the Humanities’, quest’ultimo è il maggior riconoscimento che il Governo degli Stati Uniti conferisce per particolari traguardi raggiunti nelle discipline umanistiche, Wolfe nel 1987 pubblicò il suo romanzo di maggior successo, pubblicato in Italia con il titolo ‘Il falò delle vanità’, dal quale è stato realizzato l’omonimo film di Brian De Palma con Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith e Morgan Freeman.

LO CHIC RADICALE – E’ il titolo di un saggio-racconto di Tom Wolfe che apparve per la prima volta nel maggio del 1970 sul “New York Magazine” e lo scandalo fu enorme. Lo scrittore metteva alla berlina quegli ambienti radical-chic descrivendo una serata mondana a New York all’insegna di “invita una Pantera Nera al cocktail”. E quella la data in cui comparve il neologismo “radical chic” destinato a controversa fortuna mondiale.

Qualche settimana dopo l’apparizione del testo fulminante di Wolfe, “Time” così commentò la cronaca-satira: “E’ un esempio, tutto sommato, di sociologia pop: ovvero la descrizione dell’improvviso entusiasmo dei Mondani per i propri Nemici (Pantere Nere, attivisti sindacali, eccetera) che ricevono ormai regolari inviti ai loro cocktail”.

Wolfe non si limitava a narrare quella serata, ma descriveva con humour la particolare nevrosi dello Chic Radicale nel quale il rispetto rigoroso (e costoso) delle mode e delle convenzioni del suo ambiente convive con la Buona Coscienza Progressista e con la “nostalgie de la boue”, cioè con l’impulso a identificarsi con quelli che immagina siano i problemi e lo stile di vita rude e vitale delle classi inferiori.

In Italia “Lo Chic Radicale” fu tradotto dall’editore Rusconi, all’epoca considerato di destra, nel 1973. Nello stesso volume fu pubblicato la cronaca-racconto “Mau-mauizzando i Parapalle”, in cui descriveva le tecniche adottate dai giovani bianchi contestatori americani per terrorizzare i funzionari del “poverty program” e strappare loro somme rilevanti senza offrire alcuna garanzia. Insomma, una forma raffinata di terrorismo psicologico.

BIANCO – Lo scrittore Norman Mailer, con una ferocia forse non disinteressata, insinuò che ci fosse “qualcosa di stupido in un uomo che indossa sempre un vestito bianco a New York”. Ma Tom Wolfe non si è mai curato di questi giudizi “scontati”: ha continuato imperturbabile a vestire come l’ultimo dandy sudista e a infischiarsene degli altri scrittori americani, tanto e più celebri di lui.


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