Altomonte (Bocconi), spread ‘giochino’? Se sale fa male a tutti 

Scritto da il 15 maggio 2018

Altomonte (Bocconi), spread 'giochino'? Se sale fa male a tutti

Carlo Altomonte

Pubblicato il: 16/05/2018 18:27

Lo spread che sale un ‘giochino della grande finanza’? “Spero che Matteo Salvini sappia di cosa parla”, obietta Carlo Altomonte, professore di economia politica dell’Università Bocconi di Milano, dopo che il leader della Lega, alle prese con la risalita del differenziale tra Btp e Bund come reazione alla bozza del contratto di Governo con il M5S, ha minimizzato parlando del ‘ritorno del trucchetto dello spread’. “Il problema è che questa cosa la paga la gente comune che lui dice di voler tutelare: più è alto il costo del finanziamento del debito più è complicato pagare pensioni, sanità, medicine”, dice il docente in un’intervista all’Adnkronos, ripensando alla Grecia durante la crisi, quando gli ospedali non riuscivano a rifornirsi di medicine perché le aziende farmaceutiche non facevano più credito.

Chiedere alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito sembra al professore più uno “scherzo” che altro, o forse “un esperimento“. Ad ogni modo, sostiene, “i mercati oggi hanno mandato un segnale, non hanno gradito questa sorta di esperimento: adesso mettono in discussione la loro ipotesi, ossia che 5 Stelle e Lega al Governo si sarebbero responsabilizzate”, Al momento, non si vede ancora “niente di preoccupante, ma ci deve far riflettere sul fatto che non sono compiacenti: l’Italia è uno dei più grossi debiti pubblici al mondo”.

Il problema di questo debito da rifinanziare continuamente è che la Bce è solo uno – e neanche il più grande – dei creditori. Il resto sono le banche italiane, le banche straniere, i fondi di investimento e le famiglie italiane.

Poi, per com’è fatto il Qe, “i titoli di Stato comprati dalla Bce sono in pancia alla Banca d’Italia per l’80%”. Il ragionamento della bozza del Contratto M5S-Lega (poi smentito, ndr) è: se sono in pancia a un’istituzione italiana perché non li cancelliamo? “Ma questo – spiega Altomonte – è vietato dall’articolo 123 del trattato di Maastricht: cancellarli vuol dire finanziare direttamente il debito italiano. Ha poco senso voler fare questo e poi restare nell’euro. Le due cose sono incompatibili”.

Non si possono poi ignorare le banche italiane, che possiedono circa 295 miliardi di Titoli di Stato, secondo gli ultimi dati di Bankitalia. “Se questi titoli diventano più rischiosi, le banche ci perdono in valore di attivo in portafoglio e per loro diventa più costoso finanziarsi sul mercato interbancario e quindi fanno meno credito all’economia”. Il rischio è che “gli eletti per tutelare il ceto medio massacrato dalla globalizzazione alla fine li costringano a tassi di interesse più alti e meno credito. Non mi sembra che sia nel loro mandato”.

Detto questo, secondo il professore, “chi vince deve governare, è giusto che lo facciano, ma ci sono problemi che non permettono improvvisazioni: gli slogan sono finiti e così anche la facile demagogia”. Il rischio, secondo Altomonte, è che la politica italiana cada in uno stato di perenne ‘brinkmanship’. La parola americana indica “la capacità di un politico di stare sempre sul ciglio di un burrone, rinfocolando la base e consolidando la sua presa sul potere”. Alla fine, il rischio è che “a stare sempre sul ciglio del burrone si rischia di scivolare: è giusto che la gente lo capisca”.


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