Tim, al via cassa integrazione per 3-4mila persone 

Scritto da il 16 maggio 2018

Tim, al via cassa integrazione per 3-4mila persone

(Afp)

Pubblicato il: 17/05/2018 12:32

Tim annuncia la presentazione al ministero del Lavoro e alle rappresentanze sindacali di un progetto di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale. Ne dà notizia una nota dell’azienda che spiega come “tale progetto verrà analizzato e discusso con le organizzazioni sindacali nell’auspicabile prospettiva di pervenire ad un accordo in tempi rapidi”. La cassa integrazione riguarderà 3-4 mila persone.

Tim, ricorda la nota, ha avviato fin dal mese di gennaio 2018 un confronto con le organizzazioni sindacali per individuare le misure a sostegno del piano industriale DigiTIM e in particolare definire un piano organici coerente con le finalità e i target annunciati.

“Malgrado le numerose occasioni di approfondimento congiunto e le disponibilità manifestate dall’azienda ad un costruttivo e risolutivo confronto, non è stato possibile raggiungere una soluzione condivisa e adeguata alle sfide di trasformazione dell’azienda; sfide imprescindibili per rispondere efficacemente ai cambiamenti tecnologici e produttivi imposti dal mercato” sottolinea Tim.

“La necessità di salvaguardare gli obiettivi industriali, unitamente alle esigenze di sostenibilità economica ed organizzativa dei livelli occupazionali, rendono quindi inevitabile” da parte di Tim l’avvio della procedura per la Cigs.

L’annuncio ai sindacati da parte di Tim dell’imminente avvio della cassa integrazione per 3-4 mila persone dimostra, se ancora ce n’era bisogno, la necessità di poter contare sulla garanzia imprescindibile per qualsiasi vertenza di un nuovo governo” dichiara il segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, sottolineando come “trattandosi di un asset così strategico e anche di un procedimento che coinvolgerà un numero massiccio di lavoratori, non esiste una garanzia migliore di un nuovo governo nel pieno delle sue prerogative e dei suoi poteri”.

“Un esecutivo in scadenza e quindi operativo solo per l’ordinaria amministrazione non può esercitare alcuna pressione, fornire alcuna garanzia né – prosegue – rappresentare un deterrente per investitori che potrebbero non avere naturalmente in cima alle proprie priorità l’interesse nazionale e anche, anzi soprattutto, quello del mantenimento e della difesa degli interessi nazionali”.


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