Toscana: in vendita castello di Brunelleschi, vi soggiornarono tre papi  

Scritto da il 22 maggio 2018

In vendita castello di Brunelleschi in Toscana

Il castello di Brunelleschi in vendita in Toscana (foto Lionard Luxury Real Estate)

Pubblicato il: 23/05/2018 13:52

Progettato da Filippo Brunelleschi durante i primi anni della costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, costruito nel 1424 e appartenuto alla famiglia Pucci, è in vendita adesso il grande castello immerso nella campagna toscana alle porte di Firenze. La proprietà, oltre al maniero che ha ospitato ben tre papi, Leone X, Clemente VII e Paolo III Farnese, comprende anche 25 case coloniche e un borgo con una villa settecentesca per un totale di 35 mila mq di interni e 1.200 ettari di terreni, è in vendita da Lionard Luxury Real Estate.

L’edificio sorge a Castelfiorentino, alle porte del capoluogo toscano, e si presenta con quattro torri angolari e le mura merlate percorribili per tutto il perimetro. In ottime condizioni di manutenzione, è “una delle più prestigiose proprietà mai avute in vendita”, afferma Dimitri Corti, presidente della Lionard Luxury Real Estate. La conferma che il castello sia stato progettato da Filippo Brunelleschi si deve al professor Massimo Ricci, uno dei maggiori esperti al mondo dell’architettura brunelleschiana.

Tra gli inizi del 1400 e il 1446, anno della sua morte, Filippo Brunelleschi è incaricato dalla Repubblica Fiorentina di progettare e costruire fortificazioni militari nei territori attorno alla città di Firenze, nonostante che sia impegnato nel cantiere della Cupola del Duomo di Firenze. Brunelleschi è l’unico esperto di fortificazioni militari attivo in quegli anni. Nello stesso periodo, anche i signori delle grandi ville-castello di campagna sono costretti a fortificare le loro dimore con imponenti cerchie murarie dotate di torri, merlature e altri dispositivi per difendersi dagli attacchi dei nemici. E proprio a Filippo Brunelleschi fu affidata la progettazione e la conduzione dei lavori di una di queste ville – castello nei pressi di Firenze, di proprietà della famiglia fiorentina dei Pucci, del tutto simile alla celebre Villa medicea della Petraia, quest’ultima già attribuita al grande architetto da tempo.

Molti sono i motivi che hanno portato ad attribuire questo castello al Brunelleschi, tra questi che l’edificio sia interamente costruito in mattoni, con la stessa ‘tecnologia’ impiegata nella Cupola. Negli anni in cui viene edificato il castello, Brunelleschi abbandona l’utilizzo della pietra nella costruzione della Cupola del Duomo di Firenze e inizia ad adoperare i mattoni. In questo castello la perfezione nell’utilizzo dei mattoni è spinta a tal punto che strutture architettoniche normalmente realizzate in pietra sono state sistematicamente costruite con questo materiale. Nessun altro in quegli anni, se non Brunelleschi, poteva essere in grado di fare una cosa del genere.

Non solo, all’interno del castello ci sono numerose opere architettoniche (portali, finestre, peducci, arredi) tutte realizzate in perfetto stile brunelleschiano. Agli inizi del 1400, con lui ancora vivente, nessuno sarebbe stato in grado di copiarle. La prova definitiva, secondo lo studioso, è uno strano ballatoio che poggia su un sistema di mezze volte che non potrebbe stare in piedi e avrebbe dovuto collassare su se stesso. Uno dei dispositivi impossibili del grande Brunelleschi, che solo lui poteva concepire e realizzare. Di notevole importanza è anche la notizia che il fratello dell’allora proprietario del castello, Giovanni di Antonio Pucci, fosse fornitore di calce e sabbia per la costruzione della Cupola del Duomo: questo dimostra come esistesse un contatto diretto tra la famiglia Pucci e il Brunelleschi, che come è risaputo controllava di persona la qualità e i costi di tutti i materiali utilizzati in questa grande impresa.

Oltre ai tre papi, altri grandi personaggi hanno visitato questo luogo: da Lorenzo Il Magnifico al Granduca di Toscana Ferdinando III e il Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Nel 1944 il castello fu utilizzato come comando militare dal Generale Mark Clark durante le operazioni di liberazione dell’Italia.


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