La tragica scalata di Cambi e Cichetti sul Gran Sasso  

Scritto da il 26 maggio 2018

La tragica scalata di Cambi e Cichetti sul Gran Sasso

Pubblicato il: 27/05/2018 11:44

La drammatica vicenda di Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti che nel febbraio 1929 tentarono la prima salita invernale della cresta Sud del Corno Piccolo del Gran Sasso e persero la vita per sfinimento e assideramento. A raccontare la loro storia in un libro è il teramano Pasquale Iannetti, guida alpina, nota alle cronache come “la Cassandra dell’Hotel Rigopiano” per aver segnalato venti anni fa la possibilità di valanghe nell’area di Rigopiano, rivelazioni che sono riemerse dopo il 18 gennaio dell’anno scorso quando si consumò la tragedia nella quale morirono 29 persone.

“Febbraio 1929 l’ultima ascensione di Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti” (Artemia Nova editrice) è un volume corposo ricco di documenti, aneddoti e fotografie d’epoca, in cui Iannetti, scrive un reportage dopo più di sei anni di attente e meticolose ricerche, ricostruendo la vicenda grazie anche al diario dei due giovani, ritrovato nel loro zaino dopo vari giorni.

In copertina colpisce l‘autoscatto (oggi si direbbe il selfie) di Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti, seduti in cima alla montagna, nella neve, in abiti sicuramente inadeguati per le temperature rigidissime che dovettero affrontare. La fatica si legge nei loro sguardi, un sorriso appena accennato.

E colpisce anche il fatto che, nonostante la giovane età, i due possedevano una macchina fotografica, un privilegio da ricchi per l’epoca. Il libro è anche uno spaccato della vita dei due giovani romani, provenienti di famiglie benestanti legate al Fascismo. I due alpinisti erano soci della SUCAI di Roma, la sottosezione Universitaria del CAI, del quale facevano parte anche Giovanni Enriques, Edoardo Amaldi, Ninetta De Angelis e Giancarlo Canavesio, i fisici di via Panisperna che, amici dei due sfortunati alpinisti, si recarono sul posto partecipando ai soccorsi.

Il racconto di Iannetti ripercorre la cronaca di quella sfortunata impresa con Cambi e Cicchetti bloccati a poca distanza dalla vetta, dal freddo intenso e dalle proibitive condizioni della neve, particolarmente abbondanti quell’anno, tanto da costringerli a tornare al rifugio Garibaldi per il Passo del Cannone dove rimasero a causa di una tormenta di neve, senza l’adeguato equipaggiamento, al freddo, semi assiderati e senza viveri. Dopo tre giorni di maltempo, durante i quali cadde un’enorme quantità di neve, ridotti allo stremo, i due tentarono una disperata discesa in direzione del paese di Pietracamela.

Il corpo di Paolo Emilio Cichetti fu rinvenuto il 18 febbraio a 3 chilometri da Pietracamela dalle squadre del soccorso guidate da Ernesto Sivitilli. Le ricerche di Mario Cambi si spostarono in alto. Il corpo di Mario Cambi, già composto dal compagno, fu ritrovato il 25 aprile presso la riva del Rio Arno in località Peschio Ricciuto. “Non sono uno scrittore, la mia professione è ben altra, – scrive Pasquale Iannetti – ma la passione per le nostre magnifiche Terre Alte e l’amore di verità mi hanno spinto a questa impresa più difficile di mille scalate!”.


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