I motivi del panico in Borsa  

Scritto da il 29 maggio 2018

I motivi del panico in Borsa

(Fotogramma)

Pubblicato il: 30/05/2018 16:16

di Vittoria Vimercati

Non c’è solo sfiducia, ma anche algoritmi, automatismi e nuove posizioni corte aperte sull’azionario e sull’obbligazionario italiano tra i motivi della fuga disordinata e del panico visto sulla Borsa di Milano nelle ultime cinque sedute. Oggi il Ftse Mib corre, ma il rialzo è frutto più che altro di ricoperture e rimbalzi tecnici. Secondo esperti di trading contattati dall’AdnKronos, i movimenti vorticosi degli ultimi giorni, destinati a continuare finché non ci sarà un Governo, non sono dovuti a un timore generalizzato per il debito e i fondamentali economici dell’Italia, tra l’altro in decisa ripresa da quasi un anno. Sono, bensì, anche frutto di operazioni speculative di grandi fondi per lucrare – e allo stesso tempo proteggersi – dalla crisi politica e dal deficit comunicativo degli ultimi giorni.

Ma andiamo con ordine. Intanto, cosa significa posizione corta? E’ una scommessa al ribasso, aperta mediante la vendita allo scoperto, che permette un guadagno finanziario nel caso in cui il prezzo di un titolo scenda a un determinato livello. Delle posizioni corte si può conoscere la quantità di azioni di una certa società per cui si è ‘shortato’ rispetto alla sua capitalizzazione complessiva. La Consob offre un elenco aggiornato quotidianamente: a ieri, 29 maggio, avevano aggiornato il giorno prima le loro posizioni corte sui titoli italiani – soprattutto bancari – grandi investitori come Viking Global, Engadine Partners, Marshall Wace, Lansdowne Partners, Pdt Partners, Alvento Capital Partners, Kairos e Pictet Asset Management.

In realtà, gli stessi movimenti sono aumentati durante tutto il mese di maggio e soprattutto nelle ultime due settimane, con l’attivismo, in particolare, di Aqr Capital, BlackRock e del fondo Bridgewater, che ha scommesso al ribasso su titoli ad alta capitalizzazione, come Eni ed Enel. Segno, fanno notare dalle sale operative, della ‘serietà’ dei giochi speculativi, perché vendite su titoli più capitalizzati sono più rischiose ma rendono di più. Diverso è il discorso delle posizioni corte sull’obbligazionario per le quali, si apprende sempre, non c’è nessun obbligo di comunicazione. “Sicuramente la speculazione ribassista in questi giorni ha pesato parecchio. Diciamo che in generale sull’azionario italiano c’erano posizioni aperte e sappiamo che buona parte del ribasso è dovuta alle uscite di grandi investitori internazionali”, conferma all’Adnkronos Giuseppe Sersale, analista di Anthilia Capital Partners Sgr.

I Titoli di Stato italiani, che sono molto liquidi, “offrono un panorama perfetto per shortare”. Attitudine alla base del fortissimo panic selling di ieri che ha portato il differenziale con i Bund tedeschi ad allargarsi di 70 punti base in poche ore. Oggi, le aste di Btp sono andate bene, ma con un fortissimo rialzo dei rendimenti. Nel caso dei titoli a cinque anni, ad esempio, è stato assegnato il massimo in offerta (1,75 miliardi) ma con un rendimento volato al 2,32%, 175 punti in più rispetto all’ultima asta. “Segno che ci sono state delle ricoperture: in questi casi, quando gestori e fondi contabilizzano un buon profitto, ricoprono la loro posizione comprando”. Lo stesso principio alla base dei rimbalzi sulla Borsa di Milano.

“Il peso della vendita di posizioni è stato impattante e significativo in questi giorni”, afferma a sua volta Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Am Sim, che lo vede in particolare sui future dei Btp a dieci anni, che il mercato prende come riferimento per il calcolo dello spread tra Btp e Bund tedeschi. “Questi movimenti da un lato sono uno strumento speculativo: un modo veloce e comodo – dice – per portare a casa guadagni in casi di alta volatilità.

Dall’altro lato, sono uno strumento tecnico di protezione dal rischio“. Insomma, “se nel mio portafoglio ho tanti Btp e ritengo che ci sia un rischio che il prezzo dei miei titoli scenda vendo future al ribasso sui miei Btp e mi copro da questo rischio di discesa”.

Poi, c’è l’altro aspetto, quello degli automatismi dell’algo-trading, che programmano gli scambi sulla base di alcuni avvenimenti. Sistemi di questo tipo si muovono in massa e sono tarati per reagire alla massima perdita accettabile oppure agli aumenti della volatilità sui titoli e sugli indici. “E’ quasi certo che abbiano già impattato sulle Borse nei giorni scorsi con chiusure di posizioni o apertura di posizioni corte. Il grosso impatto di questi sistemi c’è – spiega Allegri – quando aumentano volatilità e incertezza“. Dunque, è sicuro che le oscillazioni continueranno anche nei prossimi giorni.

Un fattore da non dimenticare, poi, è che l’esposizione sul mercato obbligazionario e azionario italiano nei primi mesi dell’anno è stata molto forte e molto positivo. Tanto che almeno fino al 4 marzo quella di Milano era la Borsa migliore dell’Eurozona. “Le discese che abbiamo visto sono state facilitate dal fatto che molte posizioni fossero in utile rispetto all’inizio dell’anno sul mercato italiano, quindi qualcuno ha colto l’occasione per prendere il suo beneficio oppure si è spaventato chiudendo le posizioni”. Con la giornata di ieri, il saldo del Ftse Mib rispetto all’inizio del 2018 era a -0,6%, quindi tutti guadagni sono stati azzerati.

Per l’obbligazionario è ancora peggio: rispetto ai prezzi di inizio anno, la variazione è – 8%, calcola Allegri. “Un evento straordinario: difficilmente si assiste a variazioni così marcate. Le conseguenze le vedremo nelle prossime settimane, quando semplici risparmiatori inizieranno a vedere nei loro rendiconti trimestrali performance negativi che in alcuni casi non avevano mai visto in precedenza”. A quel punto dovranno scegliere, se vendere o mantenere i Btp in portafoglio, per non materializzare la perdita, ma con il rischio che aumenti. Dilemma difficile da valutare per tutti, professionisti e non.


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