Pd all’attacco 

Scritto da il 29 maggio 2018

Pd all'attacco

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Pubblicato il: 30/05/2018 06:48

In piazza e in Parlamento, per una volta in versione unitaria. Il Pd cerca di giocare all’attacco nella fase più delicata per le formazione del nuovo governo, il premier designato Carlo Cottarelli ha rallentato ad un passo dal giuramento.

Maurizio Martina annuncia alla riunione del gruppo della Camera: “Penso sia opportuno che il Pd si astenga sul voto di fiducia alle Camere, evitando anche così ogni strumentalizzazione di sorta”. Una posizione che, all’assemblea di Montecitorio, non ha trovato opposizioni.

“Il Pd sostiene con piena convinzione l’operato del presidente Mattarella e la scelta di varare un governo neutrale che abbia come scopo fondamentale quello di portare in maniera ordinata il Paese alle elezioni anticipate”, ha spiegato il reggente. La scelta andrà formalizzata in un Direzione da tenere a breve, a ridosso del giuramento del nuovo governo.

COTTARELLI – Il punto è che, però, le quotazioni del governo Cottarelli sono state ‘ballerine’. Proprio mentre i dem, nella riunione del gruppo del Senato, decidevano di imprimere una accelerazione: “Si può votare entro fine luglio” ha spiegato il capogruppo Andrea Marcucci. Una direzione di marcia impressa con l’ok di tutte le anime del partito (da Andrea Orlando a Lorenzo Guerini, fino a Matteo Renzi) e che al Nazareno spiegavano così: “Perché farci rosolare da Salvini all’infinito? Se deve essere comunque voto, che lo sia al più presto possibile. Per noi cambia poco”.

La precipitazione degli eventi verso il voto (nella serata la frenata dal Quirinale che ha negato l’ipotesi di una rinuncia del premier incaricato) avrebbe un impatto non secondario sulle vicende dem. Perché il Pd si è già messo al lavoro sulla manifestazione dell’1 giugno che, simbolicamente, si terrà a piazza Santi Apostoli. Dove, per esplicita indicazione del Nazareno, sventoleranno bandiere tricolori e dell’Ue.

CAMPAGNA ELETTORALE – Un tema che il Pd ha intenzione di sviluppare nella prossima campagna elettorale con un “fronte anti-sfascisti” (copyright Matteo Renzi) da presentare agli elettori. L’ex segretario, da parte sua, ha chiarito: “Io stavolta gioco mediano, anziché centravanti”. A questo ‘fronte’, però, il Nazareno vorrebbe dare un taglio specifico. Ha chiarito un big Pd: “Non sarà a ad uno schieramento indistinto, una zattera di salvataggio per tutta la sinistra e con tutti dentro”. Per questo, si pensa ad un “fronte europeista” piuttosto che a qualcosa di simile all’Unione.

Ma è la leadership il tema sempre poco sviluppato tra i dem: una parte del Pd vedrebbe bene Paolo Gentiloni, un’altra Carlo Calenda. Quest’ultimo viene indicato da chi lo sostiene come “perfetto interprete di un fronte pro-Europa”. Sul primo, largamente sostenuto nel partito, potrebbe solo pesare l’ipotesi di un fallimento dell’operazione Cottarelli e di una ‘prorogatio’ della ‘prorogatio’ fino alle urne. Per adesso, però, è lo stesso Calenda ad indicare Gentiloni come ‘front man’ ideale per le prossimo elezioni.


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