Sopravvissute ad Auschwitz, la storia delle sorelle Bucci in un cartone  

Scritto da il 30 maggio 2018

Sopravvissute ad Auschwitz, la storia delle sorelle Bucci in un cartone

Pubblicato il: 31/05/2018 14:58

“Raccontare oggi, soprattuto ai ragazzi, quello che è stato il nazifascismo, la Shoah, è importantissimo, anche per i tempi brutti che stanno tornando, per i rigurgiti nazifascisti che ci sono in tutta Europa e purtroppo anche in Italia. Tutto questo ci spaventa. Chissà perché ogni volta che ci sono momenti di crisi si torna all’estrema destra”. A parlare all’Adnkronos è Tatiana Bucci, Tati, uno dei cinquanta bambini, fra i quasi 200mila deportati, sopravvissuti ad Auschwitz. Al suo fianco la sorella Andra, anche lei deportata a Birkenau la notte del 4 aprile 1944.

Oggi la loro storia, grazie alla collaborazione fra Miur, Rai e Larcadarte, è diventata il primo film d’animazione sulla Shoah, ‘La stella di Andra e Tati’, proiettato questa mattina per gli studenti delle scuole di Palermo presso il Centro sperimentale di Cinematografia, ai Cantieri culturali alla Zisa.

“Tutti hanno dimenticato – afferma Andra – ed è per questo che ricordare e raccontare è fondamentale”. All’Italia le due sorelle rimproverano “di non aver fatto i conti con il passato”. “Il fascismo non è stato diverso dal nazismo – sottolinea Tina – La Germania ha affrontato i suoi orrori, il nostro Paese no e quello che vorrei è che l’Italia lo facesse prima che tutti noi testimoni non ci fossimo più”.

Sono passati 74 anni eppure Andra e Tati ricordano perfettamente l’orrore di quei dieci mesi trascorsi nel campo di concentramento in Polonia. “Una delle cose positive di un bambino, rispetto a un adolescente, è che si adatta facilmente alle cose, non capisce la gravità di quello che gli accade intorno – dice Andra – Quando siamo arrivate ad Auschwitz avevamo 4 e 6 anni, non abbiamo capito quello che ci stava accadendo”. Il loro è un racconto che si intreccia, si completa.

“Non abbiamo fatto niente per sopravvivere – aggiunge Tati – E’ la vita che ha voluto fossimo qui. Nessuno poteva fare niente, neanche un adulto poteva fare niente. E’ il caso che lo ha voluto, lo stesso caso che ha fatto sì che quando siamo arrivate a Birkenau Mengele non avesse bisogno di tanti bambini per i suoi esperimenti, ma scambiandoci per gemelle ci ha comunque messo da parte”.

Sono solo una cinquantina, su circa 200mila bambini deportati, i piccoli che sono sopravvissuti ad Auschwitz. “La maggior parte delle volte i bambini e i vecchi non venivano neanche immatricolati, venivano immediatamente gasati” ricorda Tina.

I morti, i cadaveri “bianchi e nudi”, ad Auschwitz erano ovunque. “E’ dura anche per un bambino – afferma Tina – Quello che è successo lo abbiamo elaborato solo dopo, con gli anni. I morti li vedevamo tutti i giorni, non si moriva solo nelle camere a gas. I corpi venivano presi dalle baracche e portati in un’altra vicino alla nostra. Le porte erano sempre aperte e straripavano. Li vedevamo ogni giorno, erano li”.

Andra e Tatiana lasciarono Auschwitz il 27 gennaio 1945, quando i sovietici entrarono nel campo di concentramento. Meno di un anno dopo dal loro arrivo insieme alla nonna, la mamma, la zia e il cuginetto Sergio. La nonna venne subito uccisa in una camera a gas, Sergio fu portato ad Amburgo dove rimase ‘vittima’ degli esperimenti dei tedeschi sui bambini. Dovettero passare quasi due anni perché Andra e Tati ritrovassero i loro genitori.

“Non ho mai odiato i tedeschi ma ho sempre avuto molta paura: non avrei mai detto a un tedesco che sono ebrea – racconta Tati – Mi sono riconciliata con il popolo tedesco solo una trentina di anni fa, quando un giornalista tedesco fece di tutto per portare alla luce e raccontare la storia di nostro cugino Sergio e di tanti gli altri bambini”.


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