Il dossier sul tavolo  

Scritto da il 31 maggio 2018

Il dossier sul tavolo

(Afp)

Pubblicato il: 01/06/2018 19:19

Sarà quello delle nomine uno dei primi dossier che il nuovo governo, guidato da Giuseppe Conte, si troverà da subito sul tavolo. Una partita, che, rispetto allo scenario di pochi giorni fa quando all’orizzonte sembrava profilarsi un esecutivo tecnico di breve termine, torna ad allargarsi e ad assumere un più ampio respiro. Sul piatto, infatti, ci sono sì le scadenze più imminenti, previste dall’agenda delle prossime settimane, del rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti e della Rai ma sullo sfondo torna ad affacciarsi la grande tornata delle nomine delle grandi aziende pubbliche che avrà il suo clou nel biennio 2019-2020, che con esecutivo tecnico sarebbe stato un capitolo chiuso fin dal principio.

E’ il risiko che coinvolgerà i primari gruppi italiani, da Enel, Eni, Fincantieri a Poste, Leonardo, Enav, Mps passando per Terna, Mps, Snam, Italgas, che dovranno rinnovare i propri consigli di amministrazione. Un giro di poltrone che ‘scottano’ visto che ridisegnerà la geografia del potere economico del Paese. E’ stato calcolato che in gioco ci sono 350 incarichi tra consigli di amministrazione e collegi sindacali.

Ma, agenda alla mano, già nelle prossime settimane il governo dovrà affrontare il nodo delle nomine di due aziende di peso, Cassa Depositi e Prestiti e Rai. Per Cdp, i riflettori sono puntati su due date, quella del 20 giugno e del 28 giugno. Sono queste, infatti, le nuove scadenze comunicate, il 15 maggio scorso, da Cassa Depositi e Prestiti la cui assemblea era stata inizialmente fissata per il 23 maggio e il 20 giugno. Un rinvio che sarebbe stato chiesto dall’azionista di riferimento e legato proprio alla formazione del nuovo governo.

Si tratta di vedere quali scelte matureranno, già dai prossimi giorni, per il rinnovo del consiglio d’amministrazione della società, guidata dal presidente Claudio Costamagna e dall’amministratore delegato Fabio Galli. Un’azienda che riveste un ruolo sempre più cruciale e delicato in importanti partite industriali. Soltanto all’inizio di questa settimana, quando l’epilogo della crisi politica sembrava ancora lontano, per la soluzione del rebus delle nomine di Cdp venivano prospettate più soluzioni, come quella di una proroga per alcuni mesi degli attuali vertici o di lasciare l’assemblea aperta. Ma il nuovo ministro dell’Economia, azionista di Cdp potrebbe, invece, decidere un assetto più definitivo.

C’è poi il fronte caldo di Viale Mazzini. Con l’approvazione del bilancio fissata al 30 giugno, a norma di legge, il vertice della Rai guidato dal tandem Monica Maggioni-Mario Orfeo conclude il mandato. La procedura per il rinnovo è già partita e con la nuova legge la scelta del cda è rimessa al Parlamento. Ma l’indicazione del direttore generale e del presidente spetta al Governo.

Ad annunciare la sua candidatura a componente del nuovo cda della Rai è stato Michele Santoro. Due i punti chiave del suo programma: qualunque cosa produca il servizio pubblico, “si deve sapere quanto costa realmente”; il 40% della produzione del servizio pubblico deve andare a produttori indipendenti, fuori da logiche che vedono i giovani “strozzati da questa rete di interessi che governa i mezzi di comunicazione italiani”.

Intanto, i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Informazione hanno comunicato, nei giorni scorsi, di aver la riserva sulla candidatura per l’elezione del consigliere di amministrazione Rai espresso dai lavoratori: di Gianluca de Matteis Tortora, funzionario Rai “con una rilevante esperienza nel settore delle comunicazioni e delle relazioni istituzionali questo nonostante la sua giovane età”, dicono i sindacati. Il cambio della guardia ai vertici della Rai, darà poi il ‘la’ al ricambio di altre società come RaiWay.

Cdp e Rai, ma non solo. Sono da rinnovare anche i vertici di Gse e Sogei. E ci sono poi le nomine di cui dovrà occuparsi il nuovo Parlamento. Tra queste, c’è sempre la scelta dei componenti della Consulta, quella relativa al Csm e all’Antitrust, dove il il presidente Giovanni Pitruzzella ha annunciato che lascerà il suo incarico a ottobre, in anticipo sulla scadenza di novembre. Pitruzzella già a ottobre si dovrebbe trasferire alla Corte di Giustizia del Lussemburgo come avvocato generale.

Altra nomina in ballo è quella dell’Autorità dell’Energia. Il 18 aprile, per la seconda volta, il governo Gentiloni ha prorogato, con decreto urgente, il presidente Guido Bortoni e i quattro componenti del consiglio che resteranno i carica, per la sola gestione corrente, fino a 90 giorni dal varo del nuovo governo.


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