Juncker e gli italiani: il ‘misunderstanding’ del Guardian  

Scritto da il 31 maggio 2018

Juncker e gli italiani: il 'misunderstanding' del Guardian

(Afp)

Pubblicato il: 01/06/2018 13:15

Una combinazione di ‘misunderstanding’, tra inglesi madrelingua e chi parla l’inglese di Bruxelles, meno puro di quello di Oxford per forza di cose, e di un titolo parecchio forzato, come succede anche sulla stampa anglosassone più blasonata. Il ‘caso’ delle parole del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker a proposito del Mezzogiorno d’Italia (lo ha chiamato così, in italiano), che hanno sollevato reazioni indignate anche in Italia, è un caso di scuola di fraintendimento linguistico, oltre che giornalistico.

Juncker ieri pomeriggio era ospite di un convegno organizzato dallo European Policy Centre e della King Baudoin Foundation, in un hotel del centro di Bruxelles. Il presidente della commissione ha tenuto un discorso piuttosto lungo, in cui ha anche reagito in diretta alla notizia della prossima entrata in vigore dei dazi aggiuntivi Usa sull’import di acciaio e alluminio, e poi si è seduto, per rispondere alle domande della platea. Gli è stata rivolta una lunga domanda che, in sostanza, invitava l’Ue a fare di più per i giovani disoccupati nel Mezzogiorno d’Italia.

A quel punto Juncker, ha risposto in inglese, come riportato da questa agenzia, ieri alle 16.54: “Amo profondamente la ‘bella Italia’ (lo ha detto in italiano, ndr), ma non accetterò più che ogni cosa che va male nel Mezzogiorno (in italiano, ndr) sia spiegata con il fatto che l’Ue o la Commissione Europea non farebbero abbastanza. Gli italiani devono occuparsi delle regioni più povere dell’Italia: il che significa più lavoro, meno corruzione e serietà. Li aiuteremo, come abbiamo sempre fatto, ma basta con questo giochino di addossare le responsabilità sull’Ue. Un Paese è un Paese, una nazione è una nazione: prima vengono le nazioni, l’Europa viene dopo”.

Dal contesto, e dalle parole che ha usato Juncker, era chiaro il senso della risposta: l’Ue, che non è uno Stato federale ma un’unione di Stati sovrani, non governa il Sud Italia. E’ un compito che spetta al governo italiano; la Commissione aiuta con i fondi di coesione, ma la responsabilità della disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno non può essere addossata all’Ue. Per dire che occorre “più lavoro”, Juncker, che parla molto bene l’inglese, oltre al francese, al tedesco e al lussemburghese, ma non è madrelingua, ha usato l’espressione “more work”, anziché “more jobs”, che significa ‘più posti di lavoro’ in inglese.

Non è possibile escludere del tutto che Juncker intendesse che gli italiani del Sud devono lavorare di più, ma il contesto, e la formulazione della frase, fanno decisamente propendere per un’altra interpretazione, cioè che volesse dire che spetta al governo italiano, e agli italiani in generale, combattere la disoccupazione e dare lavoro ai giovani del Mezzogiorno. Se avesse voluto dire la prima delle due cose, avrebbe probabilmente usato un’altra espressione, come “they need to work more” (‘work more’, non ‘more work’) o “they should work harder” e simili.

Il problema è nato quando il quotidiano britannico The Guardian, che è molto seguito dai media italiani anche perché è di buona qualità ed è tutto on line, senza paywall, ha ‘sparato’ in rete la storia con un titolo parecchio forzato, tuttora in rete, che altera il senso delle parole di Juncker: “Juncker: Italians need to work harder and be less corrupt”, vale a dire “Juncker: gli italiani devono lavorare più duramente (o di più) ed essere meno corrotti”.

La versione del Guardian, errata nel titolo ma riportata corretta nel testo (capita spesso anche all’estero), è stata ripresa in Italia, è stato virgolettato il titolo del quotidiano britannico, ed è montata sui media on line, anche perché appena tre giorni prima il commissario al Bilancio Guenther Oettinger si era augurato che i mercati finanziari segnalassero agli italiani la necessità di non votare i partiti populisti. Sono arrivate richieste di smentita e risposte indignate. Non ha aiutato la gestione mediatica della vicenda fatta dalla Commissione.

Proprio mentre montava la polemica, il video ‘incriminato’ è stato rimosso da Ebs, il sito dei servizi audiovisivi della Commissione, impedendo così ai giornalisti che non l’avevano ancora visto di verificare che cosa Juncker aveva effettivamente detto. Il video è stato poi rimesso on line intorno alla mezzanotte, quando i giornali italiani erano quasi tutti chiusi, con i pezzi in pagina e la frittata era fatta. Una portavoce ha precisato nella notte che “le parole attribuite al presidente sul Sud Italia sono state estrapolate dal contesto. In una sessione chiusa (cioè non a porte chiuse, ma con accesso previa registrazione, precisa stamani la portavoce, ndr), Juncker si riferiva ai problemi strutturali del Sud Italia, dove l’Ue ha fatto molto per spingere la crescita e l’occupazione”.

“L’assorbimento dei fondi Ue potrebbe essere migliorato (numerose inchieste giornalistiche lo attestano: nell’aprile 2017 il Corriere della Sera scriveva che la Sicilia, a metà del periodo 2014-2020, aveva speso un quarantesimo rispetto al Piemonte, per il Feasr, il fondo che supporta l’agricoltura, ndr), in modo che le persone possano accorgersi dei risultati sul terreno più rapidamente. L’Ue continuerà ad impegnarsi con l’Italia per far sì che gli aiuti arrivino nelle regioni dove ce n’è più bisogno. Lo sviluppo di politiche per le sue regioni e l’implementazione sul terreno è e rimane una responsabilità delle autorità italiane. La lotta alla corruzione è una priorità assoluta in Europa e deve essere affrontata a tutti i livelli”, conclude la portavoce.


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