Cos’è il ‘Regolamento di Dublino’  

Scritto da il 3 giugno 2018

Cos'è il 'Regolamento di Dublino'

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 04/06/2018 12:17

Partita aperta sul ‘Regolamento di Dublino’. In attesa della quadra del Vecchio Continente sulla riforma del sistema di asilo europeo, il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato che la posizione del governo italiano alla riunione del Consiglio Affari Interni che si terrà martedì a Lussemburgo, in vista del Consiglio europeo di fine giugno, sarà di dire ‘no’ alla modifica e “alle nuove politiche di asilo perché – ha sottolineato – condannano i Paesi del Mediterraneo, Italia Spagna, Cipro e Malta, ad essere da soli”.

L’attuale regolamento (GUARDA IL DOCUMENTO) “stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide”.

In sostanza, la regola attribuisce l’esame delle domande di asilo e l’accoglienza del richiedente allo Stato di primo ingresso nella Ue, determinando un carico di lavoro importante per i Paesi cosiddetti di confine. Tra le ipotesi in campo, di cui si discute da mesi, c’è anche quella di chi vorrebbe abbandonare il criterio di ‘primo ingresso’, suddividendo i richiedenti fra tutti i membri in base a un sistema di quote.

Nei giorni scorsi la portavoce per le Migrazioni della Commissione europea, Natasha Bertaud, in merito alla possibilità che – entro la fine della presidenza bulgara del Consiglio Ue (il 1° luglio) – non venga trovato un accordo sulla riforma della convenzione, detta di Dublino dal nome degli atti che lo normano, ha fatto sapere che “stiamo dando tutto il nostro sostegno alla presidenza bulgara” per “tentare di raggiungere un compromesso”. Ma, ha aggiunto, “ricordo quanto i presidenti Juncker e Tusk hanno detto: questa è una proposta in merito a Giustizia e Affari Interni, che non richiede l’unanimità”.

COS’E’ – Il regolamento ‘Dublino III’, entrato in vigore l’1 gennaio 2014, definisce criteri e meccanismi di uno Stato membro Ue per l’esame di una domanda di protezione internazionale. Ovvero, definisce quale Stato deve farsi carico della richiesta di asilo di una persona giunta in territorio europeo.

COME FUNZIONA – Attraverso l’Eurodac (sistema usato per confrontare le impronte digitali per l’applicazione della convenzione di Dublino) – vengono registrati i dati e le impronte di chiunque attraversi irregolarmente le frontiere di un Paese membro o presenti richiesta di protezione internazionale.

COSA FA – La banca dati consente quindi di stabilire, confrontando le impronte, se un richiedente asilo o un cittadino straniero, che si trova illegalmente sul territorio di uno Stato, “ha già presentato una domanda in un altro Paese dell’Ue o se un richiedente asilo è entrato irregolarmente nel territorio dell’Unione”, si legge sul sito dedicato alla normativa europea ‘eur-lex.europa.eu’.

COMPETENZA – Con la presentazione della domanda di protezione internazionale in un Paese europeo, se in base al racconto del richiedente o ad altri elementi, come le impronte, emergono dubbi sulla competenza si apre una fase di accertamento, ‘Fase Dublino’, che sospende l’esame della domanda di asilo.

TRASFERIMENTO – A questo punto, individuato il Paese dove il richiedente asilo è già stato segnalato, le autorità chiedono alle autorità dell’altro Stato di farsi carico della domanda; se la risposta sarà positiva, sarà emesso un provvedimento di trasferimento verso quel Paese con il conseguente trasferimento del richiedente.

PROTEZIONE – Lo Stato competente è quindi obbligato a prendere in carico il richiedente che ha presentato richiesta di protezione in un altro Stato. Ad esempio, un cittadino straniero entrato in maniera irregolare in Italia e poi arrivato in Germania – dove presenta richiesta di asilo – dovrebbe essere trasferito in Italia.


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