Fincantieri: Bono, l’ultimo dei boiardi che guarda a nuove sfide  

Scritto da il 4 giugno 2018

Bono, l'ultimo dei boiardi che guarda a nuove sfide

Giuseppe Bono (Fotogramma)

Pubblicato il: 05/06/2018 18:11

Da piccolo voleva fare il prete ma la vita lo ha portato a ben altri approdi, che un ragazzino calabrese, nato nel 1944 a Pizzoni, un paese di poche anime nell’entroterra del Vibonese, non avrebbe neanche potuto vagamente immaginare. Ma, appunto, il destino, per Giuseppe Bono, ha riservato ben altro, quello di diventare l’ultimo grande boiardo di Stato nel significato più alto del termine di civil servant. “Io sono un servitore dello Stato”, ama sottolineare Bono. Parole, le sue, che racchiudono il senso di una lunga carriera tutta trascorsa nelle più importanti aziende pubbliche italiane, cominciata come semplice impiegato, fino ad assumerne, passo dopo passo il timone.

Schivo e tenace, intuitivo e metodico, Bono è considerato un manager a tutto tondo. Un uomo di finanza che, grazie alla sua grande passione per i libri di storia e filosofia, ha allargato i suoi orizzonti oltre i rigidi confini delle competenze tecniche. Tanto da essere definito ‘manager umanista’. “Viviamo in un mondo supertecnologico ma non dobbiamo abbandonare la visione classica del pensiero. Altrimenti è abbrutimento”, ammonisce Bono il quale a questa visione unisce da sempre una ferrea etica del lavoro.

Il numero uno di Fincantieri lascia la Calabria a 18 anni. Orfano di padre da piccolissimo, Bono era rimasto l’unico maschio in famiglia e, per questo, costretto a lasciare gli studi per andare a lavorare. Bono avrebbe potuto scegliere tra Roma e Torino. Ma la sua fede juventina lo porta nel capoluogo piemontese. Nel 1963 segue un corso di addestramento e formazione nell’area amministrativa e del controllo di gestione presso la Fiat-Finmeccanica. Poi il ritorno al Sud, a Reggio Calabria, per lavorare alle officine Omeca. Lì trascorre otto anni duranti i quali si iscrive all’Università di Messina e si laurea in Economia e Commercio.

Dal 1971 al 1993 è in Efim dove ricopre incarichi di sempre maggior responsabilità (vicedirettore Controllo Programmi e Gestioni; Direttore Generale Sopal, settore alimentare; amministratore delegato Aviofer, settore difesa trasporti) sino a divenire, nel 1991, direttore generale dell’ente stesso. Poi l’approdo in Finmeccanica nel 1993. Bono, dopo aver ricoperto la carica di direttore centrale Pianificazione e Controllo Amministrazione e Finanza, nel dicembre 1997 è nominato direttore generale e responsabile ad interim di Alenia Difesa e Ansaldo Azienda Finmeccanica.

Poi la nomina ad amministratore delegato e direttore generale nell’ottobre del 2000. Sono gli anni della coabitazione, non sempre serena, com l’altro ad Alberto Lina. Bono manterrà questa carica fino all’aprile del 2002, quando ai vertici del gruppo di Piazza Montegrappa arriva Pierfrancesco Guarguaglini. “Sono uscito da Finmeccanica contro voglia perché non condividevo troppe cose, ma l’amore per l’azienda è rimasto, indipendentemente dalle persone. E ho maturato un insegnamento che cerco di applicare: scegliere collaboratori bravi che non siano fedeli a te ma all’azienda. Non so che farmene di yes man”, puntualizza. Bono parte per Trieste dove assume il timone di Fincantieri. Un’azienda che allora vivacchiava e il cui portafoglio di clienti civili aveva un solo nome quello della Carnival. “E’ un’azienda di cui mi sono innamorato subito, anche se era tecnicamente fallita”, dice Bono.

Insomma, un gruppo lontano anni luce da quello che poi sarebbe diventato. Sotto la guida di Bono, Fincantieri ha sviluppato la costruzione di navi da crociera di lusso. E’ proprio di questi giorni la consegna della nuova maxi nave da crociera Msc Seaview, che può ospitare 5000 passeggeri. Il gruppo navalmeccanico ha realizzato una strategia di diversificazione produttiva con l’acquisizione nel 2009 del Gruppo Marinette, azienda americana specializzata nella costruzione di navi sia mercantili che militari per la US Navy e per la Guardia costiera e nel 2013 con l’acquisizione di Vard, cantiere norvegese leader mondiale nella costruzione di mezzi di supporto alle attività di estrazione di petrolio.

Fincantieri è ora leader nella progettazione e costruzione di navi da crociera e operatore di riferimento in tutti i settori della navalmeccanica ad alta tecnologia, dalle navi militari all’offshore, dalle navi speciali e traghetti a elevata complessità ai mega-yacht, nonché nelle riparazioni e trasformazioni navali, produzione di sistemi e componenti e nell’offerta di servizi post vendita. Il Gruppo, che ha sede a Trieste, in oltre 230 anni di storia della marineria ha costruito più di 7.000 navi. Con quasi 19.200 dipendenti, di cui oltre 7.900 in Italia, 20 stabilimenti in 4 continenti, Fincantieri è oggi il principale costruttore navale occidentale e ha nel suo portafoglio clienti i maggiori operatori crocieristici al mondo, la Marina Militare e la US Navy, oltre a numerose Marine estere, ed è partner di alcune tra le principali aziende europee della difesa nell’ambito di programmi sovranazionali.

Ma le nuove sfide non sembrano far paura a Bono. Ne è la riprova la grande operazione in atto oltralpe. Ed è proprio in Francia che l’ad di Fincantieri ha dato prova delle sue capacità di grande negoziatore, cosa che gli ha riconosciuto la stampa francese. Poco meno di un anno fa, l’acquisizione dei cantieri bretoni di Stx sembrava a un passo dal fallimento vista la levata di scudi del Governo francese che aveva proceduto alla nazionalizzazione della società. Ma non finisce così. La partita si riapre e arriva il sospirato accordo che assegna al gruppo italiano il 50% del capitale di Stx con l’1% in prestito per 12 anni. “Perchè se uno vince, allora c’è uno che perde. E noi invece non vogliamo sconfitti in questa vicenda”, ha spiegato Bono. Ora si va verso il closing mentre intanto si lavora anche al varo dell’Airbus dei mari, altro suo cavallo di battaglia.


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