Tutti i nodi del summit Kim-Trump  

Scritto da il 4 giugno 2018

Tutti i nodi del summit Kim-Trump

(Foto Afp)

Pubblicato il: 05/06/2018 08:23

Dove si siede Donald Trump? Qual è il posto di Kim Jong-un? Quanti pasti saranno consumati? E cosa verrà servito da bere? I preparativi per il meeting in programma il 12 giugno a Singapore tra il presidente degli Stati Uniti e il leader nordcoreano proseguono.

La pianificazione dell’appuntamento, però, si snoda con uno slalom a dir poco complesso tra un’infinità di dettagli, molti dei quali richiedono sforzi diplomatici non indifferenti. La Casa Bianca e Pyongyang hanno inviato a Singapore i rispettivi team incaricati di affrontare questioni logistiche che appaiono marginali ma che, in realtà, hanno un peso specifico notevole. La scelta della sede del meeting è il primo passo, a cui segue l’intesa sul numero e il ruolo delle persone che avranno accesso alla sala principale.

Bisogna concordare il numero di pasti, le pause che interromperanno i lavori e -come sottolinea il New York Times- persino la bevanda con cui verrà celebrato un eventuale brindisi. Trump, infatti, non beve alcol e serve un ‘piano B’. In eventi di tale portata, alla personalità più influente potrebbe essere riservato il posto più lontano dalla porta d’ingresso. Il rischio di creare tensioni, però, è elevatissimo.

Per questo, una soluzione potrebbe essere rappresentata da una sala con due ingressi, più o meno equidistanti dal tavolo. Il cerimoniale, poi, prevede anche scambi di doni: cosa regalerà Trump a Kim? E chi si farà carico delle spese?

In un elenco sterminato di argomenti, rischia di passare inosservato il tema della sicurezza. Un viaggio simile non costituisce un’anomalia per un presidente degli Stati Uniti, abituato a muoversi con una ‘legione’ di agenti dei servizi. Kim, invece, da leader si è spinto solo in Cina e non ha mai effettuato un viaggio istituzionale paragonabile a quello che lo attende tra pochi giorni. Anche i suoi collaboratori sono attesi da un test probante: sarà necessario, ad esempio, pianificare anche il numero di passi che il leader dovrà compiere prima di fermarsi per posare davanti a operatori e fotografi.

Proprio Kim, secondo alcuni analisti, potrebbe avvertire il peso di un match in trasferta. La scelta di Singapore “potrebbe giocare a vantaggio di Trump”, osserva in particolare Evans J.R. Revere, ex funzionario del Dipartimento di Stato specializzato nelle questioni relative all’Asia Orientale.

La sede dell’evento, o di uno degli eventi, potrebbe essere lo Shangri-La Hotel, già scelto in passato dagli Stati Uniti. Fonti di Singapore, citate dal NY Times, ipotizzano il coinvolgimento dell’isola di Sentosa. Legato alle questioni logistiche è un tema sollevato in particolare dal Washington Post: chi pagherà i conti per la permanenza di Kim e del suo entourage?

Gli Stati Uniti non sono insensibili all’argomento, visti i contatti tra Joe Hagin -ex capo dello staff alla Casa Bianca segnalato a Sentosa- e funzionari nordcoreani guidati da Kim Chang-son, direttore del commissione Affari esteri di Pyongyang. Non è una novità, d’altra parte, la propensione della Corea del Nord a coinvolgere altri paesi nel pagamento delle spese legate alle proprie missioni all’estero.

Durante i recenti Giochi invernali a Pyeongchang, il governo sudcoreano ha sborsato 225.000 dollari per ospitare la delegazione guidata da Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un. A questa cifra, vanno aggiunti i 121.000 dollari pagati da Seul per consentire agli atleti nordcoreani di partecipare alle Paralimpiadi.


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