Duello Flat tax  

Scritto da il 6 giugno 2018

Duello Flat tax

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 07/06/2018 07:37

La Flat Tax tiene banco nel dibattito politico. Nel discorso tenuto alla Camera per la seconda fiducia, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ne ha parlato, indicandolo come ”un sistema di aliquote per recuperare in qualche modo i criteri di progressività”, come previsto dalla Costituzione, che sarà accompagnato dalla no tax area. “Credo che possiamo essere tutti d’accordo”, ha sottolineato il premier, che ”il sistema fiscale tributario oggi in Italia lascia molto a desiderare. C’è da operare una riforma” e ”confidiamo quanto prima di portare un progetto”, ha detto.

SALVINI – Sul tema, parlando ai microfoni di ‘Radio anch’io’, è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini: “L’importante è che ci guadagnino tutti – ha detto – se uno fattura di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più”. Al giornalista che gli ha fatto notare come, secondo alcuni, la tassa piatta sia iniqua perché chi paga pochissime tasse e guadagna poco ha pochi benefici e chi invece guadagna tanto ha tanti benefici, il leader del Carroccio ha risposto: “Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere”.

FORZA ITALIA – Secondo il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia, “la Flat tax è uno strumento che, in un Paese dove si sono sempre pagate troppe tasse, può servire a dare sviluppo, più fiato ai consumi interni, un ‘quid’ in più di investimenti alle imprese. Il tema non è se la Flat tax sia giusta o sbagliata: ridurre le tasse è certamente giusto. Il tema è quando la si fa, per chi la si fa e con quali soldi la si fa” ha detto, commentando le parole del vicepremier sull’imposta.

PD – La deputata del Pd Debora Serracchiani, invece, ha chiesto a Salvini di non continuare a “lanciare proclami a campagna elettorale chiusa” ma “cominci a guidare il Viminale, possibilmente senza far danni. Salvini ha nelle mani la sicurezza del Paese, perciò spero che non consideri questa macchina istituzionale così importante e delicata come un giocattolo con cui baloccarsi quando non fa il segretario politico della Lega”. E “citando un signore che lui conosce bene, gli direi: si contenga. Perché a intervenire ogni giorno su tutto è inevitabile che Salvini finisca in situazioni imbarazzanti e pronunci parole che poi devono essere precisate”. La Lega, ha aggiunto l’esponente dem, nei confronti del fisco e dell’equità fiscale ha sempre avuto un approccio molto ambiguo. Resta il fatto che l’impostazione di questo programma, pardon contratto, di governo sull’intreccio fra tasse, imprese e welfare è molto confuso e contraddittorio”.

COME FUNZIONA – La Flat tax è un sistema fiscale non progressivo, basato su un’unica aliquota fissa: il programma gialloverde prevede due aliquote fisse al 15 e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie che andrebbero a sostituire le cinque aliquote attuali, che vanno dal 23 al 43%. La riforma fiscale sarebbe inoltre caratterizzata da “un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta, in armonia con i principi costituzionali”. Una misura che, stando a quanto affermato dal neoministro Tria su ‘Formiche.net’, potrebbe essere finanziata anche attraverso l’aumento dell’Iva.

IVA – Sul 2019 pende infatti la spada delle clausole di salvaguardia, la cui sterilizzazione non è ancora stata scongiurata. Se dovessero scattare, oltre al conseguente aggravio per i bilanci delle famiglie e un calo dei consumi si verificherebbe un effetto depressivo sulla produzione e un peggioramento dei livelli occupazionali. Per evitare l’aumento dell’Iva si dovranno trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi per il 2020. Se dovessero scattare le clausole di salvaguardia, a partire dal primo gennaio 2019, l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2% mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all’11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe portare l’Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.


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