Lavoro: Randstad, giustizia organizzativa e ancore per motivare talenti  

Scritto da il 14 giugno 2018

Randstad, giustizia organizzativa e ancore per motivare talenti

Pubblicato il: 15/06/2018 13:58

Le imprese sono sempre più in competizione per attrarre e trattenere i migliori talenti sul mercato e una delle chiavi per coinvolgere i candidati più competenti è la capacità di motivare i propri dipendenti. Fra le azioni più frequenti predisposte dal management per mantenere un buon livello di motivazione del personale, figurano la diversificazione dello stile di leadership, gli aumenti salariali, il miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata e la costruzione di un ambiente di lavoro più sereno e stimolante.

Ma c’è anche un altro aspetto ancora poco considerato nei contesti aziendali che incide in modo decisivo sulla motivazione dei lavoratori. Si tratta della giustizia organizzativa, la capacità dei manager di analizzare qualsiasi decisione di natura organizzativa, come la distribuzione di un premio tra colleghi, il sistema di valutazione delle performance, la definizione del budget, la progettazione di un sistema di alleanze tra imprese, attraverso le lenti della giustizia e dell’equità per prevenire insoddisfazione nel personale e contrasti fra gli interessi delle persone e quelli dell’impresa in cui lavorano. È quanto emerso nel corso del workshop ‘Ancore di carriera e giustizia organizzativa: conversazione sulla motivazione delle risorse in azienda’, organizzato ieri presso l’Hotel NH Parma, di via Paolo Borsellino 31, da Randstad, secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane.

La giustizia organizzativa, dunque, è un concetto che si basa sulla percezione di quanto equamente si venga trattati sul posto di lavoro. Nei processi di selezione, ad esempio, molti strumenti di verifica del profilo e delle prestazioni del candidato, pur essendo validi, possono essere percepiti dai candidati come iniqui, non sufficientemente focalizzati sulla mansione o parzialmente scorretti perché non in grado di rappresentare adeguatamente la complessità dell’individuo.

“Queste sensazioni -spiega Valentina Sangiorgi, Chief Hr Officer Randstad Italia- rischiano di influenzare negativamente il comportamento organizzativo del personale, con ripercussioni anche gravi per l’azienda. Analizzare le reazioni delle persone coinvolte nelle decisioni di natura organizzativa in termini di equità e giustizia assume, dunque, un’importanza fondamentale per il successo delle organizzazioni, perché contribuisce a ridurre le percezioni distorte e a promuovere un clima positivo sul posto di lavoro”.

Il seminario ha evidenziato anche che per mantenere e incrementare la motivazione delle risorse umane è necessario valorizzare le potenzialità di candidati e lavoratori, cogliendone talenti, bisogni e valori, ma non sempre i manager riescono a creare le condizioni per un’interazione soddisfacente fra le persone e l’organizzazione in cui lavorano. Uno strumento utile per condurre questa indagine sono le ancore di carriera di Edgar Schein, un questionario di autoanalisi attraverso il quale il candidato o il dipendente, rispondendo a 40 domande sulla propria vita professionale, può valutare i propri talenti, capacità, bisogni, valori e comportamenti, e scoprire cosa lo motiva maggiormente in un lavoro.

“Quanto più l’organizzazione è in grado di progettare percorsi di sviluppo coerenti con gli orientamenti delle persone, tanto più si alza il livello di motivazione alla vita organizzativa”, afferma Valentina Sangiorgi. “In quest’ottica, le ancore di carriera sono uno strumento efficace per avvicinare le aspettative dei dipendenti e quelli dell’azienda, migliorando così la soddisfazione dei lavoratori e la loro produttività”, conclude.


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