Paolo Conte: “Il segreto del mio stile? Confusion mentale fin de siècle”  

Scritto da il 14 giugno 2018

Paolo Conte: Il segreto del mio stile? Confusion mentale fin de siècle

Paolo Conte sul palco delle Terme di Caracalla (foto di Dino Buffagni)

Pubblicato il: 15/06/2018 14:09

“Mi resi conto subito che era una bella canzone, poi quando seppi che l’avrebbe cantata Andriano Celentano capii che era destinata al successo”. Paolo Conte ha festeggiato ieri sera sul palco delle Terme di Caracalla (stasera si replica) i 50 di ‘Azzurro’, il brano di cui è autore che fu portato al successo nel 1968 da Adriano Celentano e fu poi inciso anche da Conte nel 1985 nel suo primo album live ‘Concerti’.

‘Azzurro’, composto da Conte e Michele Virano con testo di Vito Pallavicini (“su questo meglio che non dica niente, perché potrei avere problemi legali: vi dico solo che io all’epoca era iscritto alla Siae solo come autore di musiche”, sottolinea), è diventato uno dei brani della musica italiana più conosciuto anche all’estero, tanto che nel 2007 un sondaggio promosso dal sito della Società Dante Alighieri ha collocato ‘Azzurro’ al primo posto tra le canzoni italiane più famose e cantate nel mondo, spodestando persino ‘Nel blu dipinto di blu’ di Domenico Modugno. “In realtà negli ultimi anni, dai resoconti che mi mandano, ‘Azzurro’ almeno in Italia è stata superata da ‘Via con me'”, ammette.

La canzone incisa da Celentano uscì nel maggio del ’68, in pieno Maggio Francese: “Io l’avevo scritta nel ’67, un anno prima. E nel ’68 non vissi quello che vivevano i ragazzi più giovani di me. Io già lavoravo in ufficio con mio padre. E poi io non ho mai voluto dare messaggi con le canzoni, ho sempre messo in musica dei ‘bozzetti’ di vita…”, dice il cantautore. Il segreto del successo di ‘Azzurro’? “Forse la mia insistenza perché il brano mantenesse un sapore antico. Volli aggiungere sotto la voce del cantante anche tre mandolini. Tutte le mie canzoni nascono con questo spirito: scrivere una musica un po’ fuori moda, un po’ segreta, che vada a cercare in fondo a noi le risonanze della nostra identità…”. Quanto ad una definizione del suo stile, torna a quella coniata tanti anni fa per far fronte alle domande dei critici francesi: “Confusion mentale fin de siècle”, ride.

In anni recenti ‘Azzurro’ è stato proposto da qualcuno anche come inno d’Italia al posto di quello di Mameli, ma Conte non condivide l’ipotesi: “Per carità, come autore mi avrebbe fatto piacere ma se avessi dovuto dare il mio parere avrei detto di no, perché ‘Azzurro’ non è un inno”. A volte però il brano è stato preso in prestito anche per celebrare gli Azzurri di calcio. Ma nel cinquantennale dall’uscita, ‘Azzurro’ si ritrova senza Azzurri ai Mondiali di Russia: “Il mondiale me lo godrò lo stesso – assicura il musicista, appassionato di calcio – quest’anno tiferò Brasile…”.

81 anni compiuti e tante date live in Italia e all’estero in programma anche con questo nuovo spettacolo dedicato al cinquantennale di ‘Azzurro’, Paolo Conte ammette “da Capricorno”, di avere “un rapporto teso con il tempo”: “Ma credo che anche da vecchi si possa vivere bene. Non si sta bene solo da giovani”. Del rapporto con la contemporaneità aggiunge: “Tante cose del mondo nuovo non riesco a decifrarle. Ma la cosa in cui ripongo fiducia è la tecnologia usata a fine di bene, come nella medicina. Io però non sono affatto tecnologico. Non ho neanche il telefonino”. Artista ma anche avvocato (“civilista, ormai in pensione”, scandisce), Conte racconta di avere “ogni tanto nostalgia della professione forense: quando soffro di insonnia mi invento diatribe da risolvere”.

Quando lo paragonano ai grandissimi della storia della musica si schermisce: “Mi sento come un trifoglio in un campo di quadrifogli”. A chi gli chiede quale musica ascolti oggi e quale rapporto abbia con le nuove tendenze hip hop, risponde: “Io ascolto il jazz anni ’20 e tanti concerti di musica classica sul canale di Sky dedicato”. Infine, Conte non si sottrae ad una battuta sul festival di Sanremo e sull’annuncio dell’accordo per un Baglioni bis nel 2019: “Del festival di quest’anno ho visto pochi frammenti. Non sono in grado di dare un giudizio ma mi è sembrata un’edizione fluida”. Ci andrebbe mai a Sanremo? “Non ho una canzone per Sanremo e se l’avessi non la presenterei perché non amo i rischi delle gare…”, dice con la consueta schiettezza. Dai due concerti di Caracalla nascerà un album live che uscirà nel prossimo autunno ma il progetto ’50 anni di Azzurro’ (con una scaletta che è un percorso nei suoi quasi 60 anni di carriera, da ‘Azzurro’ a ‘Via con me’, da ‘Messico e nuvole’ a ‘ratafià’) lo vedrà protagonista sui palchi italiani ed europei fino alla fine dell’anno.


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