In 45 anni 132 mld da condoni e sanatorie  

Scritto da il 15 giugno 2018

In 45 anni 132 mld da condoni e sanatorie

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 16/06/2018 10:43

Ammonta a 131,8 miliardi di euro il totale incassato dall’erario negli ultimi 45 anni tra scudi, concordati, sanatorie, condoni, etc: una somma enorme anche non molto superiore al totale delle imposte evase nel solo 2015. Il calcolo, con valori rivalutati al 2017, arriva dall’Ufficio studi della Cgia, che segnala come l’operazione più ‘vantaggiosa’ per le casse dello Stato sia stata la sanatoria fiscale introdotta nel 2003 che ha permesso al fisco di riscuotere 34,1 miliardi di euro.

Altrettanto significativo è stato il condono fiscale-valutario che nel 1973 ha aperto la lunga stagione dei ‘ravvedimenti’: questa misura, avviata prima della riforma fiscale che ha introdotto l’Irpef, ha consentito di incassare 31,6 miliardi di euro. Anche le sanatorie applicate negli anni ’80 sono state particolarmente ‘generose’: tra il condono fiscale e quello edilizio intercorsi tra il 1982 e il 1988, lo Stato ha beneficiato di 18,4 miliardi di euro.

Dall’analisi emerge come la voluntary disclosure – inserita dall’Istat tra l’elenco dei principali condoni introdotti dal legislatore italiano – tra il 2015 e il 2017 ha consentito un gettito di 5,2 miliardi di euro. La CGIA segnala poi come la rottamazione delle cartelle esattoriali nel 2017 abbia portato nelle casse del fisco 3,9 miliardi di euro. “Una misura una tantum che è servita a ridare un po’ di ossigeno alle nostre casse pubbliche e a ‘ingrossare’ i risultati della lotta all’evasione che – aggiunge l’associazione – nonostante i successi degli ultimi anni, rimangono ancora inferiori alle attese, visto che l’evasione fiscale ammonta, secondo le stime del ministero dell’Economia, a 110 miliardi di euro all’anno”.

Secondo gli artigiani di Mestre, l’economia non osservata – data dalla somma del valore aggiunto riconducibile all’economia sommersa e alle attività illegali – nel 2015 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili) ha prodotto 207,5 miliardi di euro di imponibile sottratto al fisco, dando luogo ad una evasione di imposta di circa 114 miliardi di euro l’anno. Per ogni 100 euro di gettito incassato, a causa dell’infedeltà fiscale degli italiani, a livello nazionale l’erario perde 16,3 euro. Le differenze territoriali sono evidenti: se in Calabria l’evasione è al 24,7 per cento, nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta al 12,4 per cento; il livello più contenuto d’Italia.

“Premesso che l’applicazione di qualsiasi condono fiscale è, a nostro avviso, immorale ed eticamente inaccettabile – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ha senso introdurlo solo quando è prevista una riforma che riscrive completamente il rapporto tra il fisco e il contribuente. Se, come pare di capire, il nuovo Governo è intenzionato ad avviare in tempi relativamente brevi la dual tax, l’introduzione della cosiddetta ‘pace fiscale’ sarebbe giustificata, perché consentirebbe di azzerare una volta per tutte i contenziosi fiscali attualmente sul tavolo dei giudici tributari”.

“Per semplificare i rapporti con il fisco e ridurre le possibilità di evasione– conclude il Segretario della CGIA Renato Mason – occorre abbassare le tasse e ridurre il numero di adempimenti fiscali che, invece, rischiano di aumentare ancora. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione sono le piccole e micro aziende che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze.”


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