Msf Italia: “Non c’è niente da festeggiare” 

Scritto da il 16 giugno 2018

Msf Italia: Non c'è niente da festeggiare

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 17/06/2018 14:45

“Anche se siamo sollevati per la fine di questo inutile viaggio, oggi non c’è proprio niente da festeggiare. Ci auguriamo che sia la prima e ultima volta che persone soccorse in mare, sopravvissute all’attraversamento del deserto e ad orribili violenze in Libia, si trasformino in moneta di scambio per un gioco politico tra stati europei”. A dichiararlo Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia. “Arrivare a Valencia – continua la presidente di Msf – è stato inutile e disumano. Finché ci sarà un bisogno umanitario nel Mediterraneo, noi continueremo ad operare sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana, come abbiamo sempre fatto. Al tempo stesso ci auguriamo che in Europa finisca il tempo delle ipocrisie e dell’inumanità, auspicio condiviso dai tantissimi partecipanti che hanno animato le numerose manifestazioni di solidarietà in tutta Italia di questi giorni”.

In vista della riunione del Consiglio europeo della prossima settimana, Msf chiede ai governi europei di “mettere al primo posto la vita delle persone”. Devono “facilitare lo sbarco rapido nei porti sicuri più vicini in Europa”, dove le persone soccorse devono poter ricevere cure adeguate, devono “garantire a coloro che necessitano di protezione internazionale di essere in grado di richiedere asilo o altre forme di protezione”. I governi europei “non devono ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso in mare delle organizzazioni non governative” e devono “istituire un meccanismo proattivo e dedicato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”. Inoltre per Karline Kleijer, responsabile per le emergenze di Msf, “gli uomini, le donne e i bambini a bordo dell’Aquarius sono fuggiti da conflitti e povertà e sono sopravvissuti ad orribili abusi in Libia. Sono stati trasferiti da una barca all’altra come merci e hanno dovuto sopportare un inutile e lungo viaggio in mare”. Ecco perché, aggiunge, “siamo grati alla Spagna per essere intervenuta, anche se il governo italiano e altri governi europei hanno vergognosamente fallito nelle loro responsabilità umanitarie e anteposto la politica alla vita di persone vulnerabili”.

Nel fine settimana del 9 e 10 giugno, l’Aquarius, gestita da Sos Mediterranee in collaborazione con Msf, ha salvato più di 220 persone e ne ha ricevute altre 400 da navi della Guardia Costiera italiana. Sebbene il salvataggio e il trasferimento delle 630 persone siano stati avviati e coordinati dal Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano (Mrcc), le autorità italiane hanno negato l’autorizzazione a sbarcare nel porto sicuro più vicino in Italia, rompendo in questo modo con le prassi e il diritto internazionale. Anche Malta, che aveva il porto sicuro più vicino, ha rifiutato lo sbarco, citando il ruolo e la responsabilità del coordinamento italiano. Alla fine, l’11 giugno, il governo spagnolo è intervenuto con l’offerta per la nave Aquarius del porto di Valencia, distante a 1.300 chilometri. Msf ha continuato a sollecitare le autorità italiane ad autorizzare lo sbarco nel porto sicuro più vicino, come previsto dal diritto internazionale marittimo. Msf ha anche sollevato gravi preoccupazioni umanitarie e di sicurezza in merito alla navigazione di 630 passeggeri su una nave sovraffollata per altri quattro giorni, senza adeguati rifugi e cibo insufficiente.

“Spesso le autorità italiane sono sembrate insensibili. Inizialmente avevano suggerito a Msf di trasferire le persone vulnerabili. Tuttavia, quando abbiamo fornito un elenco di quasi 200 persone, tra cui minori non accompagnati, malati e feriti, donne incinte e donne con bambini che viaggiavano da sole, hanno rifiutato. Le autorità italiane hanno quindi chiesto di trasferire solo le sette donne incinte, ma non hanno risposto alle preoccupazioni di Msf sulla separazione delle famiglie e sulla necessità per i mariti di accompagnare i loro partner in stato di gravidanza”, dichiara Karline Kleijer di Msf. Nonostante le preoccupazioni di Msf sull’impatto medico-umanitario del viaggio fino a Valencia, il 12 giugno le autorità italiane hanno dato istruzioni all’Aquarius di trasferire 524 persone su navi italiane e dirigersi con i restanti 106 verso la Spagna.

“Le autorità italiane hanno vergognosamente chiuso i loro porti a 630 persone che sono state lasciate navigare in mare per calcoli politici”, afferma Karline Kleijer di MSF. “Anche se l’Italia ha legittime dimostranze nei confronti di altri governi europei che non hanno accettato la loro parte di rifugiati, ciò non può essere una giustificazione per questo trattamento degradante”. I governi europei “devono apprezzare l’importanza delle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Più di 500 persone sono annegate nel 2018 mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo centrale a bordo di gommoni insicuri. Secondo quanto si apprende dai media, 12 persone sono morte questa settimana perché il gommone sul quale viaggiavano si è capovolto. I 40 sopravvissuti a questo incidente sono stati salvati da una nave Usa”, aggiunge Karline Kleijer di Msf.

L’Aquarius è una delle poche navi di ricerca e soccorso indipendenti non governative ancora attive nel Mediterraneo centrale. Questo non significa che i bisogni siano spariti. Nel 2018, fino all’8 giugno, l’Aquarius ha già salvato e/o trasferito 2.350 persone che altrimenti sarebbero annegate. I mezzi indipendenti di ricerca e soccorso si sono ridotti nell’ultimo anno a causa di barriere burocratiche e procedimenti legali a carico di chi lavora in operazioni di ricerca e soccorso non governativo. “La campagna diffamatoria contro le navi delle Ong deve finire. La nostra unica intenzione è salvare vite in mare. È difficile spiegare perché Aquarius sia dovuta partire per un viaggio di quattro giorni verso la Spagna con 630 persone a bordo mentre un giorno dopo questa decisione è stato autorizzato lo sbarco in Italia di 900 persone a bordo della nave Diciotti della guardia costiera italiana”, osserva Karline Kleijer di Msf. “Valencia è la fine di una terribile disavventura per 630 persone. Ora deve esserci un serio impegno europeo per salvare vite umane in mare e al loro corretto sbarco. Mentre i governi non riescono ad adempiere alle loro responsabilità, le équipe a bordo dell’Aquarius continueranno a condurre operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”, conclude Karline Kleijer di MSF.


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