“Giù le mani dal bonus cultura”, la rivolta dei 18enni  

Scritto da il 17 giugno 2018

Giù le mani dal bonus cultura, la rivolta dei 18enni

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/06/2018 13:36

“Facciamoci sentire!”. Diciottenni sul piede di guerra dopo l’annuncio di un possibile ‘stop’ al bonus cultura. Non sono passate inosservate le parole del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli sulla 18app e oggi, a due giorni di distanza dalle dichiarazioni, i neo maggiorenni organizzano la protesta a colpi di hashtag. E nel mirino degli studenti non finiscono solo il governo e il ministro, ma anche quanti – maggiorenni già da un pezzo – hanno accolto con entusiasmo le parole di Bonisoli. A indignare, soprattutto quella che viene vista come una “punizione” che andava riservata “solo a quelli che il bonus lo hanno utilizzato male”, ma che potenzialmente “pagheremo tutti, soprattutto chi i soldi per i libri non li ha”.

“Che bello quando le persone fanno di tutta l’erba un fascio“, scrivono sconsolati, elencando una per una le possibilità che – in caso di cancellazione – andranno perdute: “andare finalmente al cinema e comprare libri senza fare problemi ai miei genitori”, “comprare i libri e andare a vedere un’opera al Massimo”, o ancora “comprare i testi, andare a un paio di costosi concerti”, “pagare corsi di lingue che promuove la mia scuola e che la mia famiglia non può permettersi”. “Mi viene da piangere”, il commento più ricorrente, seguito da “poi si lamentano se i giovani se ne vanno dall’Italia”, all’estero dove, puntualizzano, “i libri universitari spesso sono gratis”.

Si arrabbiano i ‘Duemila’ con chi non capisce che “il bonus è uno strumento utile a chi come me non ha possibilità”, “fate pena”, accusano, “quando dite che nessuno avrebbe usato il #BonusCultura per comprare i libri di scuola/università” perché “non capite che ci sono famiglie in situazioni economiche davvero precarie e date tutto per scontato“. Una vera tragedia, per alcuni, che la prendono con amara ironia: “Bene ragazzi, i miei genitori continueranno a vendere i reni per pagarmi i libri di scuola”. “Io – scrivono in maiuscolo come a voler gridare – faccio 18 anni venerdì, porca putt… non ho nemmeno i soldi per i libri di scuola”.

“Era un’agevolazione per molte famiglie, bastava semplicemente gestirla meglio”, tentano di spiegare, chiedendo la cancellazione del bonus “solo per i più ricchi”. D’altra parte perché “tagliare a tutti indiscriminatamente” e “non semplicemente mettere una linea di reddito massimo?”. “In una famiglia in cui si fa fatica ad arrivare a fine mese – spiegano – anche cento euro basterebbero da parte dello Stato”.

“Se siete felici perché vogliono toglierlo siete solo dei rosiconi”, si difendono i ragazzi da chi parla di “fare solo qualche sacrificio in più come abbiamo fatto tutti”: “I nati prima del ’98 che gioiscono perché noi duemila non potremo avere il bonus, solo perché neanche loro lo hanno avuto, mi fanno tanta pena”, attaccano.

Agguerriti, non ci pensano per niente a mollare e rinunciare a quei “500 euro che per molti di noi fanno la differenza”: “Non tutto è perduto – si rincuorano fra loro -, ragazzi attiviamoci e facciamoci sentire (e il paio di scarpe se ne vada a quel paese”.


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