Agroalimentare: nel mondo 400startup agri-food con obiettivi sostenibilità  

Scritto da il 18 giugno 2018

Startup agri-food puntano sulla sostenibilità

(Fotolia)

Pubblicato il: 19/06/2018 14:07

Nel mondo sono circa 400 le startup agri-food con obiettivi di sostenibilità e 605 milioni di dollari di finanziamenti raccolti. Italia è terza a livello globale per densità di nuove imprese agri-food sostenibili. Sono tra i risultati della prima ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano presentata questa mattina al convegno ‘Innovazione, Collaborazione e Circolarità: i tre ingredienti per la sostenibilità del sistema agroalimentare’.

Sono esattamente 399 le startup italiane e internazionali dell’agri-food nate tra 31/12/2011 e il 31/12/2017 che perseguono obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale e economica, circa il 20% delle 2.026 startup mondiali censite come attive nell’agroalimentare, con modelli di business che propongono soprattutto soluzioni innovative per un uso più efficiente delle risorse, l’introduzione della ‘filiera corta’ o l’utilizzo di materiali naturali nella produzione.

L’Italia è uno dei Paesi con maggior densità di startup agri-food sostenibili, preceduta solo da Israele e Spagna, ma presenta un mercato ancora in lenta evoluzione: con una media di 300mila dollari di finanziamento (la media globale è di 2,4 milioni di dollari per startup) le nuove imprese fanno ancora fatica a raggiungere stabilità economica e scalabilità del business. Intanto, si distinguono casi di successo di imprese del settore che hanno esplorato soluzioni circolari per ridurre lo spreco di cibo, rendendo più efficienti i processi e rafforzando la responsabilità sociale d’impresa, ma si fa ancora fatica a passare da azioni ‘isolate’ ad una prospettiva di filiera che attivi collaborazioni dal grande potenziale, tra imprese, startup e anche soggetti di altri settori (no profit, imprese sociali, settore pubblico).

“Nel settore agroalimentare, innovazione e collaborazione sono gli ingredienti chiave per sistemi più sostenibili, circolari e inclusivi, in grado di ridurre lo spreco alimentare e, più in generale, puntare alla ‘trasformazione sostenibile’ delle imprese”, sottolinea Alessandro Perego, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Responsabile scientifico dell’Osservatorio.

I principali ambiti di sostenibilità su cui si stanno concentrando le 399 startup agri-food ‘sostenibili’ censite nel mondo riguardano aspetti sia sociali che ambientali. Gli obiettivi più perseguiti infatti sono quelli di combattere l’insicurezza alimentare, passare a sistemi di produzione e consumo responsabili, investire in infrastrutture più efficienti e promuovere processi industriali più sostenibili e inclusivi. In particolare, le innovazioni sono finalizzate a promuovere l’agricoltura sostenibile (incrementando i redditi dei produttori su piccola scala e fornendo loro accesso alle risorse produttive, aumentando la produttività e la capacità di resilienza dei raccolti ai cambiamenti climatici), ridurre le eccedenze e gli sprechi alimentari lungo la filiera e ottimizzare l’utilizzo delle risorse, e adottare tecnologie ‘pulite’ e processi industriali rispettosi dell’ambiente.

Se si guarda alla distribuzione delle startup agri-food a livello mondiale, gli Stati Uniti prevalgono di gran lunga sugli altri Paesi, contando 790 startup, pari al 39% del campione totale di 2.026 startup. Ma focalizzando l’attenzione sui Paesi maggiormente attivi sui temi di sostenibilità agroalimentare, il quadro cambia. Nel mondo il Paese con la maggiore diffusione di startup orientate alla sostenibilità è Israele (28 startup agri-food, di cui il 64% sostenibili), che si distingue per modelli di business basati su innovazioni tecnologico-ambientali, seguito da Spagna (29 startup, di cui il 38% sostenibili) e Italia (38 startup agri-food, di cui il 37% sostenibili), con startup più attente a coniugare dimensione ambientale e sociale.

Tuttavia, guardando ai finanziamenti raccolti, in Italia le startup non incontrano ancora un riconoscimento solido da parte degli investitori. Il 62% delle startup a livello globale ha ricevuto almeno un finanziamento, raccogliendo complessivamente 605 milioni di dollari nel periodo analizzato, con una media di 2,4 milioni di dollari ciascuna, quelle italiane 1,9 milioni di dollari, in media 0,3 milioni ciascuna, ben lontano dai 296 milioni di dollari, in media 3,4 milioni ciascuna, delle statunitensi.

Lungo la filiera, le startup agri-food sostenibili sono principalmente fornitori di servizi e di tecnologia. Nella maggioranza dei casi (47%) infatti si configurano come Service Provider, ad esempio fornitori di software e app per il retail o di servizi di consulenza su tematiche di sostenibilità. Oppure sono Technology Supplier (16%), come produttori di tecnologie per l’agricoltura di precisione, o si occupano di Food Processing (13%) per cibo locale, salutare o a minor impatto ambientale.

“Le startup giocano un ruolo sempre più decisivo nel promuovere soluzioni innovative e nuovi modelli di business per lo sviluppo sostenibile del settore agroalimentare – dice Paola Garrone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability – in particolare confermano la crescente importanza della tecnologia come fattore abilitante”.

Le startup agri-food che perseguono obiettivi di sostenibilità, oltre a generare innovazione di prodotti e processi, portano avanti modelli di business in grado di creare valore economico con impatti positivi sull’ambiente e la società. Il modello più perseguito è lo sviluppo di soluzioni innovative per massimizzare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse (che interessa il 38% del campione), seguito dai cambiamenti strutturali della supply chain per modelli di filiera corta (al secondo posto con il 27,5% delle startup, anche se al quinto posto per finanziamenti ricevuti) e dall’utilizzo di processi e materiali naturali e/o rinnovabili per la produzione.

Altre soluzioni sostenibili che attraggono il mercato finanziario riguardano la tutela a monte della filiera (finanziamento medio di circa 2,7 milioni di dollari) e la riduzione dello spreco alimentare, che interessa gli imprenditori ma deve ancora guadagnarsi il riconoscimento del mercato (finanziamento medio di circa 660mila dollari).

“Diversi modelli di business per la sostenibilità adottati dalle startup analizzate mettono in luce l’importanza della collaborazione tra gli stakeholder”, spiega Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability. La collaborazione può stabilirsi con partner di filiera, con soggetti della filiera ‘estesa’ (fornitori di tecnologia e di servizi), ma anche con soggetti non tradizionali come enti no profit, imprese sociali, settore pubblico (collaborazioni cross-settoriali).

Per combattere lo spreco alimentare, molte imprese agri-food si stanno già muovendo in una prospettiva di economia circolare, esplorando anche soluzioni innovative per rendere più efficienti i processi e rafforzare la responsabilità sociale d’impresa.

Negli scorsi anni in Italia l’intensità con cui le eccedenze sono recuperate è cresciuta dal 7,5% del 2011 al 9% nel 2015, grazie ad una maggiore consapevolezza sociale e al diffondersi di pratiche innovative, come nuovi materiali di imballaggio per estendere la durata di vita dei prodotti, nuove tecnologie digitali per ottimizzare i processi aziendali e migliorare la gestione delle scorte alimentari, donazioni di alimenti in eccedenza da parte degli attori della filiera a favore delle organizzazioni del Terzo Settore.


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