Lavoro, 5 sfide strategiche  

Scritto da il 18 giugno 2018

Assolavoro, 5 sfide strategiche

(Fotogramma)

Pubblicato il: 19/06/2018 12:35

Cinque sfide strategiche in un mondo del lavoro che cambia. Sono quelle contenute nel position paper presentato oggi a Roma dalle agenzie per il lavoro attraverso la loro associazione nazionale di categoria, Assolavoro. Innanzitutto, per le agenzie, è necessario “garantire un lavoro dignitoso, contrastare il lavoro nero, sottopagato, senza tutele”.

Al riguardo, per Assolavoro, i punti chiave sono “la garanzia di una giusta retribuzione, primo presupposto per un lavoro dignitoso“. “Tra le forme di lavoro flessibile – spiega – solo il lavoro a termine alle dirette dipendenze dell’azienda e il lavoro in somministrazione garantiscono, per legge, la retribuzione prevista dal Ccnl di settore; la garanzia di un lavoro dignitoso anche sotto il profilo delle modalità di impiego, delle tutele e del welfare“. Ebitemp, ente bilaterale completamente autofinanziato, eroga prestazioni di welfare gratuito – ricorda – in tre aree specifiche: “Sostegno, tutela e agevolazioni. Nel 2017 ha erogato oltre 10 milioni di euro di prestazioni”.

Per le agenzie per il lavoro, è centrale “la lotta senza quartiere, sia sul piano normativo che dei controlli ispettivi (potenziandoli), ad ogni forma di illegalità e in primo luogo al lavoro nero e irregolare”. “E ancora – continua – l’eliminazione di tutte le distorsioni nell’utilizzo dell’appalto di servizi effettuato attraverso cooperative cosiddette ‘spurie’ che, invece di offrire un servizio articolato, si limitano alla mera fornitura di personale (somministrazione irregolare). Gli effetti che si determinano in questi casi incidono negativamente sui profili retributivi dei lavoratori, pagati anche il 20% in meno rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi di settore”.

Secondo Assolavoro, è quindi fondamentale “la tutela del sistema autorizzatorio per le agenzie per il lavoro vigente anche mediante il contrasto ad ogni forma di ‘esterovestizione’, cioè di realtà italiane che, operando nelle pieghe di diversi (e meno incisivi) regimi normativi di altri Paesi comunitari, costituiscono all’estero agenzie di somministrazione al solo scopo di distaccare lavoratori temporanei in Italia”. “In questo modo – avverte – vengono aggirati gli stringenti requisiti previsti dalla legislazione italiana posti a presidio sia dei diritti dei lavoratori che del corretto e trasparente funzionamento del nostro mercato del lavoro”.

E’ necessaria, quindi, per le agenzie per il lavoro, “la moltiplicazione delle azioni di contrasto, soprattutto nel settore agricolo, ad ogni forma di caporalato intervenendo sui sistemi di reclutamento del personale”. “Occorre bloccare – rimarca – prassi non comuni ad altri comparti come l’anticipo (in contanti) delle retribuzioni o il fenomeno delle cosiddette ‘paghe di piazza’ che si traduce spesso in un sotto-salario nel quale si annida il compenso per il caporale. Solo la valorizzazione dell’intermediazione lecita potrà permettere l’eliminazione di queste ‘malpractice’, garantendo maggiori tutele ai lavoratori”.

La secondo sfida strategica, per Assolavoro, è ‘aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e a rimanerci”. Riguardo a ciò, per Assolavoro, è fondamentale “il superamento delle barriere che ancora oggi separano il mondo della formazione e dell’istruzione da quello del lavoro; percorsi di alternanza scuola-lavoro di qualità; supporto nella conoscenza dei diversi mercati del lavoro, nell’acquisizione delle cosiddette ‘soft skills’, nel favorire rapporti sistemici con le imprese, nella validazione delle competenze acquisite”.

“Le agenzie per il lavoro -si legge nel documento presentato da Assolavoro- rappresentano l’unico pivot capace di mettere su larga scala a disposizione dei giovani e del Paese questa tipologia di servizi, anche grazie ai 2.500 sportelli presenti sull’intero territorio nazionale”.

Nel paper di Assolavoro non manca, al terzo punto, l’indicazione a “gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro e tra status occupazionali diversi (studio, occupazione, professione, momenti di cura o di formazione) attraverso, innanzitutto, politiche attive finalizzate, in grado di: favorire inserimento e reinserimento al lavoro; erogare una formazione tarata sulle esigenze del sistema produttivo; istituire forme di premialità per gli operatori specializzati al raggiungimento di risultati concreti (placement) passando definitivamente dal finanziamento della disoccupazione a quello dell’occupazione”.

Per Assolavoro, in un mercato del lavoro che cambia è fondamentale “formarsi, formarsi, formarsi”. “Prevedere un obbligo di placement – chiarisce – almeno per una quota parte dei discenti, per chiunque eroghi formazione finanziata con fondi pubblici, così da contrastare la proliferazione della formazione non finalizzata e l’adesione dei formandi per il solo interesse all’indennità di partecipazione. Il sistema formativo delle agenzie per il lavoro, attraverso FormaTemp, già ha precisi obblighi di placement. Almeno un terzo di quanti seguono i percorsi formativi deve poi accedere a una reale occasione di lavoro”. E ancora, aggiunge, “favorire percorsi di alternanza lavoro ispirati alla qualità; investire nella semplificazione amministrativa, nella vigilanza e verso l’internazionalizzazione (ad esempio, per incentivare le iniziative formative all’estero)”.

Per Assolavoro, è quindi necessario avere “servizi al lavoro efficienti”, attraverso la valorizzazione del “ruolo degli attori della rete, distinguendo la funzione del servizio pubblico cui spetta definire priorità, target, standard e attribuire obiettivi da raggiungere, da quella degli operatori privati a cui deve venire affidata la parte operativa delle misure in autonomia organizzativa; è importante che il servizio pubblico, punto di primo contatto tra il lavoratore e l’amministrazione, investa risorse nell’attività di marketing territoriale delle politiche attive, orientando i lavoratori a rivolgersi agli operatori che erogano i servizi prima che questi maturino il diritto alle politiche passive (Naspi o cassa in deroga)”.

Inoltre, prosegue, “va rafforzato il collegamento tra politiche passive e politiche attive, istituendo l’obbligo per il lavoratore della partecipazione ai programmi di accompagnamento al lavoro fin dal primo giorno di disoccupazione/non occupazione; serve dare continuità e sistematicità alle misure di politica attiva poiché i fenomeni di ‘stop and go’ o la frammentazione dell’intervento pubblico in una miriade di bandi indirizzati a target differenti, riduce l’esigibilità del diritto al lavoro e confonde il potenziale lavoratore; la continuità e la sistematicità aiutano, invece, a costruire un approccio unico nazionale”.

Per Assolavoro, “in materia di accreditamento, è determinante per gli operatori privati avere certezza sulla validità, temporale e territoriale, delle regole di partecipazione alle misure e ai servizi”. “Contemporaneamente – sottolinea – è necessario prevedere l’obbligo, per gli operatori pubblici, del rispetto dei medesimi requisiti richiesti agli operatori privati, non solo per equità ma a vantaggio dei lavoratori; è necessario che il monitoraggio sulla realizzazione delle politiche attive, gestito dall’Anpal e dalle amministrazioni regionali per le rispettive competenze, assuma una funzione sia di controllo pubblico che direzionale; riguardi cioè anche le performance dei diversi operatori e permetta la definizione di un sistema di rating pubblico nazionale che agevoli la scelta degli operatori da parte delle persone”.

“Oltre al valore di trasparenza, la pubblicazione sistematica dei dati stimolerà la responsabilità degli operatori dei servizi, creando un reale regime di concorrenza a vantaggio degli utenti e delle finanze pubbliche”, osserva.

Per le agenzie per il lavoro, “occorre riformare funzionalmente i centri per l’impiego (cpi) poiché, anche se le competenze amministrative rimangono le medesime, il ruolo nella gestione dei servizi e delle politiche attive è cambiato radicalmente”. “Oltre che potenziare i centri, occorre studiare – suggerisce – come coinvolgere al meglio gli operatori nella rete di gestione dei servizi; è urgente procedere con la dematerializzazione su piattaforma digitale di tutte le funzioni di carattere amministrativo, valorizzando al contempo il ricorso alle autocertificazioni. L’imperativo è eliminare l’onere delle operazioni preventive di controllo sullo status dei lavoratori riportando la responsabilità sui dichiaranti, da sottoporre a controllo ispettivo in itinere e a campione”.

Ancora, per Assolavoro, “deve essere possibile l’accesso diretto e massivo ai dati, sia di contatto sia storici, dei lavoratori presenti nelle banche dati della pubblica amministrazione”. “E’ necessario favorire sempre di più la complementarietà tra i diversi soggetti (pubblici e privati), definendo quali sono le informazioni comuni alla rete e su quali canali vengono scambiate. È prioritario monitorare e misurare, nella pur necessaria interrelazione tra soggetti pubblici e privati, i livelli di efficienza di ciascun operatore nei servizi per il lavoro, allo scopo di evitare che eccessi di burocratizzazione o le incapacità di singoli si riverberino sull’intero sistema riducendo, in alcuni caso azzerando, la reale efficacia delle politiche”, conclude.


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