Si può fare il censimento dei rom?  

Scritto da il 18 giugno 2018

Si può fare il censimento dei rom?

(Fotogramma)

Pubblicato il: 19/06/2018 14:50

Salvini l’ha annunciato ieri, provocando una valanga di polemiche. E oggi il titolare del Viminale è tornato soffiare sul fuoco, tenendo il punto sul censimento dei rom. “Io non mollo e vado dritto” ha ribadito Salvini, mentre da Bruxelles l’Unione europea ha avvertito: “Non si può, come regola generale, espellere un cittadino europeo su base etnica”. Ma cosa intende Salvini con censimento dei rom? Si può davvero fare in Italia?

COSA HA DETTO SALVINI – Il ‘caso’ del censimento rom è scoppiato ieri, quando, parlando ai microfoni di Telelombardia, il leader della Lega ha detto di aver predisposto “una ricognizione sulla situazione rom in giro per l’Italia per vedere chi come e quanti” sono. “Cerchiamo di capire come intervenire rifacendo quello che all’epoca fu chiamato censimento e ‘apriti cielo’; allora chiamiamola ‘anagrafe’ o ‘fotografia’ per capire di cosa stiamo parlando” ha spiegato Salvini.

Il titolare del Viminale ha detto che si sta facendo preparare dal ministero dell’Interno “un dossier sulla situazione rom in Italia perché, dopo l’intervento di Maroni che però risale ormai a 5,6,7 anni fa, nessuno ha fatto più nulla e quindi siamo tornati, temo, al caos”. Poi ha scandito: “Purtroppo i rom italiani te li devi tenere in Italia“. Parole che hanno scosso l’opinione pubblica, tanto che in serata Salvini ha corretto il tiro: “Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno, il nostro obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza. Vogliamo anche controllare come vengono spesi i milioni di euro che arrivano dai fondi europei”.

SI PUO’ FARE IL CENSIMENTO? – Un tentativo di censire i nomadi con decreto venne effettuato nel 2008 dall’allora titolare del Viminale, Roberto Maroni. Tra le misure menzionate figuravano, tra l’altro, l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali. Un progetto che oltre a sollevare numerose critiche, anche da parte di Bruxelles, venne dichiarato “illegittimo dal Consiglio di Stato”, come ha ricordato ieri su Facebook il presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla.

“Il ministro dell’Interno – ha sottolineato Stasolla – sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge, che esistono già dati e numeri sulle persone presenti negli insediamenti formali e informali; che i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili; che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese dal almeno mezzo millennio sono per certi versi ‘più italiani’ di tanti nostri concittadini”.

QUANTI SONO I ROM IN ITALIA – Secondo i dati snocciolati dall’Associazione 21 luglio, i rom e sinti presenti in Italia sono tra i 120 mila e i 180 mila, tra i quali circa 26mila in emergenza abitativa: vivono cioè in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici. Nel nostro Paese le baraccopoli ‘formali’ sono 148, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana.


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