Cannabis, Jane il robot la spiega ai ragazzi  

Scritto da il 19 giugno 2018

Cannabis, Jane il robot la spiega ai ragazzi

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/06/2018 15:28

Giugno, tempo di maturità e di notti prima degli esami. Riti di passaggio in cui qualcuno potrebbe chiedersi ‘L’erba mi aiuta con lo studio?’, sentendosi rispondere così: “L’uso continuativo di cannabis incide negativamente su alcune funzioni cognitive molto importanti per lo studio come l’attenzione, la memoria, la motivazione e la capacità di programmare e pianificare”. A parlare non è un fratello maggiore né un medico. E’ un robot con cui chattare, messo online dal Centro medico Santagostino. Un chatbot, appunto, ideato dal Cms in partnership con la start-up tecnologica Heres srl e con l’aiuto dei ragazzi delle Scuole Manzoni di Bologna.

Nella foto del profilo Jane sfoggia un caschetto di capelli rossi e indossa una maglietta arancione, e all’indirizzo https://www.cmsantagostino.it/jane è preparata su 1.500 quesiti che i giovani – ma anche i grandi – potranno porgerle in forma rigorosamente anonima. L’idea nasce per fare chiarezza su un tema ad alto rischio fake news ed è diventata realtà anche sotto la ‘supervisione’ degli utenti-tipo ai quali si rivolge: per 5 mesi, durante un progetto di alternanza scuola-lavoro, i ragazzi delle Manzoni hanno testato e perfezionato lo strumento adattandolo al gergo dei millennials e interpretando le loro richieste. Curiosità tipo ‘Mi fa male fumare le canne?’, ‘La maria è legale in tutti gli Stati?’, ‘Come si esce dalla botta?’.

Jane è pronta ad affrontare circa 100 argomenti, con risposte elaborate e vagliate insieme al team di psicologi e psicoterapeuti del Centro Santagostino, esperti in dipendenze. E la sua intelligenza artificiale non si farebbe cogliere alla sprovvista nemmeno davanti a chi le dovesse chiedere ‘Dove trovo la cannabis?’. Nel caso, ne uscirebbe così: “La cannabis non è legale, se non per uso medico per pochi sintomi specifici; in questo caso hai bisogno della ricetta di un medico del sistema sanitario nazionale e la fornitura segue un canale ospedaliero. Esistono poi varietà di cannabis con percentuali di Thc al di sotto dei limiti di legge e che sono quindi acquistabili legalmente in negozi specializzati. La compravendita di tutti gli altri tipi di cannabis è illegale e viene gestita da spacciatori, attivi in luoghi appartati e ben definiti della città”.

Secondo un recente sondaggio firmato Centro medico Santagostino, il 41% degli studenti fra i 12 e i 19 anni dichiara di avere fatto uso di cannabis, il 22,9% l’ha utilizzata nell’ultimo mese e l’11,7% dichiara un uso quotidiano.

“Tendenze confermate – ricordano all’AdnKronos Salute gli esperti del Cms – dall’ultimo rapporto sulle tossicodipendenze dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda): nella sola fascia 15-34 anni, l’Italia è il secondo Paese per consumo di cannabis, dopo la Francia, con il 20,7% che l’ha utilizzata nei 12 mesi precedenti all’indagine condotta nel 2017. Nel 2011 la percentuale era del 15,4%”.

Dall’indagine del Santagostino emerge inoltre che “il 65,2% del campione si dichiara poco o per niente informato sul tema; il 38% è convinto che cannabis e marijuana siano cose distinte, il 57% considera l’alcol più dannoso e il 30% non sa che la sostanza potrebbe produrre effetti duraturi nella vita e sintomi astinenziali. La conoscenza, invece, è proprio quella che serve a fare una scelta consapevole”.

“Fare informazione non basta, bisogna usare il canale giusto – afferma Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro medico Santagostino ​- e soprattutto parlare il linguaggio dei ragazzi e cercare di rispondere ai loro ​ bisogni di informazione”.

“Recenti studi – evidenzia l’esperto – hanno dimostrato l’efficacia di programmi di prevenzione supportati da Internet in aggiunta a interventi nelle scuole. Tali programmi sono riusciti ad apportare una riduzione significativa dell’uso di cannabis, oltre che dell’alcol e del fumo di sigaretta. Per questo abbiamo puntato su uno strumento come la chat, familiare e di semplice accesso per i ragazzi”.

“Jane è qualcosa di più di un semplice chatbot“, precisano i suoi ‘papà’: “E’ un’intelligenza artificiale, che apprende e impara come gli umani a ogni domanda che le viene posta, diventando così sempre più informata e quindi sempre più utile ai suoi interlocutori. Con un approccio scientifico, un linguaggio semplice e senza inutili moralismi”.


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