Omicidio Varani, chiesti 30 anni per Foffo in appello  

Scritto da il 21 giugno 2018

Omicidio Varani, chiesti 30 anni per Foffo in appello

Luca Varani, assassinato a Roma il 4 marzo 2016 (Fotogramma)

Pubblicato il: 22/06/2018 13:43

Trent’anni di reclusione con il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione. E’ la condanna chiesta in corte d’assise d’appello di Roma per Manuel Foffo al processo di secondo grado per l’omicidio di Luca Varani. In primo grado, con rito abbreviato, Foffo è stato condannato a 30 anni per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. A uccidere il 23enne Varani il 4 marzo 2016 massacrandolo a coltellate e colpi di martello nel corso di un festino a base di sesso e droga in un appartamento al Collatino, furono Foffo e il suo amico Marco Prato, che si è suicidato in cella prima dell’inizio del processo.

Per il procuratore generale, la premeditazione dell’omicidio emerge da quanto successo due giorni prima del delitto. Prato infatti chiede a un amico, Giacomo Donati, di portargli “tutti i tranquillanti che hai”. Il 3 marzo, poi, il giorno prima del delitto, invitano a casa un altro amico, Alex Marconi, dicendogli di avere “tanti regali e vodka”. Quando il giovane arriva a casa di Foffo, Prato inizia a offrirgli anche strisce di cocaina e tenta un approccio sessuale che il ragazzo però respinge e per questo viene mandato via.

“Mandalo via questo qui, non ci serve” dice Prato a Foffo. Secondo l’accusa, i due stanno scegliendo la loro vittima. Per questo subito dopo invitano un altro amico, che quando arriva in casa trova Prato in abiti femminili e con una parrucca. Il giovane però riferisce di avere poco dopo un appuntamento con un’amica che lo aspetta e per questo, ha sottolineato il pg in aula, “si salva”. Dopo questi due tentativi, contattano e invitano Varani, che morirà dopo due ore di agonia.

“Mentre Prato ha subito un pentimento, tanto che cerca di suicidarsi – ha detto il pg – Foffo invece non ha rimorsi, sa di non avere scampo, e per questo contatta il padre e poi insieme chiamano il loro avvocato di fiducia”. La sentenza d’appello è attesa il prossimo 10 luglio.


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