Fratelli d’Italia, conti 2017 in rosso  

Scritto da il 23 giugno 2018

Fratelli d'Italia, conti 2017 in rosso

(Fotogramma)

Pubblicato il: 24/06/2018 13:20

Nonostante il buon risultato del 2Xmille (quasi 790mila euro) e i contributi di privati e imprese superiori a 126mila euro, Fratelli d’Italia chiude l’ultimo bilancio, quello relativo al 2017, in perdita, con un ‘disavanzo di gestione’ pari a poco più di 16mila euro. A pesare sulle casse del partito di Giorgia Meloni, avvertono i tesorieri Marco Marsilio e Antonio Giordano nella nota integrativa al rendiconto d’esercizio, sono “l’entrata a regime dell’abolizione del finanziamento pubblico” e il ”clima di crisi economica perdurante” unito alla “generale sfiducia” nei confronti della politica.

Da qui il proposito, d’ora in avanti, scrivono nella sezione ‘evoluzione prevedibile della gestione’, di fare affidamento per lo più sul sostegno economico dei 50 neo parlamentari eletti il 4 marzo, attraverso il versamento della loro ‘quota’ mensile al partito, che secondo indiscrezioni, ammonta a mille euro (mentre l’una tantum per la candidatura alle politiche, a seconda del posto in lista, può arrivare anche fino a 30mila euro). In pratica, l’austerity del momento costringe tutti a stringere la cinghia e a fare sacrifici, trasformando ‘l’obolo’ a carico di deputati e senatori in una vera e propria ‘garanzia’ economico-finanziaria per il futuro del movimento.

Carte alla mano, si scopre che Fratelli d’Italia, a fronte di 152mila euro di debiti (di cui 142mila euro solo verso i fornitori), risulta molto ‘liquida’, ovvero dispone di 835mila 834,74 euro, così composti: 829 mila euro in depositi bancari e postali e 6mila 805 euro in denaro e valori di cassa. Positiva anche la voce ‘quote associative annuali’ che garantisce entrate per 383mila 248,52 euro. Quasi 42mila euro è costata la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale della Sicilia, mentre il partito di Meloni ha speso poco più di 61mila euro ”per il personale dipendente” (6 impiegati di cui 5 part time e 1 full time), oltre 77mila euro ”per acquisti”, compreso il materiale per la propaganda elettorale, e 726mila euro ”per servizi”, una voce che comprende per lo più “l’organizzazione di eventi e manifestazioni”.

Tra i parlamentari, i principali finanziatori di Fdi sono Edmondo Cirelli e Fabio Rampelli (con 13 mila euro), la leader Giorgia Meloni e Bruno Murgia (12mila euro), seguiti da Giovanna Petrenga (11mila euro), Bruno Mancuso e Andrea Putzu (10mila euro). Fanalino di coda Ignazio La Russa (6mila euro). In totale la cifra delle ‘donazioni’ di deputati e senatori è di 87mila euro. Mentre le cosiddette ‘erogazioni liberali’ delle ‘persone fisiche’ ammontano a 120mila 873 euro e quelle delle ‘società’ sono davvero un nonnulla, appena 50 euro.

Per ”accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica” Fdi ha un fondo ad hoc, chiamato ‘Fondo donne in politica’ appunto: al 31 dicembre del 2017, compreso il residuo del 2016, risultano accantonati circa 89mila euro, tutti da ”spendere nel 2018”.

I tesorieri spiegano le ragioni dei conti non in attivo: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ”conferma le criticità già emerse negli scorsi anni” e il ”finanziamento mediante prelievo del 2Xmille, seppur proporzionalmente molto premiante per Fdi, viene in genere scarsamente utilizzato dai cittadini, e il fondo all’uopo destinato rimane per la maggior parte inutilizzato e restituito alle casse dello Stato”.

Un flop, poi, si è rivelato il “finanziamento tramite donazioni via telefono fisso e mobile, partito in via sperimentale a maggio 2016′‘, che ha ”mostrato una scarsissima utilità e l’entrata a regime a titolo oneroso ha portato a rinunciare a tale strumento per non dover sopportare costi maggiori delle entrate”.

Pertanto, avvertono Marsilio e Giordano, il ”clima di crisi economica perdurante e la generale sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e rappresentative ha ulteriormente limitato le contribuzioni volontarie di persone fisiche e giuridiche”. Unica nota positiva il ”buon risultato elettorale” del 4 marzo, che con la costituzione di gruppi in entrambi le Camere per un totale di 50 parlamentari (32 deputati e 18 senatori), ”costituisce l’unica base reale e preventivabile di sostegno economico al partito attraverso le contribuzioni ed erogazioni liberali mensili”.

Nel 2017 ”in un’ottica di condivisione e diffusione dei valori e dei principi su cui si fondano i programmi del movimento”, Fdi ha ”contribuito economicamente alla realizzazione di iniziative a sfondo sociale, culturale e politico, promosse da associazioni culturali”: in particolare, ha sostenuto ‘Gioventù nazionale’ con 14mila euro, dato un contributo di 50mila euro ad ‘Atreju 2017’ e di 500 euro al ‘Gruppo storico romano’.


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