Impronte digitali contro i furbetti del cartellino  

Scritto da il 23 giugno 2018

Impronte digitali contro i furbetti del cartellino

(Fotogramma)

Pubblicato il: 24/06/2018 09:11

Contro i ‘furbetti del cartellino‘ raccolta di impronte digitali e blitz. Ad annunciare le misure allo studio del ministero della PA è il ministro Giulia Bongiorno, che racconta il “cambio di passo” in programma in un’intervista al Corriere della Sera, la prima dalla nomina.

“Non ho l’ansia di mettere il mio nome su una legge, ma di far funzionare la Pubblica amministrazione. Agirò col bisturi per curare le disomogeneità nei servizi”, spiega il ministro, che come primo atto annuncia “sopralluoghi a sorpresa“. Nulla di punitivo, specifica, ma “ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi”. Perché l’assenteismo “è un fenomeno odioso” e “credo si debba anche prevenire”.

In che modo? “Con rilevazioni biometriche per evitare che ci sia chi strisci il tesserino per altri“, ossia attraverso le impronte digitali dei dipendenti. D’altra parte, “a me alla Camera le hanno prese quando c’erano i ‘pianisti’. E non sono rimasta traumatizzata”. E la privacy? “Tra i beni confliggenti – ribatte – deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino”. “Se troverò disservizi causati da difficoltà oggettive – promette Bongiorno – aiuteremo a colmare le lacune. Ma se emergessero inerzie saremo inflessibili“.

E per quanto riguarda la lotta alla corruzione, il ministro spiega che l’azione di governo sarà attuata “passando dalla quantità alla qualità delle leggi. Ci sono troppe norme oscure, che i funzionari possono piegare arbitrariamente. Le imprese hanno troppi interlocutori e troppi uffici. Un progetto è una via crucis. La tentazione di oliare è forte”. “Molte” le norme a cui Bongiorno pensa, “anche al codice degli appalti. Deve essere chiaro cosa si può fare e cosa no. Anche perché il caos disorienta i funzionari perbene che, di fronte a questa foresta di norme, temono l’errore. In Francia, per chi dimostra buona fede, esiste il diritto a sbagliare. Noi invece abbiamo il Paese paralizzato dal timore di incorrere in reati”.

E per quanto riguarda l’agente provocatore? “Nel contratto – spiega – c’è l’agente di copertura che raccoglie elementi di reato e non tenta i funzionari. Attendo il progetto del ministro Bonafede, che stimo molto, per valutare”, conclude.


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