Assemblea Pd convocata il 7 luglio   

Scritto da il 25 giugno 2018

Assemblea Pd convocata il 7 luglio

(Fotogramma)

Pubblicato il: 26/06/2018 18:28

Assemblea il 7 luglio. E’ questo l’unico punto fisso del Pd in queste ore. Per il resto, si procede a tentoni senza che sia stata individuata una soluzione capace di portare in armonia il partito al Congresso e, quindi, a sciogliere il nodo della leadership. “Convocherò l’assemblea il 7 luglio e lì decideremo”, ha annunciato stamattina Matteo Orfini prima di inviare la lettera formale per dare appuntamento per quel sabato alle 10,30 all’hotel Ergife.

Ma decidere cosa? L‘ultima ‘debacle’ elettorale delle amministrative ha fatto saltare l’accordo per spostare il Congresso a dopo le europee del 2019 per arrivarci con Maurizio Martina segretario. A spingere sull’acceleratore, è stato soprattuto Nicola Zingaretti. “Io credo e mi auguro che si faccia un Congresso vero, sicuramente prima delle elezioni europee”, ha detto il governatore del Lazio che oggi ha incontrato 200 sindaci del Lazio di tutti gli schieramenti che lo avevano sostenuto. “Sventiamo il rinvio del Congresso, e poi da lì si decide tutto”, è la parola d’ordine che circola tra i sostenitori del governatore che punta a proporre per il Nazareno quel modello “aperto” e “inclusivo” con cui il Pd ha strappato qualche vittoria a Roma e nel Lazio.

Ma per arrivare al “congresso subito” (formula sul quale hanno ribadito l’ok Andrea Orlando, che ha anche proposto una intesa per riscrivere le regole del Congresso e superare le primarie, e Carlo Calenda) bisogna prima mettere in armonia le varie anime dem. Un lavoro cui in queste ore, con diversi contatti, sono impegnati alcuni big a partire da Lorenzo Guerini e dallo stesso Martina. L’obiettivo è quello di arrivare all’Assemblea con una soluzione condivisa.

“Oggi c’è un reggente. Ho piena fiducia in lui. Nei momenti giusti farà una proposta”, ha anticipato Zingaretti. La “proposta” potrebbe essere quella di indicare la data del Congresso e farla votare dall’Assemblea. Ma proprio la data e poi chi dovrà portare il Pd alla meta (Martina? La Commissione congresso? Orfini?) è la discussione di queste ore. “Il Congresso è l’orizzonte, il tema è con quali tempi”, ha ammesso oggi uno dei big più coinvolti nella ricerca di una soluzione.

“La strada più lineare sarebbe fare il Congresso subito -ha spiegato Dario Franceschini-. Ma, se lo si ritiene opportuno, si può anche spostare il Congresso di qualche mese per celebrarlo nel 2019. Però, solo dopo aver eletto Martina segretario e dopo aver tenuto una Assemblea che sia veramente aperta”. Alla soluzione potrebbe contribuire una indicazione netta da parte dei renziani e dello stesso Renzi, che oggi ha fatto smentire di avere un progetto televisivo con Netflix.

“Attualmente abbiamo tre ipotesi – spiegava un senatore renziano ‘doc’ a palazzo Madama -: sfidiamo Zingaretti cercando di mettere insieme una maggioranza intorno a un nostro candidato; appoggiamo Zingaretti; proponiamo un candidato di minoranza accettando in sostanza di diventare una corrente”. Di fronte a questa ultima ipotesi, tra i ‘pasdaran’ renziani sarebbe circolata anche una ipotesi estrema: far mancare il numero legale all’Assemblea del 7.


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