Lifeline accusa la Germania: “Seehofer è Salvini tedesco”  

Scritto da il 26 giugno 2018

Lifeline accusa la Germania: Seehofer è Salvini tedesco

(Lifeline /Facebook)

Pubblicato il: 27/06/2018 13:44

“Se la situazione sulla nave si aggraverà nelle prossime ore a causa della stanchezza e della debolezza delle persone soccorse e del generale peggioramento delle condizioni meteorologiche, sarà assoluta responsabilità del ministro Seehofer trarne le conseguenze. Si comporta come una versione tedesca del suo collega italiano Salvini e rende il governo tedesco complice della mancata assistenza a persone in pericolo”. A puntare il dito contro il ministro dell’Interno tedesco è Axel Steier, co-fondatore di Mission Lifeline, in una nota apparsa sul sito della della Ong che sottolinea come, ancora dopo sei giorni, gli Stati europei non siano giunti a una soluzione umanitaria.

“Con più di 200 persone a bordo – si legge nell’appello della Ong -, oggi è il sesto giorno in cui LIFELINE è bloccata in mare, con il peggioramento delle condizioni meteorologiche e una situazione di salute sempre più labile delle persone soccorse. Stando ai resoconti dei media, era vicina una soluzione allo stallo, con diversi Stati dell’Ue che hanno negoziato con Malta per aprire i porti e distribuire le persone nei diversi Paesi. Diversi paesi e comuni si sono offerti di accogliere persone, e in Germania, dopo Berlino, Schleswig Holstein ha proposto di accogliere anche le persone soccorse dall’equipaggio di LIFELINE. Ma il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer – si legge ancora – sta bloccando qualsiasi soluzione, combattendo il gioco di potere interno al suo partito sulla vita e sulla sicurezza delle persone“.

La Ong si difende inoltre dalle accuse di violazioni delle leggi internazionali: “Negli ultimi giorni – recita la nota – ci sono state una serie di false accuse sul fatto che LIFELINE ignorerebbe gli ordini di diversi MRCC, quindi è importante sottolineare che l’unico ordine che la nave ha rifiutato è stato quello di consegnare le persone alla cosiddetta Guardia Costiera libica, in quanto questo non sarebbe stato in linea con la Convenzione sui rifugiati di Ginevra, e quindi criminale. Dopo aver chiesto alle autorità libiche in quel porto sicuro potessimo dirigerci, la nave ha ricevuto la risposta di sbarcare a Tripoli, il che – spiegano – sarebbe stata una violazione del principio di non-respingimento, ed è quindi importante affermare che LIFELINE ha obbedito a tutte le istruzioni ricevute da diverse autorità marittime fintantoché fossero conformi al diritto internazionale”.


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