Opera Roma: innovazione e tradizione per Stagione 2018-2019  

Scritto da il 26 giugno 2018

Da Rigoletto all'Angelo di fuoco, Stagione Opera Roma tra tradizione e modernità

Una scena della ‘Vedova allegra’ con la regia di Damiano Michieletto (foto Michele Crosera)

Pubblicato il: 27/06/2018 18:54

La grande tradizione del melodramma e del teatro musicale rivisitata nell’ottica della contemporaneità. E’ questa la chiave di lettura impressa dai vertici del Teatro dell’Opera di Roma alla Stagione 2018-2019, presentata oggi al Costanzi, in linea di continuità con un progetto avviato già nelle precedenti stagioni. Tra le 13 produzioni d’opera ci sono titoli del repertorio, come il ‘Rigoletto’ inaugurale o ‘Tosca’ e ‘Traviata’ amatissime dal pubblico e dai turisti, che si alternano ad altri meno frequentati, come ‘L’Angelo di fuoco’ di Prokof’ev o ‘Orfeo ed Euridice’ di Gluck, affidati ai più grandi nomi della regia contemporanea, da Graham Vick a Damiano Michieletto, Emma Dante e Robert Carsen al suo debutto romano. Ma anche ai direttori d’orchestra ‘di grido’ come Daniele Gatti, che per il terzo anno consecutivo firma l’apertura di stagione dell’Opera di Roma, Michele Mariotti, Gianluca Capuano, Alejo Perez, per citarne alcuni.

“Cerchiamo di portare il meglio del teatro musicale – spiega il sovrintendente Carlo Fuortes – attraverso una serie di coproduzioni nazionali e internazionali, con attenzione alla grande tradizione riletta però con gli occhi della contemporaneità. L’opera infatti è spettacolo dal vivo e deve parlare il linguaggio del contemporaneo”. Gli fa eco il direttore artistico Alessio Vlad: “L’opera lirica rappresenta oggi la sola occasione per interpretare il presente attraverso capolavori del passato. Quindi il pubblico che viene in teatro deve meravigliarsi. Per questo occorre fare teatro musicale scegliendo interpreti adatti alle parti che interpretano, tutti funzionali alla riuscita dello spettacolo, senza più i divi di una volta“.

Stupire il pubblico e divertirlo è dunque la finalità della Stagione 2018-2019 dell’Opera di Roma, fin dalla “copertina del programma – dice Fuortes – illustrata da Gianluigi Toccafondo, che ritrae un pubblico in festa in attesa dello spettacolo”. E proprio con una festa si apre la prima opera in cartellone, ‘Rigoletto’, un nuovo allestimento del Costanzi affidato alla bacchetta di Gatti, che lo considera il “capolavoro di Verdi”, e alla regia di Daniele Abbado (2 dicembre con otto recite fino al 18 dicembre). Il cartellone prosegue all’insegna del belcanto con ‘Anna Bolena‘ di Donizetti, titolo poco rappresentato al Teatro dell’Opera (nel ’77 con Leyla Gencer e nel ’79 con Katia Ricciarelli) che torna al Costanzi con la direzione di Riccardo Frizza e la regia di Andrea De Rosa (6 recite dal 20 febbraio al 1° marzo).

A marzo (dal 15 al 22) dopo 50 anni di assenza dal palcoscenico del Costanzi torna ‘Orfeo ed Euridice‘ di Gluck in una coproduzione con il Théatre des Champs-Elysées di Parigi, Chateau de Versailles Spectacles e Canadian Opera Company. Due debutti romani per il capolavoro di Gluck: quello di Gianluca Capuano sul podio e quello di Robert Carsen alla regia (che tornerà a novembre per il mozartiano ‘Idomeneo’). Subito dopo, dal 14 al 20 aprile, arriva ‘La vedova allegra‘ di Lehàr nel nuovo allestimento in coproduzione con La Fenice e già andato in scena nel teatro veneziano, con la regia di Damiano Michieletto e la direzione di Constantin Trinks, anche lui al suo debutto romano.

Dal 23 maggio al 1° giugno andrà in scena uno dei titoli più attesi della stagione, visto a Roma una sola volta nel 1966, ‘L’angelo di fuoco‘ di Prokof’ev. Opera visionaria immersa in un clima di misticismo ed erotismo, di possessioni ed accoppiamenti col diavolo, che l’autore non vide mai rappresentata e che l’Opera di Roma affida a Emma Dante per la regia e alla bacchetta di Alejo Perez. Dante riprende anche la sua ‘Cenerentola‘ di Rossini che dall’8 al 13 giugno torna sul palcoscenico della fondazione lirica capitolina. L’autunno 2019 vede due titoli mozartiani: ‘Don Giovanni‘ e ‘Idomeneo, re di Creta‘. Il primo costituisce la seconda tappa della trilogia Mozart/da Ponte affidata a Graham Vick che dopo il ‘Così fan tutte’ del 2016 affronta il nuovo allestimento del ‘Don Giovanni’ in attesa delle ‘Nozze di Figaro’. Sul podio Jérémie Rhorer al suo debutto al Costanzi.

L”Idomeneo’, titolo più raro (rappresentato all’Opera di Roma solo una volta, nel 1983), torna nel nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la Canadian Opera Company, con la regia di Carsen e la direzione di Michele Mariotti al suo debutto sul podio del Costanzi.

La stagione si chiude a novembre (al netto del ritorno di due ‘evergreen’ come ‘La traviata‘ firmata Sofia Coppola-Valentino – dal 12 al 16 gennaio 2019 – e la ‘Tosca‘ con le scene e i costumi originali della prima del 1900, dal 7 al 16 dicembre) con la prima assoluta di ‘Un romano a Marte‘, ispirata alla vita di Ennio Flaiano, su musica di Vittorio Montalti e libretto di Giuliano Compagno. Lo spettacolo, vincitore del concorso 2013/2014 bandito dal Teatro dell’Opera per valorizzare nuovi autori contemporanei con titoli ispirati a Roma, vedrà sul podio John Axelrod, e alla regia Fabio Cherstich.

“Per la prima volta – dice Fuortes – in occasione della presentazione della stagione abbiamo inserito anche i titoli di Caracalla, dei quali entro luglio daremo le date. Tra questi spicca una nuova produzione di ‘Aida‘, affidata per la regia a Hugo de Ana”. Al capolavoro verdiano si aggiungeranno la riproposta de ‘La traviata’ e del balletto ‘Romeo e Giulietta’ che andranno in scena anche quest’anno.

Tra le novità, un’iniziativa che si colloca al di fuori del cartellone dell’Opera ma che occuperà il palcoscenico del Costanzi dal 9 al 15 settembre 2019: l’artista sudafricano William Kentridge, che nel maggio del 2017 ha firmato la regia della ‘Lulu’, realizzerà ‘Waiting for the Sybil‘, un’opera d’arte con libertà di ideazione e di scelta, a 50 anni di distanza dal 1968 quando l’Opera di Roma ospitò un evento simile con ‘Work in Progress’ dell’americano Alexander Calder.


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