“Curare insieme corpo e mente dimezza i costi della malattia”  

Scritto da il 29 giugno 2018

Curare insieme corpo e mente dimezza i costi della malattia

(Fotogramma)

Pubblicato il: 30/06/2018 17:42

Mente sana in corpo sano. Il concetto espresso dal poeta latino Giovenale diventa un insegnamento rivolto al mondo medico e sanitario, l’appello a “un approccio olistico” lanciato dagli esperti che al Polo Zanotto di Verona hanno partecipato al Congresso internazionale della European Association of Psychosomatic Medicine (27-30 giugno).

“Dalla letteratura scientifica – spiega all’AdnKronos Salute Mirella Ruggeri, presidente del meeting – arrivano ormai prove numerosissime, ineludibili e lapidarie, della necessità assoluta di combattere l’associazione fra problemi di salute fisica e di salute mentale”. Un binomio che interessa con disturbi come ansia e depressione il 25% dei pazienti con patologie croniche o cronicizzabili – per esempio cardiopatie, diabete, sclerosi multipla o altre condizioni neurologiche, tumori – con punte del 50-60% per alcune forme di cancro. Intervenendo sui due fronti, curando cioè il corpo insieme alla mente, non solo “si migliora nettamente la prognosi della malattia fisica“, ma “si abbatterebbero anche i costi evitabili della patologia, diretti e indiretti”, con risparmi che secondo le stime possono andare dal 30 al 50%.

“Perdita di funzionalità del malato, interventi inutili, medicina difensiva, scarsa aderenza alle cure, abbandono delle terapie con il rischio di rivolgersi a pratiche di efficacia non provata o senza evidenze scientifiche”. Queste le voci di “un risparmio possibile da reinvestire in sanità”, riassume Ruggeri che a Verona è professore ordinario di Psichiatria all’università, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell’ateneo e della Clinica psichiatria dell’azienda ospedaliera universitaria integrata-Aoui. “Il rapporto fra salute fisica e mentale è una delle priorità future nella gestione della salute per tutta la popolazione”, ammoniscono i promotori del summit che ha riunito oltre 600 professionisti di area medica e psichiatrica da 45 Paesi del mondo.

L’evento scientifico è stato patrocinato da Regione Veneto, Comune, università e Aoui di Verona, European Psychiatric Association, International College of Psychosomatic Medicine, Società italiana di psichiatria di consultazione e Società italiana di medicina psicosomatica. Il punto di partenza della riflessione è che “le malattie fisiche e mentali condividono fattori di rischio comuni con effetti non solo additivi, ma anche sinergici”, precisa Ruggeri. In altre parole, “le patologie del corpo e della psiche interagiscono reciprocamente“.

Eppure, osservano gli specialisti, da una parte “i medici tendono a concentrarsi sui sintomi e sugli organi sottovalutando l’importanza dei problemi di salute mentale, specie quando accompagnano una grave malattia fisica”, pensando magari che i problemi di salute mentale siano “semplici corollari della patologia principale, destinati a scomparire con il miglioramento della malattia fisica”. Dall’altra parte, anche “gli psichiatri, gli psicologi e in generale i professionisti che operano nell’ambito della salute mentale possono essere altrettanto riluttanti ad affrontare le comorbilità mediche nei loro pazienti”.

Ma “la scarsa attenzione prestata all’interazione tra disturbi fisici e mentali – ammonisce Ruggeri – ha un impatto negativo in termini di costi sanitari e sociali, a causa dell’uso intensivo, eccessivo o inappropriato delle risorse, nonché dei costi indiretti come diminuzione della produttività, disabilità e riduzione della qualità della vita”. Costi che appunto sarebbero “evitabili con l’implementazione di interventi integrati e innovativi che affrontino efficacemente la complessità bio-psico-sociale”.

“Nella sofferenza psichica – precisa la presidente del Congresso – c’è una componente che può insorgere in modo indipendente dalle situazioni di vita, ma c’è un’altra componente in cui giocano un ruolo condizioni stressanti o vissute come una minaccia, ad esempio una malattia fisica. Le reazioni più comuni sono ansia e depressione, che da forme subcliniche (sentirsi scoraggiati, un po’ giù) possono arrivare anche a livelli di gravità analoga a quelli delle depressioni che non hanno una patologia fisica alla base”.

Il mal di vivere che si accompagna al disturbo fisico, puntualizza Ruggeri, “non dipende necessariamente dalla gravità della malattia in sé, bensì da quanto la condizione vissuta va a compromettere funzioni importanti per il singolo paziente”. Ed è ormai più che provato, ribadisce l’esperta, che “l’associazione fra problema organico e mentale implica una prognosi peggiore per la patologia fisica da tutti i punti di vista, anche in termini di sopravvivenza“. Il paziente può ad esempio “prendersi meno cura di sé, diventare più scettico nei confronti dei trattamenti prescritti, avere una ridotta compliance terapeutica e in alcuni casi fuggire dalle cure, imboccando strade alternative” potenzialmente rischiose, anche frutto di ‘fake news‘ che rimbalzano su Internet.

“Un altro concetto emerso dai lavori – aggiunge la psichiatra – è che” nei casi di malattia fisica associata a un disturbo mentale, “il solo uso dei farmaci, non associato a forme di psicoterapia anche semplici e brevi, riduce l’efficacia del medicinale stesso. E’ stato osservato per esempio in medicina palliativa che l’associazione del farmaco alla psicoterapia diminuisce nettamente nel paziente la sensazione di dolore”. In conclusione, per Ruggeri “è fondamentale che ad ogni livello”, medico- scientifico e sanitario, politico e istituzionale, “si acquisisca consapevolezza della necessità di un approccio olistico, integrato”. Perché corpo e mente “non sono ambiti separati”. E quando soffrono insieme, insieme vanno curati.


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