Migranti, accordo tra luci e ombre  

Scritto da il 29 giugno 2018

Migranti, accordo tra luci e ombre

(Foto Afp)

Pubblicato il: 30/06/2018 07:33

Con il passare delle ore e il susseguirsi delle dichiarazioni emergono con più chiarezza le luci e le ombre dell’accordo raggiunto al vertice Ue sui migranti. A ben guardare, al di là di quanto scritto nelle conclusioni del Consiglio Europeo, di fatto restano alcuni nodi e questioni irrisolte. E’ lo stesso premier Giuseppe Conte ad ammettere: “Se avessi potuto scrivere da solo le conclusioni, qualche passaggio lo avrei scritto diversamente“, salvo poi dirsi soddisfatto del vertice, “considerato che si è trattato di una lunga e complessa negoziazione tra 28 Stati”.

“L’ITALIA NON E’ PIU’ SOLA” – L’Italia incassa il risultato di un nuovo approccio alla questione migratoria. Il Consiglio Europeo, si legge nelle conclusioni, “ribadisce che il buon funzionamento della politica dell’Ue presuppone un approccio globale alla migrazione“. Inoltre, per eliminare “ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi, occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri“. Punto, questo, che insieme ad altri capitoli fa dire al premier: “Da questo Consiglio Europeo esce un’Europa più responsabile e più solidale. L’Italia non è più sola. E’ affermato il principio che chi arriva in Italia arriva in Europa“.

I NODI – A tenere banco però è anche uno dei nodi oggetto dell’ennesimo acceso confronto tra Italia e Francia, quello del Paese di primo arrivo. Il presidente francese Emmanuel Macron scandisce che per quanto riguarda i centri ‘sorvegliati’ destinati ai migranti in Europa, “è su base volontaria anzitutto e sono i Paesi di primo arrivo che devono dire se sono candidati ad aprire questi centri, se lo desiderano. Alcuni lo hanno detto intorno al tavolo, ma sta a loro dirlo pubblicamente”.

Macron avverte che “sui centri controllati sul suolo europeo bisogna essere molto precisi. Si inseriscono nell’ambito degli accordi di Dublino e di diritto internazionale. Innanzitutto ci sono le regole internazionali che vanno rispettate, quelle marittime e umanitarie che prevedono che quando una nave viene presa in carico e quando ci sono rischi umanitari, debba andare nel porto sicuro più vicino. Questa regola deve essere rispettata e sarà rispettata”. E per quanto riguarda i centri controllati sul suolo europeo di prima accoglienza, sottolinea Macron, le cose non cambiano perché è previsto dagli accordi di Dublino. “Finché non ci sarà una riforma degli accordi le regole sono quelle”, dice a chiare lettere il capo dello Stato francese. Quindi “la Francia non essendo un Paese di prima accoglienza non avrà centri ma nei Paesi che sono quelli di primo arrivo avranno finanziamenti e la solidarietà europea se lo vorranno. E’ tipicamente il caso della Grecia, vedremo quello che dirà l’Italia”, che “può scegliere e sollecitare la solidarietà”.

Ma per il premier italiano, Macron, quando ha affermato che i centri sorvegliati per i migranti menzionati nelle conclusioni del Consiglio Europeo dovranno essere ubicati nei Paesi di primo arrivo, “era stanco, lo smentisco. Nell’articolo 6 – dice Conte – non si fa riferimento a un Paese di primo o secondo transito. E non è scritto nell’articolo 12, dove si parla della riforma del regolamento di Dublino, su cui tutti siamo d’accordo, e che abbiamo sottoscritto”. Quanto all’ubicazione dei centri sorvegliati per i migranti “vedremo: qualche Paese informalmente ha già dato la disponibilità, non l’Italia. Vedremo, ovviamente è un po’ difficile pensare ai Paesi scandinavi, ma non è escluso nessun Paese, neanche la Francia”.

C’è poi la questione dei movimenti secondari. “Io non ho sottoscritto nessun accordo specifico con la cancelliera Angela Merkel, non ho promesso alcunché” sottolinea il presidente del Consiglio. “Abbiamo chiarito sin dall’inizio – continua Conte – che non avremmo neppure accettato, come ho chiarito alla cancelliera Merkel, di discutere di movimenti secondari se non avessimo prima risolto e affrontato i movimenti primari. Così è stato. Nell’ambito dell’approccio integrato e multilivello che abbiamo chiesto, è ovvio che c’è anche una dimensione, a un certo punto, riguardante i movimenti secondari. Se la domanda è ‘vi riprenderete i migranti registrati in Italia, per effetto di questo accordo’, la risposta è ‘no'”.

“Abbiamo semplicemente deliberato delle conclusioni su cui andremo a lavorare e in prospettiva c’è anche la riforma di Dublino. Sono tutti principi che abbiamo affermato, che cercheremo di tradurre quanto prima e che cercheremo di attuare. Ma non c’è nessun impegno specifico sui movimenti secondari”, ribadisce Conte.

VISEGRAD – E’ da considerare inoltre la posizione del blocco Visegrad. Durante il negoziato, gli ossi più duri da convincere sarebbero stati, come sempre su questi temi, proprio i Paesi del gruppo, in particolare l’Ungheria di Viktor Orban. Non a caso al punto 6 delle conclusioni si specifica che “tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati” per migranti, “ricollocazione e reinsediamento compresi (i Paesi del gruppo di Visegrad, cioè Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, sono sempre stati fieramente contrari ai ricollocamenti obbligatori, ndr), saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino”.

“Ho parlato anche con i Paesi del gruppo di Visegrad – dice Macron – se ascoltiamo le dichiarazioni può sembrare che ci sia una convergenza” con alcune problematicità espresse da altri Paesi come l’Italia “ma in realtà – osserva il presidente francese – ci sono interessi fortemente contradditori“. “Per quei Paesi del gruppo di Visegrad, in particolare, è inaccettabile ritornare sul tema delle responsabilità dei Paesi di prima accoglienza. Non vogliono. E l’accordo è stato trovato in considerazione anche di questo dato di fatto. E’ stato costruito un compromesso“, sottolinea Macron.

Soddisfatto il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. “Dopo due anni di difficili discussioni, controversie e pressioni, l’intera Ue ha adottato all’unanimità le posizioni dei Quattro di Visegrad e della Polonia: no ai ricollocamenti obbligatori e unanimità sulla riforma di Dublino”, ha twittato la Rappresentanza della Polonia presso l’Ue.

Insomma un quadro abbastanza caotico da cui emerge ancora una volta la disunione europea. E’ di gran lunga “troppo presto” per affermare che l’Ue ha risolto con successo la sfida migratoria, dice il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, al termine della maratona negoziale a Bruxelles. Perché l’accordo raggiunto è “la parte più facile del compito se paragonato con ciò che ci attende sul terreno”.


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