“Per te non c’è posto”, palestra negata a senegalese  

Scritto da il 29 giugno 2018

Per te non c'è posto, palestra negata a senegalese

(Fotolia)

Pubblicato il: 30/06/2018 17:18

Karamba, un senegalese di 31 anni, vuole iscriversi in palestra ma per lui non c’è nulla da fare: non c’è posto. Per il suo amico Umberto, invece, 32enne italiano, nessun problema. L’iscrizione può essere effettuata anche subito. Accade a Monselice, in provincia di Padova, come racconta ‘Il Mattino di Padova’. “Non sono assolutamente razzista, ma ho avuto brutte esperienze con utenti di colore e quindi ora faccio selezione” spiega il gestore della palestra, Rodolfo Boetto.

L’episodio è stato raccontato al quotidiano dallo stesso Karamba Diouf, arrivato anni fa in Italia e che oggi lavora in una cooperativa impegnata nell’accoglienza. “Due settimane fa mio cugino è venuto a chiedere a questa palestra se c’era posto per lui – dice Karamba -. Gli è stato risposto che era tutto pieno. Lui parla effettivamente male l’italiano e quindi sono ritornato dopo qualche ora io. Stessa risposta; anzi, mi è stato chiaramente detto che per ‘noi’ non c’è posto in palestra“.

E il discorso non cambia quando poi Karamba si ripresenta qualche sera fa nella stessa palestra. Il titolare risponde: “Questo è un circolo privato e abbiamo solo 200 posti. Al momento è tutto pieno. Quando uno si toglie, ne può entrare un altro. Se vai avanti per questa strada trovi una palestra che invece apre a tutti”. Dopo aver ascoltato la conversazione registrata da Karamba, Alberto Ruggin di +Europa e collega del senegalese pensa a un test: mandare l’amico italiano Umberto in palestra per avanzare la stessa richiesta di Karamba.

La risposta del titolare però è la seguente: “Per giugno siamo aperti dalle 10 fino alle 22 dal lunedì al venerdì ma a luglio gli orari cambiano”. E poi dopo alla domanda di Umberto “Ci sono orari in cui è strapieno?”, il titolare della palestra replica: “Qui è difficile aspettare! Se ti interessa non occorre avvisare: puoi venire anche domani“.

“Non chiamatemi razzista – precisa poi il titolare della struttura -. Il 30 per cento dei miei iscritti è straniero e ho anche utenti della pelle nera, che vivono qui da tempo, che lavorano e che sono perfettamente integrati. Purtroppo nell’ultimo anno, con l’aumentare di utenti di colore, sono aumentati anche episodi spiacevoli. Ci sono stati furti negli spogliatoi e ho elementi certi per attribuirli a loro. È frustrante perdere clienti in questo modo. Quando entra qualcuno di loro, guardo molto a come si presenta e valuto l’opportunità o meno di iscriverlo”. Fino a un anno e mezzo fa la palestra era un circolo chiuso, conclude Boetto ma ora “siamo associazione sportiva aperta a tutti”.


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