Mafia, l’affondo di Di Maio  

Scritto da il 1 luglio 2018

Mafia, l'affondo di Di Maio

(Fotogramma)

Pubblicato il: 02/07/2018 17:23

“La mafia è un atteggiamento prima di tutto, prima ancora di un’organizzazione criminale. Questo atteggiamento lo vediamo nelle organizzazioni criminali, quelle che Nino De Masi ha denunciato come imprenditore, ma lo vediamo anche in altri istituti che non sono criminali: lo vediamo in alcuni atteggiamenti delle banche perché ci sono sentenze che riconoscono l’usura fatta dalle banche”. Ad affermarlo è il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio al termine dell’incontro al ministero con l’imprenditore calabrese Nino de Masi.

E questo atteggiamento mafioso, rileva ancora Di Maio, “a volte lo vediamo in alcuni esponenti dello Stato e in alcune organizzazioni dello Stato“. Proprio per questo, sottolinea, “vogliamo portare avanti politiche e comportamenti per cui lo Stato debba cominciare ad essere rispettato”.

De Masi, spiega, “è uno di quegli imprenditori coraggiosi che hanno il coraggio non solo di denunciare le organizzazioni criminali, non solo di combatterle, ma poi di lottare ogni giorno per tenere aperta l’impresa, per salvare i propri dipendenti dalla disoccupazione e allo stesso tempo che ha avuto il coraggio di denunciare tutto quello che succede nel mondo delle banche e degli istituti di credito”.

De Masi, rileva ancora Di Maio, “ha firmato un accordo al Mise in presenza di esponenti del governo. A questo accordo partecipavano anche delle banche. Queste banche se ne sono infischiate dell’accordo firmato davanti al governo: se questi accordi non valgono più nulla, se il patrocinio e la parola dello Stato italiano non valgono più nulla a tal punto che le banche se ne fregano di un ministro e di un viceministro, allora c’è qualcosa che non va”, sottolinea.

Per Di Maio “questa gente”, come le aziende che delocalizzano dopo aver ricevuto incentivi e mancato alla loro parola sui livelli occupazionali, “è stata abituata troppo male dai politici di prima”: “Dobbiamo cominciare di nuovo a rivendicare rispetto, ad esigere rispetto dello Stato. Se lo Stato sarà rispettato lo saranno anche i cittadini”.

Quello che è successo a De Masi “non dovrà più accadere ad altri imprenditori”, sottolinea Di Maio annunciando che esponenti del Governo si recheranno nella sua azienda per far sentire la vicinanza dello Stato.


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