“Salvate il rinoceronte bianco del Nord”. Speranza dai primi embrioni in vitro  

Scritto da il 3 luglio 2018

Salvate il rinoceronte bianco del Nord. Speranza dai primi embrioni in vitro

In primo piano Najin, una delle due ultime femmine di rinoceronte bianco del Nord rimaste sul pianeta (Fotogramma)

Pubblicato il: 04/07/2018 19:41

E’ un primo passo, la prova generale che precede la sfida più grande: salvare il rinoceronte bianco del Nord da un’estinzione ormai certa, visto che su tutto il pianeta sono rimaste solo due femmine di questa specie. La nascita del figlio della speranza è ancora un sogno e gli ostacoli da superare non sono pochi, ma un team internazionale di scienziati – con in prima linea l’italiano Cesare Galli, ‘papà’ del primo toro clonato Galileo e della prima cavalla ‘fotocopia’ Prometea – sta lavorando perché veda la luce. Il primo traguardo è stato raggiunto, annunciano oggi i ricercatori a tutto il mondo, sulla rivista ‘Nature Communications’: sono stati creati con successo in provetta i primi embrioni ibridi, da ovociti di rinoceronte bianco del Sud e spermatozoi di rinoceronte bianco del Nordche arrivano dai campioni crioconservati, prelevati da maschi poi deceduti.

E nel gelo sono ora custodite anche le preziose blastocisti, in attesa di essere trasferite in mamme surrogate. “Entro un anno contiamo di avere la prima gravidanza”, spiega all’AdnKronos Salute Galli, fondatore di Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica con sede a Cremona. La gestazione dei rinoceronti dura 16 mesi e si guarda con ansia al momento in cui verrà al mondo il primo cucciolo ‘ibrido’. Sarà la prova che è tecnicamente possibile dare una discendenza al rinoceronte bianco del Nord. Solo allora, quando si avrà la certezza che tutte le tappe del complicato percorso di rinascita possano andare in porto, si tenterà il tutto per tutto per una prole ‘100% Nord’.

Intanto, sottolinea Thomas Hildebrandt del Department of Reproduction Management del German Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research a Berlino, il passo appena compiuto è una prima assoluta: “Questi sono i primi embrioni di rinoceronte prodotti in vitro. E hanno una possibilità molto alta di dar luogo a una gravidanza una volta impiantati in una madre surrogata“. Quale? Saranno le femmine del Sud a dare una mano a quelle del Nord, portando nel loro grembo i piccoli e facendo in futuro da madri surrogate a una popolazione del Nord in formazione. Al contrario del Northern White Rhino, oggi si contano circa 21 mila esemplari della specie del Sud in Africa meridionale.

Quando il lavoro degli scienziati è stato proposto a fine 2017 per la pubblicazione, 17 ovociti di femmine di rinoceronte bianco del Sud, ‘ospiti’ di zoo europei, erano stati fecondati con seme di maschi della stessa sottospecie ottenendo 3 embrioni, mentre 13 ovociti sempre del Sud erano stati fecondati col seme del Nord e avevano dato 4 embrioni ibridi. Ma l’attività del team è andata avanti e “adesso abbiamo altri due embrioni prodotti con seme del Nord nel mese scorso”, aggiunge Galli. Gli embrioni crioconservati si trovano nel laboratorio di Cremona. I ricercatori hanno dovuto adattare le tecniche di riproduzione assistita utilizzate nei cavalli alle circostanze particolari dei rinoceronti e mettere a punto procedure pionieristiche.

Il primo nodo da affrontare è stato la raccolta degli ovociti. Questi pachidermi hanno una cute inscalfibile e per prelevarli gli esperti internazionali hanno utilizzato un dispositivo di quasi 2 metri brevettato recentemente, eco-guidato e posto per via transrettale. Quando sullo schermo dell’ecografo portatile compariva un follicolo, si attivava un ago speciale che perforando la parte intestinale arrivava all’ovaio e raccoglieva l’ovocita. La stessa strategia (con un catetere) sarà utilizzata per il trasferimento degli embrioni nelle madri surrogate. Gli ovociti sono stati spediti ad Avantea. “Nel nostro laboratorio – dice Galli – siamo stati in grado di sviluppare procedure per maturare gli ovociti, fecondarli mediante iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (Icsi) e coltivarli. Abbiamo così avuto per la prima volta blastocisti di rinoceronte – fase iniziale di un embrione – sviluppate in vitro, analogamente a ciò che facciamo abitualmente per i bovini e i cavalli. Poiché il seme del Nord era di qualità scadente, abbiamo usato un protocollo di attivazione dopo l’Icsi”.

LA STRATEGIA: RIPRODUZIONE ASSISTITA E CELLULE STAMINALI Il team ha anche derivato due linee di cellule staminali da blastocisti della sottospecie Sud con “tutte le caratteristiche tipiche delle staminali embrionali, cellule indifferenziate, e un’elevata capacità di differenziazione in diversi tipi cellulari”, evidenzia Galli. Cellule che sono state inviate a Berlino dove si lavora al differenziamento in gameti. Anche la ricerca sulle staminali è un passo importante per la missione di salvataggio del rinoceronte bianco del Nord. Poiché sono rimaste solo due femmine e lo sperma proviene da appena 4 maschi, la sola tecnica di riproduzione assistita e fecondazione in vitro non basterebbe a creare una popolazione autosufficiente con la necessaria variabilità genetica. Per questo si lavora a un approccio aggiuntivo con i super esperti di ‘cellule bambine’.

“In futuro – spiegano Sebastian Diecke del Max Delbrück Center for Molecular Medicine presso l’Helmholtz Association (Berlino) e Katsuhiko Hayashi del Dipartimento di biologia e medicina delle cellule staminali della Kyushu University (Giappone) – il nostro obiettivo è quello di produrre cellule germinali primordiali in vitro da staminali pluripotenti indotte (iPS) ottenute da cellule somatiche crioconservate in passato” da 13 individui di Nwr (Northern White Rhino). “In un secondo momento saranno poi trasformate in ovociti e spermatozoi”. “Pensiamo sia un’operazione sostenibile – fa notare Galli – I risultati di uno studio pubblicato a fine maggio da colleghi di San Diego hanno infatti dimostrato che la variabilità genetica dei 13 individui di Nwr è maggiore di tutta la popolazione del Sud messa assieme”.

“Il successo dello sviluppo di un embrione ibrido – aggiunge Jan Stejskal, direttore dei progetti internazionali nel Safari Park Dvůr Králové nella Repubblica ceca – è un passo importante verso la prima nascita di un rinoceronte bianco settentrionale attraverso tecniche di riproduzione artificiale. Già una metà delle informazioni genetiche proviene dal Northern White Rhino”. “Gli embrioni ibridi ottenuti sono stupendi e ci sono buone speranze”, sottolinea Galli. Combinando la ricerca sulle staminali con la tecnica di riproduzione assistita appena sviluppata, sottolinea il team internazionale, “forniremo un modello per salvare le specie seriamente minacciate da estinzione ormai ridotte a numeri che rendono impossibili gli sforzi di conservazione convenzionali”.

La situazione dei rinoceronti bianchi del Nord è ‘disperata’. La popolazione è crollata da 2 mila individui negli anni ’60 alle due uniche superstiti di oggi, “madre e figlia di 18 e 25 anni fortunatamente ancora in età fertile”, spiega Galli. Le ultime due femmine di Nwr, da cui dipendono le sorti della sottospecie, sono nate a Dvůr Králové e attualmente risiedono in custodia nella riserva naturale Ol Pejeta, vicino al Monte Kenya. E proprio dalle autorità dell’area si attendono ora i permessi per procedere con il prelievo degli ovociti. “Contiamo di avere l’autorizzazione entro l’anno” per raggiungere la meta decisiva di creare embrioni puri del Nord. Sperando, magari nel giro di un quinquennio, di veder nascere il cucciolo della speranza.

QUADRO ALL’ASTA E DONAZIONI, CACCIA AI FONDI – Gli scienziati non hanno mai smesso di crederci, tanto da mettere persino un quadro all’asta pur di ricavare fondi da dedicare all’impresa. A marzo 2018 è arrivata la notizia della scomparsa dell’ultimo maschio, Sudan, morto di vecchiaia senza poter vedere nascere un altro esemplare della propria famiglia, ridotta ormai a due unici membri: le due femmine Fatu e Najin. Il team internazionale ha incassato il colpo ed è andato avanti.

“Questa ricerca è rivoluzionaria – osserva Steven Seet, responsabile comunicazione del German Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-Izw) a Berlino – Stiamo assistendo allo sviluppo di un metodo che può aiutare a compensare l’impatto negativo degli esseri umani sulla natura. Siamo molto grati per le donazioni ricevute da privati che sostengono la nostra corsa contro il tempo. Speriamo che i risultati raggiunti possano convincere più persone e autorità pubbliche che questo nuovo approccio funziona ed è meritevole di sostegno”. Ogni donazione è benvenuta, è il messaggio. Tempo fa per la causa il Leibniz-Izw ha messo all’asta non solo un quadro che ritrae il rinoceronte bianco, del pittore ungherese Anton Molnár (vendita che ha portato alla causa 20 mila euro, ricorda Galli), ma anche una stampa 3D di un teschio di rinoceronte del Politecnico di Berlino.

“Abbiamo lavorato con budget ridotti, autofinanziandoci e ricevendo qualche piccola donazione di privati – spiega Galli all’AdnKronos Salute – Ne ricordo per esempio una da Sumatra, dove c’è un’impresa che gestiva piantagioni di olio di palma e ha sottratto in Borneo habitat ai pachidermi”. E non sono mancate le critiche. “C’è chi dice che è troppo tardi, che il rinoceronte bianco del Nord è ormai tecnicamente estinto, che anche se lo salviamo non sopravvive in un ambiente ormai compromesso”, elenca lo scienziato tricolore. I rinoceronti bianchi del nord, ricordano gli esperti, sono i mammiferi più minacciati sulla Terra e tutti gli sforzi di conservazione per salvare questa specie “sono stati vanificati da attività umane come il bracconaggio, le guerre civili e la perdita di habitat”.

Fra le osservazioni ricevute dalla squadra di scienziati intenzionata a impedirne l’estinzione, qualcuno “ha anche avanzato l’obiezione che si sprecano soldi che potrebbero servire per salvare altre specie con approcci classici”, dice Galli. E’ stato rigoroso anche il percorso che ha portato poi alla pubblicazione dei dati scientifici. Gli esperti che si occupano della revisione dei contenuti dei lavori hanno chiesto diverse verifiche agli autori, perfino una sorta di ‘test di paternità’ per gli embrioni ottenuti in provetta, racconta lo scienziato italiano. “I nostri risultati sono solidi, riproducibili e molto promettenti”, commenta Hildebrandt, che da oltre 20 anni coltiva il sogno di salvare il pachiderma.

Per Galli questa “è stata una sfida – dice – Volevo provare qualcosa di nuovo e mai fatto prima”. Ora lo scienziato italiano guarda alla prossima tappa: il trasferimento degli embrioni creati nel laboratorio di Cremona in madri surrogate, femmine di rinoceronte bianco del Sud, che daranno una mano alle ‘cugine’ del Nord (le due sottospecie vivono in natura a più di mille chilometri di distanza). Il primo a nascere sarà un cucciolo ibrido Sud-Nord, sognando l’arrivo del piccolo ‘100% Nord’. “A Praga in un safari park 20 anni fa c’erano già stati individui ibridi – ricorda Galli – Non sono specie molto diverse fra loro, si possono incrociare. Il nostro bufalo mediterraneo è stato incrociato in Cina con quello di palude e si è visto che gli animali erano fertili. Sicuramente le critiche ci saranno sempre e comunque sta di fatto che non avevamo un’altra opzione per salvare il genoma del rinoceronte bianco del nord“.

Gli scienziati non solo i soli a crederci e hanno dalla loro parte anche piccoli sostenitori. “Una bambina di 10 anni – aveva raccontato tempo fa Hildebrandt al ‘Guardian’ – ha donato 100 euro dal suo salvadanaio. Quindi i bambini riconoscono davvero l’importanza” della missione, “anche se i politici no”.


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