Bitcoin: Conio, verso ingresso massiccio banche nel mercato  

Scritto da il 4 luglio 2018

Bitcoin, Conio scommette su ingresso banche nel mercato

(Bloomberg photo by Chris Ratcliffe).

Pubblicato il: 05/07/2018 15:28

di Vittoria Vimercati

Che fine ha fatto il Bitcoin? Dal picco di dicembre 2017, quando ha raggiunto il massimo storico di 20mila dollari, il suo valore è crollato. Dopo una drastica correzione del 70%, la moneta digitale si è stabilizzata intorno ai 6mila dollari, tra chi parla di una bolla, una moda finita, e chi invece di una normalizzazione della criptovaluta in vista di un nuovo balzo esponenziale.

I bit-ottimisti guardano a due indizi: il primo è che la volatilità è molto diminuita negli ultimi mesi; il secondo è che l’ultima correzione “è stata di gran lunga inferiore rispetto a quelle viste dopo i due precedenti picchi”, nel 2011 e nel 2014. Christian Miccoli, che ha lavorato più di due anni alla messa a punto di Conio, società fintech che offre servizi blockchain a privati e aziende per la compravendita di criptovalute, è certo che nei prossimi anni il mercato esploderà. “Tra 2018 e fine 2019, almeno una o due banche per Paese europeo entreranno nel mercato. Dal 2020 l’ingresso sarà massiccio, con un effetto sui prezzi”, è la sua previsione.

Per il co-fondatore e ceo di Conio, saranno gli operatori finanziari tradizionali a ritagliarsi uno spazio per quello che appare sempre più come un asset piuttosto che una moneta. Nel Regno Unito, ha aperto le danze la banca digitale Revolut, che ha permesso il trading di criptovalute spiazzando i concorrenti.

In Italia, gli istituti hanno due possibilità con i Bitcoin: “Ci sono diversi approcci: possono incorporarli in qualche prodotto di investimento, tipo assicurazioni vita e fondi, o trattarli come una valuta, da utilizzare anche per le spese quotidiane”, spiega Miccoli in un’intervista all’Adnkronos. Nel settore investimenti, le caratteristiche del Bitcoin sono “particolarmente interessanti e rare, perché proteggono da crisi e rischi sistemici”.

I Bitcoin in circolazione, che oggi hanno un valore di circa 120 miliardi dollari, “non hanno alcuna correlazione con i classici mercati finanziari”. E, in casi estremi, “possono anche salvare un portafoglio“. L’ideale sarebbe limitarli all’1% o 2% del patrimonio, “naturalmente con la dovuta attenzione”.

L’interesse del pubblico resta alto: non ci sono numeri certi, ma ad esempio Bitcoin talk, il forum di discussione sul tema, è frequentato in Italia da più di 200mila persone. La stessa Poste italiane, con una quota del 17-18%, è nell’azionariato di Conio dal 2015, dopo l’investimento di Postecom. L’app, che dopo una lunga fase di test ha aperto a tutti ufficialmente a febbraio, ha “già qualche migliaio di clienti” e, secondo Miccoli, l’accordo con Confinvest per convertire Bitcoin in oro e viceversa non drenerà investimenti verso il bene rifugio per eccellenza. “E’ un momento in cui la gente tende a comprare, non a vendere”.

LA QUESTIONE SICUREZZA

L’alone di mistero e indeterminatezza che circonda gli scambi della criptovaluta inventata da Satoshi Nakamoto, spesso preda di cyberattacchi, può essere superato con un buon sistema di deposito e sicurezza delle criptomonete. Conio punta a offrire questo a risparmiatori e intermediari finanziari: strumenti a prova di furti e smemoratezza per poter gestire i Bitcoin.

Insieme a Vincenzo Di Nicola, l’altra ‘mente’ di Conio, Miccoli, che in passato è stato amministratore delegato di CheBanca e padre del Conto Arancio di Ing, ha realizzato un software di sicurezza con una tecnologia “tra le più avanzate”. La chiave del proprio wallet, fondamentale per disporre delle criptovalute, viene spacchettata in tre pezzi: “Il concetto alla base è quello della responsabilità distribuita: un pezzo lo ottiene il cliente, uno noi e un altro un’organizzazione esterna. Ma bastano due parti della chiave per risalire alla stringa intera: così, il cliente è protetto anche se Conio sparisce”.

Per banche e assicurazioni, l’obiettivo è dare “un’alternativa forte e solida ai rischiosi Exchange (i siti dove si negoziano i Bitcoin, ndr) per la custodia di asset digitali”. Se gli operatori finanziari tradizionali sbarcassero nel mercato dei Bitcoin, secondo Miccoli “non sarebbe così impensabile se ques’ultimo riuscisse a eguagliare le dimensioni di quello dell’oro”, che di dollari ne vale 15mila miliardi.


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