Grande Barriera Corallina a rischio sbiancamento ogni 2 anni 

Scritto da il 4 luglio 2018

Grande Barriera Corallina a rischio sbiancamento ogni 2 anni

(Xinhua)

Pubblicato il: 05/07/2018 12:38

La Grande Barriera Corallina australiana potrebbe subire devastanti eventi di sbiancamento di massa dei coralli ogni due anni entro il 2034 a meno che le emissioni di gas serra non vengano ridotte drasticamente. E’ quanto rivela un rapporto del Climate Council, organizzazione non profit australiana.

Il Reef, al largo della costa orientale dell’Australia, è il più grande sistema corallifero del mondo, più grande dell’Italia, e uno degli ecosistemi più biodiversi del Pianeta con milioni di forme di vita marine. Negli ultimi anni, ha subito attacchi a causa di un’epidemia di stelle corona di spine, sedimentazione, degradazione della qualità dell’acqua, acidificazione degli oceani e massicci eventi di sbiancamento in sequenza, nel 2016-17, che secondo gli scienziati hanno ‘cotto’ parti della scogliera.

Secondo il report, l’aumento delle temperature superficiali del mare nel corso dell’ultimo secolo ha portato a ondate di calore marine globali più frequenti e prolungate. “Entro il 2034 – avverte lo studio – le temperature oceaniche estreme che hanno portato agli eventi di sbiancamento del 2016 e del 2017 potrebbero verificarsi ogni due anni. Un intervallo così breve tra gli eventi di sbiancamento non è sostenibile in quanto lo sviluppo dei coralli richiede almeno un decennio“.

A seguito dell’evento di sbiancamento del 2016-17, circa il 30% dei coralli della barriera è morto e alcune aree hanno registrato il 75% di mortalità. Lo sbiancamento ogni due anni “segnerà il certificato di morte per la meraviglia naturale più grande del mondo”, ha dichiarato Lesley Hughes, responsabile del Climate Council e professore di ecologia.

Il rapporto afferma che la futura sopravvivenza delle barriere coralline di tutto il mondo, compresa la Grande Barriera Corallina, dipende da quanto profondamente e rapidamente i livelli di inquinamento da gas serra saranno ridotti negli anni a venire.

“Lo sbiancamento di massa dei coralli senza precedenti della Grande Barriera Corallina nel 2016 è stato reso almeno 175 volte più probabile per via dei cambiamenti climatici – ha detto Hughes – Negli anni ’80 potevamo osservare mediamente un intervallo di 27 anni tra gli eventi di sbiancamento in tutto il mondo. Ora colpiscono in media ogni sei anni. Intense ondate di calore marine si verificano ora più spesso in tutto il mondo, durano più a lungo e sono più violente che mai”.

Il rapporto del Climate Council afferma che le temperature globali della superficie del mare sono aumentate di 0,2 gradi Celsius tra il 1992 e il 2010, il che ha aumentato le probabilità di ondate di calore marine più frequenti e prolungate. “A meno che non venga intrapresa un’azione drastica, lo sbiancamento estremo dei coralli sarà la nuova normalità entro il 2030“, ha continuato Hughes.

Martin Rice, amministratore delegato del Climate Council, ha affermato che il futuro delle barriere coralline di tutto il mondo dipende dal fatto che i singoli Paesi, compresa l’Australia, facciano ciascuno la propria parte per affrontare efficacemente i cambiamenti climatici. Secondo Rice, limitare l’aumento della temperatura globale a non più di 1,5 gradi Celsius al di sopra dei livelli pre-industriali, come indicato nell’Accordo sul clima di Parigi, è fondamentale per la sopravvivenza delle barriere coralline in tutto il mondo, e delle economie ed operatori turistici che da esse dipendono.

La barriera è una delle maggiori attrazioni turistiche australiane e genera circa 4,7 miliardi di dollari americani all’anno, fornendo oltre 64.000 posti di lavoro. “Non possiamo mettere le nostre teste nella sabbia mentre le ondate di calore marine si intensificano a causa dell’uso di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas in tutto il mondo – ha detto Rice – Abbiamo tutti un ruolo da svolgere nel ridurre i livelli di inquinamento dei gas serra al fine di proteggere queste meraviglie naturali: l’unica cosa che si frappone è la volontà politica”.

A maggio l’Australia ha annunciato che prevede di spendere 380 milioni di dollari Usa per ripristinare e proteggere la barriera nei prossimi anni, compreso il miglioramento della qualità dell’acqua.

L’Australia, però, registra uno dei più alti tassi di emissione pro capite al mondo. L’anno scorso, le emissioni di gas serra dell’Australia sono aumentate per il terzo anno consecutivo, avvicinandosi al massimo storico e restando significativamente lontano dall’obiettivo del governo di ridurre le emissioni dal 26 al 28% entro il 2030 che, secondo gli scienziati, è “tristemente inadeguato”.


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