San Raffaele Milano, un campus a Sesto per l’università Vita-Salute  

Scritto da il 4 luglio 2018

San Raffaele Milano, un campus a Sesto per l'università Vita-Salute

Paolo Rotelli (Fotogramma)

Pubblicato il: 05/07/2018 17:57

Non solo il San Raffaele 2, ma anche un campus hi tech, “digitalizzato e interattivo” dove traslocare l’università Vita-Salute e dar vita a un “piccolo Human Technopole”, con tanto di ‘talent garden’ per attrarre “start up originali”. Sono i piani della famiglia Rotelli per il terreno opzionato nell’ex area Falck a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. La firma definitiva per completare l’acquisto è ormai vicina, visto che oggi, giovedì 5 luglio, scadeva il tempo utile per esercitare il diritto di recesso, chiesto per poter portare a termine le necessarie verifiche.

“Stiamo disegnando e finendo di valutare com’è l’area, ma non abbiamo rilevato nessuna criticità particolare – spiega all’AdnKronos Salute Paolo Rotelli, presidente del Gruppo ospedaliero San Donato – Siamo in negoziato e non abbiamo ancora concluso. Avevamo posto alla firma un diritto di recesso di 9 mesi e lo abbiamo allungato di 2 settimane fino a oggi”. Un diritto che non è stato esercitato. “Si prende l’area e si va avanti col progetto – conferma Rotelli – Abbiamo le idee molto chiare su quello che vogliamo fare lì, anche se poi vedremo il minimo dettaglio. Ci facciamo il San Raffaele 2, per trasferire tutte le specialità di Ville Turro, struttura degli anni ’20 impossibile da ristrutturare. C’era bisogno di trovare una location bella, con molto verde” per dare una nuova casa al polo “che ha 400 posti letto”. L’area di Sesto, assicura Rotelli, “è perfetta: ci si sposta di poco, c’è verde, è molto più accessibile ed è a soli 8 minuti dal San Raffaele”.

Nei piani rientra anche l’università, oltre agli uffici del Consorzio Gsd Sistemi e Servizi, costituito da aree di diverse competenze impegnate a fornire servizi trasversali a tutto il gruppo. L’idea è dunque quella di spostare l’ateneo dalla sua storica sede in via Olgettina, dove si trova anche l’Irccs San Raffaele, a Sesto per dotarla di un maxi campus. “Questo è quello che abbiamo in mente”, sottolinea Rotelli che da una settimana è anche presidente dell’università. “In questi giorni è uscita anche la delibera che ci attribuisce per il primo anno 160 posti per gli studenti in Medicina, contro i 115 dell’anno scorso. E’ quello che si era chiesto al ministero. Lo Stato crede in noi. E noi vogliamo dare ai nostri studenti una sede che sia all’avanguardia, perché in questo momento sono un po’ sacrificati”.

Il San Raffaele, prosegue Paolo Rotelli, “dal punto di vista dell’insegnamento clinico, della didattica, è fra i migliori. Gli studenti universitari sono estremamente felici di interagire con i numeri uno in Italia. Ma si può fare ancora meglio: abbiamo deciso di rendere i nostri punti deboli dei punti di forza. Dobbiamo passare” dall’insegnamento tradizionale “a qualcosa di molto più digitalizzato e interattivo. L’idea è di andare a copiare, compatibilmente con le regole italiane, quello che fanno i campus più informatizzati e moderni d’Europa, come quello di Delft in Olanda, e quindi andremo a studiare quello che fa”.

E ancora, “puntare sull’internazionalizzazione e lo scambio di studenti; sul teaching con strumenti come la realtà virtuale e aumentata, i manichini, la simulation. Per questo ci vogliono spazi moderni con una fibra corretta, e luminosi vista l’importanza dell’effetto della luce sulle persone”. I tempi di realizzazione del progetto sono legati a quelli necessari per le bonifiche dell’area. “Noi speriamo che finiscano di bonificare in un anno e mezzo o 2. Poi vanno considerati 3 anni di costruzione”. Quindi “5 anni” in tutto per vedere la nascita del ‘tecnopolo bis’. Rotelli parla anche di un sistema di navette per collegarlo al San Raffaele, che farebbero la spola tra via Olgettina e Sesto. “L’unica cosa impossibile da trasferire è la ricerca”.

“Stiamo anche pensando di tenere uno spazio per un ‘talent garden’, un incubatore per attrarre dove c’è l’università un po’ di start up originali sulla parte sanitaria e tech. Vogliamo fare un piccolo Human Technopole”. E si auspicano anche connessioni con ‘l’originale’, con il maxi polo di ricerca che sta sorgendo nell’area che ha ospitato l’Expo di Milano. “Vicino allo Human Technopole c’è il Galeazzi e sarà facile, se tutto va bene, connettere quello che facciamo qui a quello che si fa di là”.

Per il Gruppo ospedaliero San Donato è un momento di riflessione più generale. “La trasformazione è necessaria”, ragiona Paolo Rotelli, perché “c’è una pressione sul privato che rende necessario creare ancora più efficienza. Questo ci obbliga ad arrivare a un modello in cui le decisioni si basano non solo sulla buona volontà di tutti, ma anche su un ‘benchmarking’ serio”. L’idea è quella di strutturarsi come una public company nel giro di 3 anni e “poi vedremo la situazione”.

Immaginando i possibili scenari, i punti fermi sono da un lato che “noi – precisa Rotelli – ci abbiamo sempre tenuto tanto a crescere senza indebitarci eccessivamente”, dall’altro che la gestione dovrebbe comunque rimanere in mano alla famiglia. Che opzioni potrebbero aprirsi, dunque? “Noi – annuncia – abbiamo creato una società di real estate dove conferiremo tutte le attività immobiliari sanitarie future del gruppo. E questa è una cosa che interessa molto i fondi, di investimento o sovrani, ai quali si potrebbe pensare di aprire in futuro, se ci fossero delle grandi opportunità di sviluppo e avessimo bisogno velocemente di risorse per cogliere occasioni”. Ma si potrebbe anche valutare “una quotazione”. Per ora, tiene tuttavia a ribadire, “sono solo ipotesi fra le tante”.

Insomma, “noi – chiarisce ancora il presidente del gruppo – in questo momento non ne abbiamo bisogno, però ci stiamo organizzando per qualunque eventualità. Se non facciamo niente oggi, fra 3 anni non saremo in condizione di fare niente. Se oggi invece ci prepariamo, saremo in grado di seguire qualsiasi scenario. Oggi ci stiamo mettendo nelle condizioni di essere liberi di fare qualunque cosa”. In ogni caso, conclude Rotelli, “chiunque in futuro dovessimo decidere di far entrare nel gruppo, ci entrerà in minoranza”.


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