Draghi conferma: “Tassi fermi fino all’estate 2019”  

Scritto da il 8 luglio 2018

Draghi conferma: Tassi fermi fino all'estate 2019

(Fotogramma)

Pubblicato il: 09/07/2018 15:54

“Ci aspettiamo che i tassi di interesse principali della Bce rimarranno ai livelli attuali almeno passata l’estate del 2019 e in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario affinché l’evoluzione dell’inflazione rimanga allineata con le nostre aspettative attuali di un percorso di aggiustamento sostenuto”. E’ quanto conferma il presidente della Bce Mario Draghi, in audizione davanti alla Commissione Econ del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

“Intendiamo mantenere – ribadisce Draghi – la nostra politica di reinvestire i principali pagamenti dai titoli che vengono a scadenza nell’ambito del programma di acquisto di asset per un periodo esteso di tempo, dopo la fine del nostro programma di acquisto di asset e, in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di politica monetaria espansiva”.

BANCHE, CONDIVIDERE IL RISCHIO PER RIDURLO – Nei mesi a venire, anche sulle decisioni sull’Edis (European Deposit Insurance Scheme), “non dovremmo farci zavorrare dalla distinzione tra la riduzione del rischio e la condivisione dello stesso”, anche perché, sottolinea il presidente della Bce, “la condivisione del rischio aiuta molto a ridurlo”. “Guardate – continua Draghi – alla United States Federal Deposit Insurance Corporation, che ha risolto 500 banche senza provocare instabilità finanziaria, anche perché aveva dietro il backstop, la garanzia, del governo degli Usa. Il numero corrispondente per l’Eurozona è stato inferiore di dieci volte, che è un altro motivo per il quale il settore bancario dell’Eurozona affronta ancora sfide significative. In altre parole, se la condivisione del rischio portasse a una gestione ordinata delle conseguenze sulla stabilità finanziaria derivate dalla riduzione del rischio” quest’ultima “procederebbe a un ritmo molto più alto”. “In più – prosegue – l’Edis aiuterebbe a evitare il rischio di profezie auto avverantesi e destabilizzanti, nella forma di corse agli sportelli. Ridurrebbe il rischio di frammentazione finanziaria e quindi sosterrebbe l’efficacia della politica monetaria nell’Unione economica e monetaria, contribuendo alla stabilità economica. Con il giusto quadro regolatorio, la condizione e la riduzione del rischio si rinforzano mutualmente”.

NIENTE BOLLE FINANZIARIE ALL’ORIZZONTE– La Bce non vede segnali di bolle finanziarie in formazione nell’Eurozona. “Finora non vediamo disallineamenti generali tra le varie asset class”, ha detto Draghi spiegando che per alcuni asset, come ad esempio “i prezzi degli immobili in alcune città” di alcuni Paesi o per “alcune obbligazioni ad alto rendimento”, si osservano “valutazioni un pò stiracchiate”. Si tratta, ha proseguito Draghi, di “sviluppi che monitoriamo costantemente”, ma non di indicatori di un cambiamento più generale: “Non vediamo rischi sistemici, ma rischi localizzati”, ha aggiunto. Certo, “le bolle sono molto costose”, ma questo accade “quando sono accompagnate da un’eccessiva crescita del credito”, mentre nell’Eurozona “i tassi di crescita del credito sono moderati e in linea” con l’andamento dell’economia. E alla Bce “non vediamo segnali dell’aumento dell’indebitamento che caratterizza il periodo precedente” l’esplosione delle “crisi finanziarie”, ha concluso Draghi.


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