Fascia di ulivi tra Assisi e Spoleto patrimonio Fao   

Scritto da il 8 luglio 2018

Fascia di ulivi tra Assisi e Spoleto patrimonio Fao

Pubblicato il: 09/07/2018 13:32

Una distesa verde che si estende per 9.212 ettari composta da un milione e 200mila piante di ulivi coltivati tra Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Trevi, Spello e Assisi: è la ‘Fascia olivata Assisi-Spoleto’, primo sito italiano a essere stato inserito nella lista dei Globally Important Agricultural Heritage Systems (Giahs) dalla Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione.

Il programma Giahs nasce con lo scopo di selezionare a livello planetario i paesaggi che si distinguono per la ricchezza della loro biodiversità e per essere caratterizzati da un virtuoso rapporto tra comunità umana e ambiente circostante. Attraverso il progetto, la Fao punta a tutelare le tecniche tradizionali di gestione agricola per poi utilizzarle come strumento di sviluppo sostenibile dei territori tutelati. In questo modo, la tutela del paesaggio tradizionale diventa un fattore di promozione producendo vantaggi alla popolazione locale.

“Questo riconoscimento è il frutto di una sinergia virtuosa tra pubblico e privato. Il risultato non sarebbe stato possibile senza lo sforzo di dialogo e la collaborazione tra i sei Comuni coinvolti, le realtà produttive e il know how di cui l’Umbria è ricca – spiega Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria, Agenzia della Regione Umbria per la competitività e la crescita economica regionale – . I benefici che si attendono dall’inserita all’interno dei Giahs Fao sono molteplici. Tra questi c’è l’incremento del valore economico dell’olio di oliva prodotto lungo la Fascia, la valorizzazione sociale, culturale, economica e turistica del territorio, la tutela della biodiversità dell’olivo e la conservazione e il ripristino del paesaggio a rischio vulnerabilità”.

“La decisione della Fao – aggiunge inoltre il sindaco di Trevi, coordinatore del progetto, Bernardino Sperandio – è anche un riconoscimento di caratura mondiale per le tante generazioni di agricoltori che, nei secoli, hanno impostato la produzione utilizzando unicamente le risorse naturali dei nostri luoghi e hanno saputo adattare le loro pratiche di gestione alle esigenze e peculiarità del territorio”.

L’inserimento nel programma Fao-Giahs è stato ottenuto dopo un’attenta valutazione dei tecnici dell’organizzazione internazionale su cinque parametri: biodiversità agricola, un sistema di conoscenze e tradizioni locali, un insieme di valori condivisi, il sostentamento economico della popolazione e le caratteristiche peculiari e uniche del paesaggio in esame.

“È proprio il clima a rappresentare uno dei fattori peculiari che rendono unica e straordinaria la Fascia olivata Assisi-Spoleto, serbatoio di grande biodiversità – spiega Leonardo Laureti, dottore agronomo e produttore olivicolo, che ha collaborato al dossier per la candidatura Fao -. A differenza delle regioni in cui tipicamente viene coltivato l’olivo, che sono bagnate dal mare, la nostra ha con un clima continentale”: forti escursioni termiche, inverni molto rigidi ed estati estremamente calde, e ogni trent’anni circa, una gelata.

Questi fattori, che possono sembrare negativi, sono in realtà la chiave del successo perché assicurano al prodotto finale una qualità eccellente. Inoltre, i monti della fascia pedemontana della catena preappenninica presentano un terreno calcareo che assicura agli olivi un drenaggio ideale, evitando ristagni idrici. Nel corso dei decenni la varietà di olivo tipica di questo territorio, il Moraiolo, si è adattata a queste particolari condizioni pedoclimatiche producendo un olio ricco in polifenoli con un carattere olfattivo erbaceo e spiccate note amare e piccanti, apprezzato in tutto il mondo.

L’annuncio della Fao potrebbe non essere l’unico riconoscimento mondiale per l’importanza della tutela della fascia olivata Assisi-Spoleto. Anzi, il suo inserimento nella lista dei Giahs potrebbe dare impulso a un altro ambizioso obiettivo: l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.


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