Ue: Resti, impossibile prepararsi a ‘cigno nero’, va allontanato  

Scritto da il 9 luglio 2018

Resti (Bocconi): cigno nero? non si gestisce, va allontanato

Andrea Resti, Università Bocconi

Pubblicato il: 10/07/2018 20:17

Posto che l’uscita dall’euro sarebbe “una catastrofe”, l’eventualità del cigno nero “non è anticipatamente gestibile”: qualunque preparativo in tal senso non farebbe altro che accelerarne e favorirne l’avvento. Piuttosto, si deve lavorare “con disciplina e pazienza” per “allontanare” il rischio. Per scongiurarlo. Magari spiegando bene all’opinione pubblica quello che sta accadendo, ad esempio, in Gran Bretagna con Brexit. Lo sottolinea con l’Adnkronos Andrea Resti, docente dell’Università Bocconi di Milano, evidenziando che “si sta assistendo nell’opinione pubblica europea a un progressivo abbandono di determinati valori di coesione e di solidarietà e questo effettivamente è un cambiamento che sembra interessare non solo i paesi della periferia dell’Eurozona, che si sono sentiti in qualche modo i parenti poveri dell’Unione monetaria, ma interessa anche i paesi più ricchi, i più nordici. Dunque la volontà di mettere in comune le crisi e di affrontare le crisi sembra essersi indebolita. Lo vediamo per i migranti, lo potremmo vedere anche tra qualche mese per una nuova crisi dell’eurozona”.

Inoltre, fa presente Resti, “è molto difficile pensare a un piano per preparare anticipatamente l’uscita dall’euro perché qualunque preparativo in tal senso non fa che accelerare la crisi e questo vale sia per i privati cittadini – se i privati cittadini portano denaro all’estero o lo investono in valute diverse dall’euro evidentemente indeboliscono la posizione finanziaria dell’Italia verso l’estero e rendono più probabile una crisi – ma vale anche per i governi”.

“Se i governi introducono nei titoli del debito pubblico clausole che consentano di organizzare più facilmente il consenso dei creditori rispetto ad piani di ristrutturazioni o clausole che non consentono la ridenominazione valutaria o quanto alto, non fanno altro – sottolinea il professore – che convincere il mercato che il rischio è diventato più tangibile e dunque qualunque preparativo finisce per fare crescere lo spread e aumentare il costo del servizio debito e dunque per avvicinare la crisi”.

Quindi, insiste Resti, “non sono tra quanti pensano che ci si possa preparare in maniera ordinata a un evento del genere; sarebbe una catastrofe per l’economia nazionale ed è bene continuare a spiegarlo ai cittadini e agli elettori. L’idea che ci si possa preparare all’uscita dall’euro come ci si prepara per la messa della domenica è una pia illusione e soprattutto una idea pericolosa, perché l’opinione pubblica di fronte alla complessità si spaventa e tende sempre a sposare la spiegazione più semplice e non importa se corretta”.

“Se invece che raccontarci dei bambini thailandesi tirati fuori ad uno ad uno, i telegiornali ci raccontassero di quello che sta succedendo in Gran Bretagna, forse l’opinione pubblica qualcosa potrebbe assorbire e rivedere le proprie posizioni. Quello – chiosa Resti – è veramente un esempio molto calzante di come la volontà di fare da soli e la supponenza nel pensare di poter gestire ordinatamente un elemento catastrofico li sta mettendo con le spalle al muro”.

In definitiva, per il professore il “cigno nero non è anticipatamente gestibile, si può soltanto lavorare con disciplina e pazienza per allontanarlo”.


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