Coach Ek, da irresponsabile a eroe  

Scritto da il 10 luglio 2018

Coach Ek, da irresponsabile a eroe

Pubblicato il: 11/07/2018 13:31

E’ diventato un eroe. Con il trascorrere delle ore, l’allenatore Ekkapol Chantawong – l’ultimo del gruppo dei ragazzi intrappolati nella grotta Tham Luang in Thailandia ad aver rivisto la luce – è ora lodato per essere riuscito a mantenere calmi i baby calciatori mentre la fame incombeva nell’oscurità. ‘Ek’ ha 25 anni, solo 9 in più dei più grandi della squadra dei ‘Wild Boars’, i ‘Cinghiali selvatici’, composta da ragazzi tra gli 11 e i 16 anni.

Istruito come monaco, si legge sul ‘Bangkok Post’, nei giorni scorsi il 25enne ha conquistato il popolo thailandese grazie anche a quelle lettere consegnate alle famiglie dei suo calciatori in cui porge le sue “scuse sincere” per l’incidente. Poche righe che hanno conquistato tutti. E alla fine sono stati proprio i genitori a pregarlo di non incolpare se stesso e di prendersi cura di tutti i ragazzini. L’errore c’è stato – portarli lì – ma il rimedio è stato ancor più grande.

A 10 anni Ekkapol ha perso la famiglia – prima il fratello di 7 anni, poi la madre e un anno dopo anche il padre – a causa di una malattia. Due anni più tardi è stato mandato in un monastero buddista e probabilmente, grazie a questa esperienza e alla scoperta della meditazione, è riuscito a mantenere tranquilli tutti i ragazzini: gli ha insegnato anche a come mantenere più energia possibile.

‘Coach Ek’, che per giorni ha rinunciato al cibo per darlo ai più piccoli, al punto da diventare tra i più deboli del gruppo, insieme ad altri tre della squadra – Dul, Mark e Tee – in realtà non è thailandese. E’ un apolide, un profugo birmano, uno senza diritti, che non ha un passaporto. Assistente allenatore, di lui dicono sia un “insegnante generoso e paziente disposto ad aiutare anche i bambini meno esperti”. Insieme agli altri tre ragazzi, Ek ambisce a ottenere la nazionalità thailandese perché altrimenti per lui non ci sarebbe né la possibilità di diventare un vero coach né di uscire dal Paese in caso di partite. Anche i ragazzi non potrebbero diventare calciatori professionisti perché “non hanno lo status (giusto)”.

L’UNHCR afferma che la Thailandia ospita circa 480.000 apolidi. Molti provengono da tribù montane nomadi e da altri gruppi etnici che hanno vissuto per secoli intorno a Mae Sai, cuore del ‘Triangolo d’oro’. Qualcuno spera che quanto accaduto possa portare a un cambiamento. “La questione dei ragazzi nella grotta dovrebbe dare alla Thailandia una sveglia… per garantire la nazionalità”, ha affermato Pornpen Khongkachonkiet di Amnesty International Thailand.


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