No vax condannata per procurato allarme  

Scritto da il 12 luglio 2018

No vax condannata per procurato allarme

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 13/07/2018 12:51

Una rappresentante del movimento no vax di Modena è stata condannata a pagare 400 euro di multa per procurato allarme. Si tratta della prima sentenza di questo tipo in Italia. I fatti risalgono allo scorso febbraio, quando a Modena vennero affissi numerosi manifesti che recitavano: “Non speculate sui bambini, vogliamo la verità sui danni dei vaccini – 21.658 danneggiati nel triennio 2014-2016 secondo i dati Aifa”. I cartelloni erano stati commissionati dalla no vax nell’ambito di una campagna contro i vaccini promossa dalle associazioni ‘Riprendiamoci il pianeta-Movimento di resistenza umana’ e ‘Genitori del No Emilia-Romagna’.

I dati riportati sui manifesti, e attribuiti all’Agenzia Italiana del Farmaco, tuttavia non erano corretti. A segnalarlo era stata l’Ausl di Modena, che aveva diramato una comunicazione – e successivamente presentato un esposto – per denunciare che quei numeri non si riferivano ai bambini che avevano subito danni dai vaccini, ma al totale delle segnalazioni sospette. “Si tratta di contenuti ampiamente dimostrati falsi e artefatti, la cui diffusione rappresenta un pericolo per la salute delle nostre comunità”, aveva sottolineato l’Ausl.

I no vax, a quel punto, avevano ammesso l’errore tramite un post sul web, firmato dalla donna, che diceva: “Preso atto dell’errore e segnalato pubblicamente, siamo ricorsi subito al riparo; in giornata o comunque a breve, i cartelloni saranno corretti e un nuovo comunicato stampa sarà inviato. Lo stiamo facendo con la maggiore tempestività e pubblicità che ci sia possibile, sapendo bene di non essere esenti da possibilità di errore, ma con la certezza più assoluta di essere esenti da mistificazione e propaganda”.

Ma per il gip di Modena, Paola Losavio, che ha emesso il decreto di condanna, il reato di procurato allarme era già stato commesso. La sentenza è comunque impugnabile, tuttavia sul web c’è già chi la definisce “un punto fermo”, “le bufale non sono più gratis”. “Questa sentenza rappresenta un’affermazione importante, perché un’autorità giudiziaria ha riconosciuto che la critica non legittima la falsificazione di dati di realtà – sottolinea il professor Vittorio Manes, che aveva presentato l’esposto per conto dell’Ausl di Modena – specie quando questo genera allarme nei cittadini, condizionando in modo distorto la consapevolezza collettiva su problemi delicati come quelli delle vaccinazioni e della loro utilità per la salute pubblica”.


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