Tempo di addio al pannolino, ma l’80% ritarda  

Scritto da il 20 luglio 2018

Tempo di addio al pannolino, ma l'80% ritarda

BAMBINO NEONATO CON PANNOLINO

Pubblicato il: 21/07/2018 13:44

Bimbetti che chiacchierano e mangiano già da soli, con imbottiture sospette sul didietro: “L’estate è il periodo ideale per togliere il pannolino: si è liberi dai vestiti ed eventuali pipì che sfuggono fanno meno danni. Il problema è che l’80% dei genitori rinvia questa operazione, che in alcuni casi è piuttosto impegnativa, ma che dovrebbe essere eseguita dopo il secondo anno di vita. Mentre oggi vediamo bimbi ben più grandicelli ancora col pannolino”. Parola del pediatra Italo Farnetani, professore ordinario alla Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta, che calcola come “per 250 mila bimbi questa estate è arrivato il momento ideale per togliere il pannolino. Ed evitare così tutti quei problemi della pelle legati al caldo e ben noti alle mamme”.

“Non è una questione di marca o qualità: l’urina esce a 37 gradi, sigillata in un microambiente umido che, con il caldo esterno, può danneggiare l’epidermide delicata dei bambini: l’eritema da pannolino è infatti una vera e propria ustione”, spiega l’esperto. Ma né il costo, né lo spettro di eritemi e arrossamenti spesso bastano a convincere mamme (e papà) a iniziare l’operazione vasino.

“E’ vero, oggi solo il 20% dei genitori toglie il pannolino al momento giusto, ovvero dopo i 24 mesi per le femmine e dopo i 26 per i maschi. L’80% ritarda anche di parecchio, e il 10% addirittura lo fa dopo i 3 anni”, testimonia Farnetani, che stima in 15 milioni di euro l’anno i costi complessivi per le famiglie che ritardano l’operazione, “calcolando che un pannolino costa 26 centesimi e che per ogni bambino se ne usano 6 al giorno”.

Ma perché allora si finisce per rinviare questa tappa della crescita del bambino? “La verità è che non si tratta di un meccanismo immediato: è un’operazione che può essere lunga e costellata di incidenti, letti bagnati e lavatrici da fare. Il bambino si deve abituare alla novità, e qualcuno è più difficile di altri, ma più si tarda peggio è. Questo perché fino ai 2 anni prevale il periodo senso-motorio (se il bimbo sente freddo si avvicina al termosifone), mentre da 2 a 5 anni scatta il periodo pre-operatorio, in cui il bambino ricorda ciò che ha fatto e lo replica. Se lo si lascia troppo a lungo con il pannolino – assicura Farnetani – sarà più difficile convincerlo poi che è arrivato il momento di usare il vasino o il water”.

Come fare allora per semplificare l’addio al pannolino? “E’ importante evitare alcuni errori: molti mettono il bimbo sul vasino troppo a lungo, magari circondandolo di giocattoli, ma così diventa un gioco e il piccolo non lo collegherà con i bisognini. E’ bene aspettare fino a quando il bambino non si accuccia o dà segno di dover fare la pipì. Teniamo inoltre il bimbo vestito leggero, in modo da poterlo cambiare spesso in caso di ‘incidenti’, e non colpevolizziamolo se qualche volta segnala in ritardo il bisogno di andare in bagno”. Un salvamaterasso assorbente è un valido aiuto. Infine un errore gravissimo, da non fare mai, è quello di “tornare indietro: se è iniziata l’operazione vasino, i pannolini devono sparire”, raccomanda Farnetani.

“E’ vero, l‘estate è il momento ideale per togliere il pannolino: non c’è freddo e i bimbi possono girare nudi in casa o solo con le mutandine, mentre prendono confidenza con il vasino. Spesso però molti genitori oggi rinviano questa operazione, così troviamo bimbi con il pannolino anche a 3 anni: all’origine c’è un meccanismo simile a quello che scatta nel mettere in mano al piccolo un tablet per tenerlo buono. Si tratta di un escamotage per evitare, o rinviare, la fatica e l’impegno necessari in questa fase. Ma un genitore deve accompagnare, educare e controllare, altrimenti, come la dipendenza da tablet, scatta quella da pannolino”. Lo spiega all’Adnkronos Salute la psicologa, psicopedagogista e psicoterapeuta Maria Rita Parsi.

“Oltretutto più si aspetta, più è difficile abituare il bambino al vasino”, dice la psicoterapeuta, condividendo il parere del pediatra Italo Farnetani. “L’età ideale è proprio quella indicata dal pediatra, ovvero dopo i 24 mesi per le bimbe e i 26 per i maschi. Bisogna sottolineare che quella del controllo degli sfinteri è una fase importantissima della vita di una bambino – aggiunge Parsi – Dopo la fase orale, il latte diventa materia che si può dare, in un certo senso ‘donare’, o trattenere. Il momento di togliere il pannolino non è una stupidaggine o una banalità, ma un modo per permettere al bimbo di controllare il proprio corpo. Non togliere il pannolino al momento giusto non mette il piccolo in una condizione di autonomia”. E 3 anni sono troppi per portare il pannolino.

“A tre anni può essere difficilissimo separarsi dalla propria cacca, così in alcuni casi scatta la stipsi“, continua Parsi, che al tema ha dedicato un libro: ‘L’isola delle cacche‘ (Coccole Books), in cui racconta un percorso inventato con un piccolo paziente che non riusciva proprio a liberarsi. “Il problema per lui era dove andasse a finire il vortice dentro il water. Così ho pensato a un viaggio verso l’isola delle cacche, un posto sicuro che ‘custodisce’ quelle di tutti, adulti e bambini, raggiunto attraverso il fiume di pipì”.

Un’esperienza, anche letteraria, “che mostra come i bimbi si interroghino su queste cose. E’ importante che siano tranquillizzati, educati e seguiti“. Insomma, togliere il pannolino “può essere impegnativo per mamma e papà, ma è molto importante per la crescita del bambino. Il mio consiglio è di approfittare dell’estate” per aiutarlo a diventare più autonomo.


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