Caporalato: Inail Puglia, da primi risultati si configura infortunio in itinere  

Scritto da il 7 agosto 2018

Inail Puglia, a Foggia da primi risultati si configura infortunio in itinere

Pubblicato il: 08/08/2018 19:30

“Dalle prime risultanze, ma il condizionale è d’obbligo, sembrerebbe che ci troviamo nell’ambito di un infortunio in itinere, occorso a questi lavoratori mentre facevano ritorno dal lavoro dei campi nel foggiano alle loro povere dimore: sulla base degli elementi finora acquisiti, e in attesa di conferma, si può ragionevolmente ritenere che si tratta di infortuni in itinere, pertanto riconosciuti e tutelati dall’Inail. Il problema sarà capire, in una seconda fase, a chi andranno le spettanze, dato che di questi lavoratori morti non sappiamo nulla”. Ad affermarlo, a Labitalia, è Giuseppe Gigante, direttore regionale vicario dell’Inail Puglia, di rientro da Foggia, dove da stamattina ha partecipato a una serie di incontri con tutti i soggetti coinvolti negli accertamenti sugli incidenti in cui hanno perso la vita i braccianti agricoli.

Gigante coordina il team work che si è costituito per lo svolgimento delle attività istituzionali, “una modalità operativa che ci siamo dati – ricorda – da quando ci fu quel terribile incidente ferroviario qui in Puglia, e anche stavolta, quindi, abbiamo assunto la regia delle operazioni”.

“Questo – avverte – è un caso molto particolare: due incidenti con infortuni distinti, in cui alcune persone sono decedute, altre sono rimaste ferite. Ancora non sono state identificate tutte le vittime del secondo incidente, quindi le difficoltà operative come Inail sono enormi: una situazione mai capitata”.

“Una volta che ci saranno tutti i riconoscimenti di identità – spiega Giuseppe Gigante- da parte delle autorità competenti, definiremo l’istruttoria come Inail. In una prima fase, per noi più semplice, ci sarà la parte amministrativa, in cui si riconosce un evento come eventuale infortunio sul lavoro, cui fa seguito l’accertamento sanitario, quello in cui si certifica che la causa del decesso è legata all’attività lavorativa”.

“In questo caso, vi sono tutti i presupposti – ribadisce – per entrambi gli aspetti: i lavoratori non sono morti di raffreddore, ma incastrati nelle lamiere di un furgoncino a bordo del quale stavano facendo ritorno dai campi alle baraccopoli in cui vivono in condizioni indigenti. Ovviamente, le prove le avremo quando saranno terminati gli accertamenti”.

“La seconda fase, molto più complicata, è quella – prosegue – che definiamo di ‘vivenza a carico’. Normalmente, quando un lavoratore muore, le spettanze vengono erogate alla famiglia. Ma in questo caso non sappiamo nulla di queste persone. Per questo, dobbiamo coinvolgere ambasciate, consolati, ma anche assistenti sociali, mediatori culturali, sindacati, onlus: insomma, tutti coloro che possono fornire informazioni utili. E sarà un lavoro complicatissimo: ho chiesto al prefetto tutta l’assistenza”.

“Le spettanze vengono erogate, in caso di morte, solo se – chiarisce il direttore regionale vicario dell’Inail Puglia – c’è un avente diritto”. Mentre il fatto che un lavoratore sia irregolare non cambia la procedura: “L’Inail – sottolinea Giuseppe Gigante – applica il cosiddetto principio di automaticità: per il semplice fatto che una persona stia lavorando, ancorché in nero, nel momento in cui è vittima di un evento che si configura quale infortunio sul lavoro, ha diritto a tutte le spettanze. Anche se nessuno ha mai versato contributi. Sarà poi l’Inail a rivalersi verso l’impresa per i premi non versati; non solo, ma anche a verificare il rispetto delle norme di sicurezza”.

Quanto ai tempi, per una regione che vanta una media sotto i 30 giorni per le prime erogazioni, dice con orgoglio, “non si possono in questo caso fare previsioni proprio per le difficoltà operative”.

“Una situazione molto complicata: ho richiamato dalle ferie tutti gli ispettori e tutti hanno dato la massima collaborazione. E’ molto difficile, ma dobbiamo provarci”, conclude.


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