“Così in Calabria abbiamo sconfitto il caporalato” 

Scritto da il 8 agosto 2018

Così in Calabria abbiamo sconfitto il caporalato

Pubblicato il: 09/08/2018 14:11

Dopo le cronache recenti che hanno dato conto di 16 uomini, sfruttati per meno di 2 euro l’ora, rimasti vittime in Puglia della strada ma ancor prima di condizioni di lavoro disumane, dopo le critiche e le accuse, le proposte della politica e le polemiche conseguenti, c’è chi il caporalato lo ha sconfitto per davvero. E lo racconta all’AdnKronos. E’ Vincenzo Linarello, presidente di Goel – Gruppo Cooperativo, che da anni combatte sul territorio calabrese la ‘ndrangheta con una ricetta fatta di offerte di lavoro e opportunità. Di risposte spiazzanti, come le ‘Feste della Ripartenza’, che vengono organizzate ogniqualvolta una azienda subisce un attentato.

“La questione del caporalato ci sta molto a cuore perché con Goel Bio (28 le aziende certificate biologiche, che producono agrumi per oltre 10mila tonnellate l’anno, oltre olio di oliva e altri prodotti bio) abbiamo trovato una soluzione. L’impostazione limitante della normativa esistente è pensare che la legge sul caporalato possa affrontare il problema solo andando ad agire sull’ultimo miglio, cioè sul rapporto tra azienda agricola e operaio sfruttato. Spesso è tutta la filiera che alla fine produce il caporalato e la schiavitù nei campi” spiega Linarello. “Quando, in un territorio come il nostro, al piccolo agricoltore locale vengono corrisposti cinque centesimi al chilo come prezzo di conferimento delle arance, questo automaticamente induce allo sfruttamento e al lavoro nero nei campi. Perché, a quel punto, l’agricoltore ha due possibilità: o chiude e vende tutto, oppure in qualche modo cerca di stare in piedi scaricando il costo dello sfruttamento subito anche sul lavoratore”.

“Allora, quello che dobbiamo dirci con grande chiarezza è che lo sfruttamento e il caporalato vanno combattuti a livello di tutta la filiera. Perché prima dell’azienda agricola locale – precisa Linarello – c’è il grossista locale che strozza il piccolo produttore, perché prima ancora c’è l’intermediario, poi la gdo che impone prezzi di conferimento dei prodotti agricoli da strozzinaggio”. E non basta certo la dichiarazione di lavoro legale che la gdo richiede al produttore “per giustificare un prezzo di conferimento che già, matematicamente, si sa che regge solo sullo sfruttamento del lavoro all’origine”.

“Noi, come Goel Bio, questa problematica l’abbiamo affrontata in modo molto efficace” precisa il presidente di Goel. “Da un lato, dando alle aziende agricole il giusto prezzo, e dall’altro inserendo un sistema di controllo del lavoro legale sui campi molto stringente. Abbiamo eliminato il più possibile gli intermediari commerciali; abbiamo efficientato la filiera e siamo arrivati a corrispondere alle aziende agricole nostre associate un prezzo di conferimento all’origine, per l’arancia per esempio, di 40 centesimi al chilo, che è otto volte cinque centesimi”, racconta il presidente di Goel. Ecco allora che il produttore agricolo non sfrutta più il lavoratore. E non perché se viene trovato sui suoi campi un lavoratore in nero è costretto, da contratto, a pagare 10mila euro di multa e viene deferito all’ispettorato del lavoro, ma perché, semplicemente, non gli conviene.


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