Cos’è il glifosato  

Scritto da il 10 agosto 2018

Cos'è il glifosato

(Fotogramma)

Pubblicato il: 11/08/2018 10:33

Glifosato sotto accusa negli Usa. Un tribunale di San Francisco ha infatti condannato la Monsanto a un maxi risarcimento dopo che un giardiniere si è ammalato di cancro: per i giudici, il linfoma non-Hodgkin dell’uomo è stato almeno in parte dovuto all’uso del Roundup, diserbante a base di glifosato prodotto della multinazionale che il giardiniere usava regolarmente sui campi. Ma cos’è esattamente il glifosato? Ed è davvero cancerogeno? A rispondere è l’Airc, l’Associazione Italiana per la ricerca sul cancro.

COS’E’? – Il glifosato è un erbicida introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Ha avuto una grande diffusione perché alcune coltivazioni geneticamente modificate sono in grado di resistergli: distribuendo il glisofato sui campi – spiega l’Airc – si elimina ogni erbaccia o pianta tranne quella resistente che si desidera coltivare. Si aumenta così la resa per ettaro e si riduce l’impegno per l’agricoltore. Per la sua bassa tossicità rispetto agli erbicidi usati all’epoca è stato da subito molto usato anche in ambienti urbani per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti. È attualmente l’erbicida più usato al mondo anche per la caratteristica di rimanere negli strati superficiali del terreno e di essere degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo. Il brevetto della Monsanto, continua l’Associazione, è scaduto nel 2001 e da allora il glifosato è prodotto da un gran numero di aziende.

IL GLIFOSATO E’ CANCEROGENO? – Dopo attenta analisi delle prove disponibili, lo IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione ha classificato il glifosato nel gruppo 2 A, tra i “probabili cancerogeni”. Nella stessa categoria, spiega l’Airc, sono presenti sostanze come il DDT e gli steroidi anabolizzanti, ma anche le emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, le carni rosse, le bevande bevute molto calde e le emissioni prodotte dal fuoco dei camini domestici alimentati a legna o con biomasse. In pratica si tratta di sostanze per cui ci sono prove limitate di cancerogenicità nell’uomo, ma dimostrazioni più significative nei test con gli animali.

In particolare, sottolinea l’Airc, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un possibile, lieve aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza, mentre gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo.

EFSA, OMS e FAO, spiega ancora l’Associazione, hanno espresso giudizi più rassicuranti, ma hanno previsto comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate.

A livello nazionale si osservano decisioni che vanno dal divieto di vendita ai privati per uso casalingo (Olanda) fino al divieto di commercializzazione della combinazione del glifosato con ammina di sego polietossilata (Italia) che potrebbe essere all’origine dei problemi di tossicità per l’uomo.

COME RIDURRE IL RISCHIO? – Anche se il giudizio sulla potenziale pericolosità è incerto, spiega l’Airc, numerosi Paesi hanno da tempo adottato misure precauzionali per ridurre l’uso inappropriato dei prodotti contenenti glifosato. In Olanda, per esempio, la vendita ai privati per uso casalingo è stata vietata nel 2014, mentre le vendite in ambito professionale non hanno subito limitazioni. In Francia il ministro dell’Ecologia ha chiesto nel 2015 a vivai e negozi di giardinaggio di non esporre il glifosato sugli scaffali accessibili al pubblico, che rimane però in libera vendita.

In Italia, continua l’Associazione, un decreto del ministero della Salute ha stabilito nell’estate del 2016 che il diserbante non si potrà più usare nelle aree “frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bimbi, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie”. Un altro decreto del ministero della Salute ha poi stabilito che i prodotti che contengono ammina di sego polietossilata accoppiata al glifosato – una combinazione che secondo il rapporto dell’EFSA potrebbe essere responsabile degli effetti tossici sull’uomo – fossero ritirati dal commercio nel novembre del 2016, e che il loro impiego da parte dell’utilizzatore finale fosse vietato dalla fine di febbraio del 2017.

In sostanza, conclude l’Airc, il caso del glifosato rappresenta, al momento attuale, un buon esempio di sospetta cancerogenicità non sufficientemente dimostrata, nei confronti della quale le istituzioni hanno deciso di mettere in atto il principio di precauzione: non vietarne del tutto l’uso (mossa che potrebbe avere effetti negativi sulla produzione agricola) ma istituire limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.


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