Lavoro: stress da iperconnessione? Occhio a ‘sindrome burnout’  

Scritto da il 12 agosto 2018

Stress da iperconnessione? Occhio alla 'sindrome burnout'

Pubblicato il: 13/08/2018 13:53

Il crescente impatto delle tecnologie più avanzate sta influenzando i moderni ecosistemi lavorativi: secondo quanto riportato dall’Hays Journal, i manager aziendali devono prestare particolare attenzione al corretto equilibrio tra vita lavorativa e sfera privata dei propri collaboratori se vogliono evitare che la crescente epidemia di ‘burnout’ (sindrome di esaurimento emotivo) si espanda a macchia d’olio.

Grazie alla tecnologia sempre più presente nella quotidianità, negli ultimi anni gli ambienti di lavoro sono diventati flessibili: i dipendenti, infatti, possono lavorare ovunque e in orari che, fino a poco fa, erano considerati come non centrali o poco produttivi. Tuttavia, la cultura del perennemente connesso e sempre raggiungibile ha sviluppato in alcuni professionisti una costante sensazione di stress, dovuta alla continua lotta per ritagliare dalle ore di lavoro i propri spazi.

“Le aziende hanno approfittato degli ultimi ritrovati tecnologici, offrendo ai propri dipendenti modalità di lavoro più smart e flessibili – afferma Carlos Manuel Soave, Managing Director di Hays Italia – e i professionisti hanno accolto questa nuova opportunità con grande slancio ed entusiasmo. C’è però – avverte – un rovescio della medaglia: con device sempre online e una reperibilità spalmata sull’arco dell’intera giornata, è cresciuto notevolmente il volume di chi soffre o ha sofferto di vere e proprie crisi burnout: una parola di origine anglosassone sinonimo di esaurimento o crollo che indica chiaramente una condizione di eccessivo stress”.

Secondo una ricerca condotta da Willis Towers Watson, il 42% dei professionisti intervistati dichiara di aver sofferto di un forte stress o di problemi di salute mentale, e ben 1 su 3 incolpa il lavoro di avere un impatto negativo sul proprio equilibrio mentale. Il motivo per cui ben il 41% non ne ha fatto parola con nessuno in ufficio è per il timore di veder compromesse le proprie possibilità di fare carriera. Infine, il 38% non ne parla perché ritiene che colleghi e superiori non sarebbero in grado di capire.

Ma quali sono i sintomi più comuni della sindrome burnout? Eccoli elencati nell’ultimo nell’Hays Journal: eccesso di cinismo al lavoro; scarsa energia e insufficiente produttività; mancanza di soddisfazione una volta raggiungenti gli obiettivi prefissati; svogliatezza; cambiamento nelle abitudini del sonno o nell’appetito; mal di testa, mal di schiena o altri dolori fisici.

Gli esperti Hays hanno inoltre stilato una serie di suggerimenti e idee che i manager dovrebbero seguire per scongiurare o contrastare l’insorgere della sindrome burnout. Eccoli, punto per punto.

– Qualità vs quantità: rendere consapevoli i propri collaboratori che i migliori risultati non dipendono dalla quantità di ore lavorate ma dall’impegno profuso. Il presenzialismo fisico (o virtuale) è il più delle volte superfluo.

– Valutare gli straordinari: se le ore di lavoro straordinarie sono anormalmente alte, è forse giunto il momento di assumere un nuovo professionista, alleggerendo così il team.

– Meritato riposo: è bene assicurarsi che i professionisti che lavorano in modalità flessibile si prendano il loro periodo di ferie per ricaricarsi.

– Rivedere la cultura aziendale: al primo posto dovrebbero esserci sempre il benessere dei dipendenti, compresa la loro salute mentale e fisica.

– Policy no-mail: per scongiurare una crisi dovuta all’eccessivo stress, è altamente consigliata una policy ‘no mail’ al di fuori degli orari di lavoro standard. Ad esempio, una nota casa automobilistica tedesca ha impostato i propri server in modo da inibire l’invio dei messaggi di posta elettronica dei dipendenti fuori dell’orario di lavoro. In Francia, invece, i lavoratori hanno il diritto di ‘scollegarsi’: le aziende con più di 50 dipendenti sono tenute a stendere un documento che indichi le ore in cui il personale non dovrebbe inviare o rispondere a messaggi di posta elettronica.

– Porre dei confini: assicurarsi che chi lavora in modalità flessibile, imposti chiaramente in quali orari non sarà disponibile.

– Individuare i sintomi: un buon capo deve sapere aiutare i propri collaboratore, individuando per primo i segni di stress o di burnout nei vari team di lavoro.

– Accesso al supporto: avere ben chiari quali sono i programmi di assistenza e i servizi di supporto disponibili per i dipendenti che stanno attraversando una crisi o un esaurimento è fondamentale per garantire un aiuto efficace in caso di necessità.


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